D Smoke, vincitore del talent Rhythm + Flow, esordisce con Black Habits, in cui mostra di avere le carte in regola per una buona carriera musicale.

L’hip hop è in strada e dorme sul cemento”. La citazione è dal brano Sangue del romano MezzoSangue, uno dei rapper più interessanti della nuova generazione. L’hip hop è, per definizione, una cultura di strada e dalla strada vengono i suoi esponenti. C’è però chi vanta un background del tutto atipico. Laureato, ex professore di spagnolo e teoria della musica, vincitore di un talent show: stiamo parlando di D Smoke, 34enne rapper americano che sta facendo parlare di sé con l’album di debutto Black Habits.

Rilasciato lo scorso 7 febbraio dalla Empire in collaborazione con la WoodWorks Records, il disco segue l’EP Inglewood High, atto d’amore dell’artista per la città natale. Dicevamo del background particolare del ragazzo. Daniel Anthony Farris (il suo vero nome) è cresciuto in mezzo alle note: la madre, cantante professionista nonché istruttrice di pianoforte, ha trasmesso l’amore per la musica alla prole, tanto che i suoi tre figli sono tutti impegnati nel settore. SiR e Davion Farris, fratelli di Daniel, sono tra gli ospiti dell’album in questione: esattamente, SiR nei brani Lights On e Closer To God e Davion in Fly. Black Habits, insomma, si presenta come un affare di famiglia.

D Smoke, come detto, arriva dal successo nella prima stagione di Rhythm + Flow, una sorta di X Factor tutto dedicato all’hip hop. Alle audizioni di Los Angeles riesce a stupire nientemeno che Snoop Dogg, californiano come lui. Proprio Snoop compare in Gaspar Yanga, traccia numero 4 (peraltro non trascendentale) di Black Habits che narra la storia del primo schiavo africano che riuscì a liberare i compagni dal giogo spagnolo: una riedizione, in epoca cinquecentesca e di ambientazione messicana, dello scontro fra Davide e Golia.

D Smoke, che ha alle spalle anche una collaborazione con The Game (nel brano Cross On Jesus Back, tratto da Born 2 Rap dello scorso anno), riesce nell’impresa di non sfigurare al fianco di artisti più affermati di lui. Merito principalmente della sua capacità di scrittura, grazie alla quale riesce a sfornare testi tanto ‘stradaioli’ ed espliciti quanto più profondi e mistici.

Alla prima categoria possiamo ascrivere le liriche di brani come Lights On (il cui videoclip vede il cameo di Danny Trejo, attore-feticcio di Robert Rodriguez) e Bullies: in quest’ultimo pezzo, e soprattutto nella prima strofa, per quel flow così convulso, non sembra così blasfemo il paragone con Kendrick Lamar. Il pezzo eponimo Black Habits I e gli esercizi R’n’B Fly e Seasons Pass, in tema di profondità, mostrano che D è quel che si dice un’ottima penna.

A livello musicale, però, le antenne si drizzano soprattutto per brani come Fallin’ e Free, probabilmente i migliori della ricca (anche troppo) tracklist. In Fallin’ D Smoke canta l’amore fisico su una base notturno-psichedelica, che evoca certe atmosfere alla J Dilla. La base eterea di Free accompagna invece una struggente storia di sofferenza legata al cancro.

In definitiva, questo Black Habits si presenta come un onesto disco di genere. Ben confezionato, con un pugno di ospiti di prestigio (oltre al già citato Snoop Dogg, da segnalare i featuring di Jill Scott e Ari Lennox, rispettivamente in Sunkissed Child e Real Body) e dal livello qualitativo non comune per un esordiente assoluto o quasi. A trovare un difetto, però, va detto che 15 brani (non contando l’intro parlato) sono probabilmente troppi: una pecca che, peraltro, si potrebbe riscontrare in decine e decine di dischi rap.

Non c’è nulla che non vada, a dire la verità, ma c’è troppo poco per far saltare dalla sedia gli ascoltatori più esigenti. Per ora, comunque, possiamo anche dirlo: buona la prima, D. Bravo MC, capace di rappare con uguale naturalezza tanto nella sua lingua quanto in spagnolo, bravo performer e anche bravo pianista, come si è visto nel talent in cui si è laureato vincitore (andatevi a ripescare i filmati su YouTube). Nuovo Kendrick Lamar?

È ancora troppo presto per dirlo. Come stile, D Smoke sembra ricordare più Lupe Fiasco. In attesa della prossima prova. O del prossimo paragone, chissà quanto calzante.

 

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