Ieri è uscito La Danza delle Streghe, l’ultimo disco di Tommy Toxxic, membro del Wing Klan alla sua seconda fatica discografica. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente: ne è uscita un’interessante chiacchierata.

C’è un istinto umano che, tra i tanti che ci appartengono, può essere particolarmente pericoloso: la tendenza  ad etichettare qualsiasi cosa, generi musicali e artisti compresi. Farlo nella vita di tutti giorni è del tutto normale e in buona parte è un modo che ha il nostro cervello di “fare ordine”; nella musica, però, questo può creare più di un problema. Banalmente, infatti, molte persone leggendo la parola trap nel titolo di questo articolo non avranno nemmeno aperto lo stesso, proprio per questa dinamica.

Se a questo si va aggiungere che il confine tra etichetta e pregiudizio è sempre molto labile, si fa presto a far morire l’arte. Naturalmente nemmeno io sono immune a queste ragnatele e tempo fa mi è capitato di caderci proprio con il Wing Klan (il duo composto da Tommy Toxxic e Joe Scacchi), reputandoli inizialmente molto più superficiali di quello che in realtà sono. Mi è bastato poco però per rendermi conto che il Wing Klan rappresenta proprio quella spontaneità musicale che tanti dischi d’oro non compreranno mai.

In occasione dell’uscita de La Danza delle Streghe, il secondo disco ufficiale di Tommy Toxxic, ho avuto modo di intervistare il giovane artista di Trastevere e quello che ne è venuto fuori è stato un piacevolissimo scambio di idee, arrivato a toccare argomenti lontani dal tema musicale ma vicini a una sensibilità non troppo comune nella società frenetica nella quale siamo immersi.

Sperando che queste parole vi possano ispirare o semplicemente farvi avvicinare alla musica di Tommy, vi lasciamo a quello che ci siamo detti:

È uscito da poche ore La Danza delle Streghe: come sta andando?
«Molto bene! Sono molto felice di come sta arrivando alla gente, secondo me è un lavoro anche più completo di Ghost, sono davvero contento di come è uscito, del sound, dei testi, di tutto. È un po’ un arcobaleno (ride, ndr).»

Dal punto di vista del sound come è nato il rapporto con i Crookers e Nic Sarno?
«In pratica quando uscì Ansia di Ugo e Massimo Pericolo fa sono venuti Phra dei Crookers, Nic Sarno, Oliver e Koki e di Pluggers, insieme a Vane e altri produttori e ci siamo conosciuti. Piano piano abbiamo capito che ci trovavamo musicalmente perché io e Lorenzo (Joe Scacchi, ndr) cerchiamo di portare un suono più crudo rispetto alla trap normale, loro producono musica simile e quindi ci siamo spinti in quella direzione. Poi sono grandi persone a livello umano e professionale: è stato naturale trovarsi bene.»

Il disco quindi è nato da zero con loro o c’erano delle tracce già pronte e con loro le hai rielaborate?
«Allora, alcune tracce erano già chiuse con Nikeninja, canzoni alle quali Phra e Nic hanno messo mano solamente a livello di mix e master, altre invece sono nate da zero con Nic e Phra e alcune invece sono state appunto riviste musicalmente con loro.»

Quando è nato invece il rapporto con Pluggers?
«Più o meno ci hanno avvicinato un annetto fa, poco prima dell’uscita del pezzo di Joe con Ugo.»

TOMMY TOXXIC - RAMBO ft UGO BORGHETTI - YouTube

Come mai avete deciso di pubblicare il disco e non di rinviare l’uscita come hanno fatto in molti?
«Il disco era pronto da un po’ e volevo pubblicarlo, poi essendo che l’album ha questo alone un po’ spettrale, quasi una specie di montagna russa di emozioni, ci è sembrato avesse senso pubblicarlo proprio in questo periodo di reclusione. Ho pensato anche di farlo anche per i fan, li sento proprio come una famiglia e mi piace il modo in cui vedono la nostra musica: non in maniera usa e getta. Mi fanno credere che davvero possiamo essere utili l’un l’altro nel mondo.»

Mi ha sempre colpito la vostra fan base, qualche giorno fa in un gruppo leggevo di un ragazzo che chiedeva consigli per tatuarsi qualcosa di affine alla vostra musica. Noto molto affetto, non un’idolatria tossica, come avviene per altri artisti.
«Sì, esatto, hai capito cosa intendo. Si è creato un po’ il modello trapper per i ragazzini che vogliono diventare come Sfera Ebbasta o qualunque altro…»

Voi siete stati bravi in questo secondo me, anche a livello social, ad esempio tu con Ghost non hai fatto promo né hai pubblicato foto di nessun tipo. Sono mosse che poi hanno più conseguenze di quello che si possa credere, perché a volte è facile che qualcuno segua più l’immagine che la musica…
«Certo, assolutamente. Sono tutti pensieri che mi sono analizzato in maniera quasi religiosa in passato. Ora io e te senza conoscerci ci stiamo intendendo, ma credimi che io anche quando sto da solo e rifletto a cose del genere a queste cose do un’importanza unica, perché al giorno d’oggi molti non capiscono che alcune cose sono più facili, è vero, ma tutta quella facilità è fittizia.

