Il frontman degli U2, Bono Vox, ha rilasciato una lista di canzoni che gli hanno salvato la vita, tra le quali figura Black Skinhead di Kanye West.

Sappiamo tutti come il rap sia un genere che storicamente si nutre di culture e influenze diverse dalla propria, per poi assorbirle: è forse l’unico genere al quale dare un’identità precisa risulta un’impresa ardua, nonostante in tanti ci abbiano provato (ma con poco successo). Il rap è un genere camaleontico, che più di ogni altro riflette il tempo in cui vive, cambiando pelle a seconda dell’habitat in cui pianta le sue radici. E non è detto che le sue nuove forme debbano per forza piacere a tutti.

Ne sa qualcosa Kanye West, che tra uno scivolone mediatico e l’altro, è sempre stato la punta di diamante a supporto di questa tesi: in poco più di vent’anni Yeezus è stato in grado di ridefinire il genere, iniziando come produttore, sviluppandosi come artista e culminando come uno dei geni creativi più influenti della nostra epoca. Nel suo brillante percorso un album significativo è stato sicuramente Graduation, che gli ha letteralmente permesso di accedere all’Olimpo dei più grandi dopo i due classici album d’esordio.

In quel disco Kanye aveva affermato la volontà di rinnovarsi liricamente, per far sì che gli ascoltatori potessero ricevere chiaramente il suo messaggio senza perdersi nel mare di metafore e riferimenti cui li aveva abituati in precedenza. Parte del merito di questo cambiamento fu attribuito dallo stesso Ye a gruppi come gli U2 ed i Coldplay, le cui performance live crearono in lui l’urgenza di raggiungere quel tipo di pubblico e quel tipo di status, che va ben oltre lo studio di registrazione e la nicchia di genere.

Tredici anni dopo sembra che i ruoli si siano invertiti: gli U2 sono ormai in fase discendente dopo una carriera ineccepibile e Kanye West ha ormai perso il conto dei traguardi ottenuti. Un cambiamento dovuto al trascorrere del tempo, che ha trovato proprio ieri una testimonianza importante nella lista stilata da Bono Vox delle “songs that saved my life”. Al terzo posto di questa lista (nella quale figurano altri nomi della black culture come Jay-Z, Kendrick Lamar, i Fugees e Beyoncè) è presente proprio Kanye West, con la sua Black Skinhead contenuta in Yeezus.

Queste le parole di Bono riguardo Kanye West:

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Sembrerà una casualità, forse una banalità, ma questa playlist attribuisce un significato davvero importante alla causa di artisti come Kanye, che ha messo tutto in gioco pur di cambiare le regole del gioco al quale partecipava.

E la riconoscenza che oggi ne deriva, dal semplice fan a colleghi più navigati di lui, non è altro che il coronamento di questo lungo e tortuoso processo.

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