It Is What Is è l’opera forse più riuscita di un Thundercat sempre più ispirato.

Diciamolo subito, senza tanti giri di parole: It Is What It Is di Thundercat si candida, già da ora, ad essere uno dei migliori dischi di questo ‘tragico’ 2020. Tragico, naturalmente, per gli eventi legati al Coronavirus, ma in realtà molto felice per quanto riguarda le uscite musicali di questi primi quattro mesi dell’anno: basti pensare, restando in ambito black, al nuovo album di Childish Gambino, 3.15.20, mentre fra i confini italici hanno fatto parlare di loro, ovviamente in positivo con i rispettivi lavori, gente come Claver Gold e MurubutuModer, Ghemon e il folle Pufuleti.

Proprio Childish Gambino è tra gli ospiti del quarto disco solista del 35enne Stephen Lee Bruner, meglio noto come Thundercat. Il ‘cantattore’ presta la propria voce all’ispirato singolo Black Qualls, in coabitazione con gli altri due ospiti Steve Lacy dei The Internet e Steve Arrington degli Slave, funky band dell’Ohio in voga tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80. Il pezzo è un bel funkettone con chiarissime influenze clintoniane: il basso slappato e la perfetta armonizzazione delle voci contribuiscono a creare un impasto sonoro ora sognante ora grintoso. Black Qualls è uno dei migliori episodi del disco, rilasciato dalla Brainfeeder Records di Flying Lotus, qui in veste di coproduttore assieme allo stesso Thundercat.

Su una lunghezza d’onda più o meno simile si muove l’altro singolo Dragonball Durag, in cui Mr. Bruner mostra la sua proverbiale ironia nel testo (“I may be covered in cat hair, but I still smell good”, ovvero “Potrei anche essere ricoperto di pelo di gatto ma avere lo stesso un buon odore”) e soprattutto nel video, in cui sfodera una mise quantomeno grottesca: occhiali con montatura bianca, camicia di Topolino e pantaloncini rossi con l’immagine di Dragonball. Ingredienti che contrastano un po’ con quello che in realtà è un pezzo piuttosto raffinato, perfettamente in linea con la produzione del bassista-cantante losangelino.

A dirla tutta, però, le vette dell’album sono altrove. Sono almeno due i pezzi-capolavoro. Spicca su tutti King Of The Hill (licenziato già ad ottobre del 2018), con la partecipazione dei BadBadNotGood, combo jazz funk canadese che meriterebbe una fama superiore.

Un brano che ha qualcosa di magico, una vera festa per le orecchie: impeccabile la sezione ritmica, per non parlare della produzione di Flying Lotus, uno che ha il tocco di Re Mida.

Non è da meno Innerstellar Love, ultimo singolo uscito in ordine cronologico: un’autentica gemma, espressione del jazz psichedelico che è il marchio di fabbrica del Gatto, qui accompagnato da un superbo Kamasi Washington al sax. La canzone, la numero 2 della tracklist, ben rappresenta la prima parte dell’album, decisamente più solare rispetto alla seconda.

Nel blocco finale, tutto dedicato alla memoria dell’amico e collaboratore Mac Miller, scomparso tragicamente per un’overdose accidentale nel 2018, sono da evidenziare Fair Chance, singolo che vede la partecipazione dei rapper Ty Dolla $ign e Lil B, e la title track conclusiva. Nel primo brano, un dolce rap-soul con delicati arpeggi di chitarra, sembra quasi di udire echi dell’ultimo Gambino, mentre la traccia eponima, una sorta di ballad prog, si divide esattamente in due parti e prende letteralmente il volo nella seconda, grazie alla batteria sferragliante e alla chitarra del giovane talento brasiliano Pedro Martins.

It Is What It Is è un album fatto di pezzi brevi, esattamente come il suo predecessore Drunk, e quasi sempre centrati. Per dirla con le parole dello stesso Thundercat, è un album che parla “dell’amore, della perdita, della vita e degli alti e bassi che ne derivano. È un po’ ironico, ma in diversi punti della vita ti imbatti in luoghi che non capisci necessariamente. Alcune cose non sono destinate a essere capite”. Valga per tutte la dipartita dell’amico Mac, una di quelle cose che sono “più grandi della tua comprensione e non intendono essere comprese. È solo pensato per essere quello che è”. It Is What It Is, per l’appunto. Un’espressione che compare più volte nelle ultime tracce del disco e che fu usata dallo stesso Mac Miller nel brano What’s The Use, tratto dall’album Swimming, in collaborazione proprio con Thundercat.

Dolore a parte per una perdita umana e artistica così dolorosa, l’artista di Los Angeles può ritenersi senz’altro orgoglioso per l’opera sfornata, forse la più completa della sua produzione. Una perfetta summa del suo soul galattico, impreziosito da una voce in falsetto che ricorda un po’ Maurice White, il compianto frontman degli Earth Wind & Fire, e che brilla per le atmosfere rarefatte. Non può non venirvi voglia di salire sulla navicella spaziale di Mister Bruner. È lui il vero “King of the hill“.

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