Puoi mettere tutte le foto che vuoi, belle, brutte ma fatte appositamente per attirare l’attenzione, oppure puoi tirare fuori cose super estetiche e curate, ma tutto rimane solamente in superficie. Invece cercare di prendere “psicologicamente” le persone è quello che mi interessa davvero, in primis perché io sono il primo che da un punto di vista mentale non si reputa particolarmente stabile ultimamente. Non voglio dire che di notte esco e sono Jack lo squartatore (ride, ndr), ma nel senso che mi rendo conto che faccio pensieri particolari di tanto in tanto, rifletto molto, la somma di alcuni anni e momenti mi ha portato a questo.

Sono il primo che si rende conto che deve fare un lavoro su sé stesso per stare meglio e quindi cerco di tirare fuori delle cose belle per aiutare le altre persone. Sia chiaro, è importantissimo andare dallo psicologo, però nel mio piccolo cerco di dare una mano per quello che posso.»

Ti capisco perfettamente, alla fine la musica ha un valore enorme in questo senso. Non a caso più volte nel disco accenni al discorso delle voci nella testa: non è un espediente narrativo quindi…
«Sì, esatto. Nella canzone specifica poi, Voci, ho proprio messo le cose più pesanti, ma vere, su di me e sul mio passato. Mentre in Ossa Rotte ho portato le cose meno al limite, come in Morto a Dicembre in Ghost, potrei definirlo un pezzo da pausa nel sonno. Invece in Voci mi esprimo tirando fuori della rabbia, parlo di voci che sento, di voler ammazzare qualcuno (ride, ndr).»

Credo che proprio Voci e Ossa Rotte saranno le tracce più apprezzate del disco, soprattutto da chi ti conosce meno.

«Forse sì, lì mi sfogo veramente. Io tutti i giorni della mia vita penso a quelle cose, adesso magari cerco di pensare meno a quelli che mi hanno fatto stare male e provo meno a focalizzarmi al fatto di per sé, per lavorare invece su me stesso e sul modo in cui quei fatti mi hanno cambiato. Poi ovvio che le storie rimangono personali, io cerco di buttare fuori queste grida di dolore che ho dentro e mi fa piacere se le persone arrivano a capirlo. Sono anche felice di riuscire a fare una cosa diversa, senza essere il solito con i vestiti sgargianti seduto sopra una Mercedes…»

In più interviste hai detto che per te in Italia a livello di rap esiste solo Noyz Narcos e che l’emozione che ti porta più a fare musica è la rabbia. È stato così anche per questo disco?
«Sì, assolutamente, la forza è ancora quella e Noyz è quello che mi ha insegnato a tirare fuori la rabbia. La sua musica è super importante se la capisci, è un po’ l’effetto dei quadri di Goya però a livello vocale. Cioè se ti senti tutti i suoi brani a un certo punto ti chiedi come faccia ad essere così incazzato… Poi ti rendi conto che non è incazzato perché ha fatto il Vietnam ma perché ognuno ha le proprie visioni e il modo di sfogarle. Anche il modo in cui odiava lo Stato aveva un suo senso.»

La Danza delle Streghe è una sorta di Ghost parte due o sono due album totalmente slegati?
«Ghost è sicuramente più personale, se pensi ai primi due progetti di Achille Lauro, Barabba e Harvard, il primo magari era più pregno di dolore e introspezione, mentre nel secondo ha cercato di fare un lavoro più completo, quasi una festa. Ghost è stato una sorta di Genesi mentre in questo disco mi sono quasi risvegliato, anche il delivery delle rime mi sembra più quadrato, è un progetto sicuramente più completo e condito.»

La scelta di pubblicare Ghost sotto il nome di Goya era figlia delle emozioni che erano più presenti in quel disco?
«Io ho iniziato a fare rap chiamandomi Young Goya perché dopo aver visto una sua mostra mi ero ispirato tantissimo e avevo cominciato a scrivere a valanga. Poi però dopo aver pubblicato Ghost con quel nome ho pensato che fosse una mancanza di rispetto tenere quel nome, lui è stato una leggenda, io sono Tommy, vivo in quest’epoca ma chiaramente parliamo di un valore totalmente diverso.»

