Alcune canzoni per leggere in maniera diversa il beef tra Nas e Jay-Z, i re di New York.

La faida tra Nas e Jay-Z è forse la più nota dopo quella tra Biggie e Pac. La rivalità tra i due li ha divisi per una decina d’anni, portando alla registrazione di diss storici come Takeover o Ether.

Il tutto ha inizio nel 1996, quando Mr. Carter tenta di avere Nas all’interno di Reasonable Doubt. Il rapper di Illmatic non si presenta in studio di registrazione e Jigga finisce per campionare The World Is Yours nella celebre Dead Presidents II.

Tuttavia, la bomba esplode tre anni più tardi quando Nas e Memphis Bleek – pupillo di Jay-Z – prendono a scambiarsi frecciate. A dare il via alle danze è Bleek con Coming Of Age, mentre Nasir risponde con Nastradamus, per poi arrivare ad attaccare l’intero roster della Roc-A-Fella Records.

Tra 2001 e 2002, lo scontro tra Hova e Nas raggiunge il proprio apice: quelli, infatti, sono gli anni di Takeover, Ether e l’ignominiosa Supa Ugly. Successivamente, i due rapper continuano a dissarsi più o meno esplicitamente, ma la faida scema: Nas è alle prese con la morte della madre, mentre Jigga sta per andare in pensione dopo il successo di The Black Album.

È il 2005 quando, finalmente, Jay-Z e Nas sotterrano l’ascia di guerra: in quell’anno, infatti, i due si ricongiungono sul palco dell’I Declare War Tour per esibirsi insieme. Dopo questa riappacificazione, i due avrebbero unito le forze in quattro tracce: Black Republican, Fallin, BBC ed infine I Do It for Hip-Hop di Ludacris.

Perché considerare i due rapper le facce della stessa medaglia?

La contrapposizione tra i due, però, ci dà al contempo modo di valorizzare le loro potenzialità e di sottolineare quello che è stato il loro contributo. Entrambi, infatti, hanno cambiato la storia del rap con una precisa e peculiare visione artistica. La loro discografia ci fornisce diversi spunti di riflessione e ci permette di concludere che Nas e Jay-Z sono le due facce della stessa medaglia.

In che modo allora rileggere queste vicende per meglio comprendere il contributo di ciascuno? Possiamo considerare Nas come uno dei portavoce di quella corrente del rap, che ha sempre preferito mettere al centro la scrittura. A questa sperimentazione lirica fa da contraltare quella musicale di un movimento rappresentato dal magnate della Roc Nation.

Primo esempio del genio di Nas è One Love. Qui, il rapper finge di leggere delle lettere che ha indirizzato ad alcuni fratelli incarcerati. Con le proprie parole, Nasir si congratula con un amico appena divenuto padre e incoraggia un altro, senza tralasciare di descrivere alcuni spaccati di quotidianità.

“What up, kid? I know s**t is rough doin’ your bid/When the cops came you shoulda slid to my crib/F**k it, black, no time for lookin’ back, it’s done/Plus, congratulations, you know you got a son/I heard he looks like ya, why don’t your lady write ya?”

In Rewind, invece, Nas racconta di una caccia all’uomo partendo dalla fine. Il rapper inizia, infatti, da una sparatoria per poi risalire a ritroso fino all’inizio della vicenda. Leggendo le barre, vi sembrerà quasi di trovarvi di fronte ad una pellicola cinematografica che si riavvolge di fronte ai vostri occhi.

“The bullet goes back in the gun/The bullet holes close in the chest of this n***a/Now he back to square one, screamin’, “shoot don’t please”/I put my fifth back on my hip, it’s like a VCR rewindin’ a hit/He put his hands back on his b***h, my caravan doors open up/I jumped back in the van and closed it shut/Goin’ reverse, slowly prepared”

La sperimentazione lirica del rapper di Queensbridge raggiunge livelli altissimi in I Gave You Power e in Last Words, dove Nas rappa dal punto di vista degli oggetti inanimati protagonisti dei brani.

