Vi presentiamo Albert, giovane rivelazione della scena milanese, da poco fuori con il suo nuovo album CasaMia.

Classe novantasette, milanese, look casual, tatuaggi sparsi per il corpo, viso glabro. Leonardo Benedettini, in arte Albert, non rientra nello stereotipo classico del rapper. Che poi in realtà, come abbiamo convenuto nel corso dell’intervista, ad oggi — forse — non ha più tanto senso interrogarsi circa la definizione di rap. Non tanto una cultura, quanto più un medium espressivo. Un’utile valvola di sfogo per comunicare agli ascoltatori un’idea, un’emozione o trasmettere un particolare stato d’animo. Cresciuto tra Eminem, 50 Cent e Fabri Fibra, è probabilmente l’ex componente degli Uomini di mare ad averlo influenzato maggiormente dal punto di vista artistico e personale (come molti di noi, del resto).

Ascoltatore molto selettivo, nella sua playlist troviamo veramente di tutto. Si passa da Galeffi a Frah Quintale, passando per Childish Gambino ed i Negrita. In testa il desiderio di realizzare, un domani, il featuring dei propri sogni assieme a De Gregori, Ernia, Willie Peyote o Mattak. Ebbene, risulta immediatamente evidente il sopraffino gusto stilistico di Albert. Dopotutto, la prima regola per realizzare musica di qualità è ascoltarne relativamente tanta altra.

La perdita del padre all’età di sedici anni lo porta a dedicarsi anima e corpo alla musica. Di lì a poco la formazione di una solida fanbase, tra cui si inserisce il sottoscritto, che vede in Albert una delle migliori penne emergenti della penisola. Il suo obiettivo dichiarato? Far sì che i propri ascoltatori vengano influenzati dalla musica, sia rivedendosi nei brani sia tentando — a loro volta — di mettersi in gioco.

Per quanto mi riguarda, conobbi l’artista milanese ormai due anni fa. Ciò che subito mi incuriosì di lui fu la sua fame e la volontà di dimostrare a tutti le proprie capacità. Continuamente interessato alla sfida: non tanto contro gli altri, bensì verso sé stesso. Non posso che convenire a riguardo, ritenendo infatti che la musica costituisca un graduale percorso di conoscenza; ossia una progressiva costruzione di un’identità personale. L’importante non è vincere la guerra, ma la battaglia. O meglio, citando lo stesso Albert: “non importa dove arrivi, conta se rimani in piedi” (frase contenuta in Orme, ndr).

“Salta, l’ultima fermata che mi manca
Solo come sono non mi cambia
Vincere la guerra o la battaglia”

(Zafferano)

L’esordio musicale risale al duemila e quindici, con La Dose e Prosa alla ribalta (entrambi lavori disponibili sul suo canale YouTube). Poi Alter Ego: il primo album indipendente scritto — e registrato — nell’arco di due mesi. La cover riadattata di Bocca di Rosa vale la chiamata in major. La Warner infatti lo contatta, e a soli diciannove anni Albert firma il suo primo contratto discografico. Punto d’arrivo? Assolutamente no. Nel 2018 esce Orme EP, contenente sette tracce di eccelsa qualità eufonica.

Poi, verso Febbraio duemila e diciannove, la decisione definitiva: uscire dalla major per lanciarsi nel mondo dell’indipendenza. Il motivo? Incompatibilità lavorativa, un diverso modo di vivere la musica. Ma non è importante saperlo ai nostri fini. Ciò che conta è che un anno dopo esatto pubblica il suo secondo album da indipendente, intitolato CasaMia.

Probabilmente il manifesto artistico di Albert, CasaMia sintetizza — e contiene — un vissuto antecedente all’entrata in Warner.

Realtà polimorfe, CasaMia non è facilmente inquadrabile all’interno di un genere musicale ben definito. Lasciando da parte la tendenza — cento per cento italica — di categorizzare, mi permetterei di definire l’album come musica (nel vero senso della parola e con la famosa “emme maiuscola”). Albert crea un sottogenere tutto suo, a metà tra il rap, il cantautorato ed il pop. Una rivisitazione di Jovanotti in chiave moderna, volendo azzardare un termine di paragone.

Il brano che probabilmente meglio sintetizza l’intero progetto è Zafferano, mentre Dormi un valevole biglietto di presentazione per quanti non lo conoscano. A gusto personale, mi permetto di consigliare anche l’ascolto di Ciobar, Sessantotto, Rime di te e Comodamente — queste ultime due contenenti i featuring con Sorcho ed Irbis37: rispettivamente il socio storico e l’astro nascente della scena meneghina —.

“Siamo la moda per i balordi
So come impormi lasciami esporre
Come io credo sia giusto per me”

(Dormi)

Il punto forte dell’album è decisamente l’ottimo lavoro di produzione, affidato quasi interamente ad Amman, benché Magliette lavate e Comodamente vantino l’una l’operato di Ferdi, mentre l’altra di Logos e dNoise, entrambi colleghi del sopracitato Irbis37.

Un attento ascoltatore avvertirà immediatamente la presenza di pianoforti, sax, bassi, chitarre e batterie; insomma tanti strumenti musicali e pochi sintetizzatori. Inoltre, altra peculiarità dell’album è sicuramente la sua versatilità: prodotto congeniale ad un qualsiasi target d’età.

Musica di livello, elitaria e con contenuti validi. CasaMia era ciò che serviva ad un panorama artistico come quello nostrano, troppo spesso caratterizzato da eccessiva inflazione — ed inquinamento — acustico. É l’arte a parlare; il pensiero tradottosi in note ed atmosfere gioiose.

Il gradimento da parte del pubblico è saltato subito all’occhio: a conferma di ciò gli omogenei numeri realizzati su Spotify benché, è Albert stesso a dirmelo, causa l’attuale situazione di stallo, ci si aspettava probabilmente qualche ascolto in più. Il Coronavirus ha annullato il tour in programma questa estate. Ma l’artista rassicura i propri ascoltatori promettendo loro presto l’uscita di nuovi progetti.

Tout court, in caso non sapeste come passare queste noiose giornate chiusi in casa, il consiglio rivoltovi è certamente quello di dedicarvi all’ascolto di CasaMia di Albert e di riscoprire il background di una giovane promessa della scena italiana. Non ve ne pentirete. E nemmeno i vostri padiglioni acustici.

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