Avendo avuto la fortuna di lavorare a Madrid, ho frequentato abbastanza i musei della città, appassionandomi abbastanza a Goya e Dalì, quindi capisco abbastanza il tuo viaggio e voglio chiederti: qual è il quadro di Goya che preferisci?
«Allora se devo essere genuino al cento per cento, dato che la copertina de La Danza delle Streghe è una reinterpretazione de Il grande caprone, non ti nascondo che quello è il quadro che più mi ha colpito. È un trip incredibile perché se guardi gli occhi del caprone sembrano gli occhi di una persona impossessata, ma l’animale è seduto come uno sciamano in mezzo a un cerchio che si fa dare dei bambini da alcune madri. Quello è il quadro che mi ha colpito di più ma c’è anche Saturno che divora i suoi figli, Il 3 maggio 1808 o Il sabba delle streghe Cioè in lui io ci vedo quello che tanti ragazzi dicono dei dischi: “non ha sbagliato nemmeno una traccia”. Per me Goya non ha sbagliato nulla nella sua vita artistica, nemmeno le incisioni. Un altro che mi piace un sacco è Gustave Doré, tutto quello che ha fatto sulla Divina Commedia…»

      Tommy Toxxic La danza delle stregheIl grande caprone - Wikipedia

È bello che tu viva l’arte in questo modo, a scuola purtroppo spesso viene trasmessa nel modo sbagliato…
«Sì, esatto, non ti mettono nelle condizioni di capirla bene, non riesci ad apprezzarla. Come anche la competizione che creano a scuola, che è sbagliata. Io l’ho sofferta tantissimo, alle medie soprattutto, magari i miei compagni imparavano tutto a memoria io non ci riuscivo e mi prendevo male e non capivo perché non ci riuscissi, fino a piangere.»

Il punto è che poche persone poi sanno, soprattutto a quell’età, che esiste un altro tipo di educazione e di scuola, come l’approccio che si ha nei Paesi Scandinavi.
«Certo, è molto triste.»

Ascoltandole, ho trovato un filo conduttore tra Kyle Jenner, Isabel e Ossa Rotte è così? Parli della stessa ragazza in questi brani?
«Eh, bella domanda. Però no, non parlo della stessa persona perché è passato del tempo tra le diverse registrazioni. Più di un anno fa ho registrato Kyle Jenner, poi Isabel sette-otto mesi fa e Ossa Rotte per ultima. Diciamo che le sensazioni un po’ si sovrappongono, quello sì. Sono periodi diversi, le canzoni sono nate da flash diversi, nonostante in ognuno di questi periodi non ho avuto una ragazza fissa.»

Il Wing Klan vola alto su Roma - VICEQuando avete dato vita al Wing Klan, parecchi anni fa, avete da subito dato un’impronta molto diversa rispetto alla roba che c’era in giro. In quegli anni eravate convinti che facendo quella musica sareste arrivati da qualche parte o la facevate per il gusto di farla, per voi stessi in un certo senso, senza pensare troppo a quello che sarebbe arrivato?
«Allora, io e Lorenzo (Joe Scacchi, ndr), nonostante ci conosciamo da una vita, siamo due persone diverse, cresciuti in maniera differente, con due caratteri opposti, quindi ognuno ha il suo modo, giustamente, di vedere la musica e quello che è successo negli anni. Io sono una persona che si fa moltissime aspettative, avendo fatto le scuole elementari in inglese da quando ho iniziato a fare musica ho sempre avuto l’obiettivo di farla in inglese, portandola a dei livelli molto alti. Quando ho visto Sfera Ebbasta arrivare in America ho detto “cavolo voglio arrivare anch’io a fare quella roba lì”. Poi sono chiaramente onesto e so come sia arrivato lì e quanta strada ho ancora da fare. Però mi piacerebbe tanto, vorrei che Tommy Toxxic diventi, che so, una sorta di Playboi Carti o che mi ascoltassero anche in Asia (ride, ndr).

Questo è quello a cui la mia mente malata aspira. Per risponderti, quando abbiamo iniziato l’obiettivo era sfogarsi, l’avevamo presa per certi versi anche più seriamente di ora a livello di testi, eravamo molto legati all’idea del rap tecnico e alle storie super sensate dietro ogni brano. Col senno di poi è stato molto utile, tutti gli artisti dovrebbero farlo.

Quello che posso dirti però è che il Wing Klan è nato in maniera super naturale, il nome era già il nome del nostro gruppo di amici, un po’ come Wild Bandana per i ragazzi di Genova. In altre parole la mia ambizione è infinita, io vorrei arrivare in delle terre lontane e in delle situazioni che non reputavo possibili. All’inizio ovviamente non ci pensi perché cerchi di attirare l’attenzione di quello o di quell’altro, ma arrivati a un certo punto si può prendere anche una mira più specifica e andare dritti verso quello che vogliamo fare. Già essere arrivati ad essere prodotti dai Crookers e da Nic Sarno è una cosa che non mi sarei mai aspettato, sono nomi che avevo nell’iPod da ragazzino. Alla fine succedono cose che non ti aspetti, le apprezzi, ma punti sempre in alto, stiamo navigando, verso l’infinto e oltre (ride, ndr).»

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