Nella prima, a parlare è il fucile utilizzato dal protagonista per seminare violenza, mentre nella seconda Nas dà voce alle pareti della cella in cui sono rinchiusi alcuni prigionieri. Le sofferenze dei carcerati vengono raccontate all’ascoltatore, mentre la stanza reclama il proprio diritto di proprietà su di loro.

“All the pictures you put up is stuck to my skin/I hear ya prayers (even when ya whisperin’)/I make it hotter in the summer, colder in the winter/If the court parole ya then another con enters/No remorse for your tears I seen ‘em too often/When you cry I make you feel alive inside a coffin”

Altrettanto evocativa è Undying Love, con la quale Nas narra una storia di tradimento ed omicidio. Il protagonista ritorna da un viaggio e sorprende la propria ragazza mentre lo tradisce: in lui si scatena una tempesta di sentimenti, che lo porteranno a perdere la vita.

“To Muhammad and Allah, the most beneficial/Through you, all things are possible, I know you’re listenin’/I never meant for this to happen, I never dreamed/This’d be my fate, such a grotesque, murder scene/On that note, same time, the cops busted in/Kissed my lady, her blood on my lips, I said “Amen”/Put the nine to my head, pulled the hammer, held her close/Squeeze the toast, said to her, “Now unto God, we elope”

Percorrendo invece l’intera carriera di Jay-Z, si trovano diversi brani distintisi per un sound all’avanguardia: pensate a I Know What Girls Like con Lil Kim, a Dirt off Your Shoulders oppure a Jigga That N**a.

Tuttavia, sono Blueprint 3 e Magna Carta Holy Grail a darci un’idea più precisa del suo percorso musicale. I suoi stessi fan li hanno etichettati – rispettivamente – come la sbavatura pop di una carriera pressoché intonsa ed un prodotto monotono e senz’anima, fraintendendone del tutto l’obiettivo.

La loro colpa principale sarebbe stata quella di non aver restituito al pubblico il “vero Jay-Z”. Tuttavia, anche questi due dischi ci dicono chi sia il vero Jay-Z: un artista che, grazie alla propria formula vincente, ha sempre potuto conquistare un numero di ascoltatori molto ampio.

Con Blueprint 3, Mr. Carter ha voluto riportare al centro la musica. In un panorama musicale in cui l’autotune e la povertà dei contenuti iniziavano a far da padroni, questo progetto ha fornito il modello da seguire.

D’altra parte, il suo obiettivo si evince chiaramente dalla copertina, raffigurante diversi strumenti musicali assemblati tra di loro. “Questi strumenti sono i pezzi dimenticati dell’hip-hop” – queste le parole di Jay-Z nel corso di un’intervista – “Alla fine, quello che conta è la musica.”

Intenzionato a scrivere le nuove regole“, nel 2013 Jay-Z ha poi dato alle stampe il raffinato Magna Carta Holy Grail. Il Santo Graal citato nel titolo diviene il simbolo della fama tanto agognata, che mette in discussione l’identità di ogni artista. Ed è proprio il dualismo tra successo e fedeltà a sé stessi a divenire il cuore del progetto.

Un Timbaland in forma smagliante ha cucito tra loro strumentali gigantesche per un disco, che necessita di più ascolti per essere apprezzato in tutte le sue sfumature sonore e in tutta la sua bellezza.

La faida tra Jay-Z e Nas ci permette quindi di valorizzare la originalità di entrambi: in questo consiste la nostra “lettura alternativa” del loro scontro. La nostra proposta ha voluto, infatti, mettere in luce il motivo per cui possiamo considerarli i punti di riferimento di due modi di fare ed intendere il rap: da un lato, il poeta e, dall’altro, l’imprenditore. Due mondi che ancora oggi continuano a scontrarsi nel panorama musicale contemporaneo.

Cosa pensate della nostra analisi? Fatecelo sapere nei commenti dopo aver recuperato tutta la musica che vi abbiamo proposto… buon ascolto!

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