Darkness è il singolo di presentazione di Music To Be Murdered By, il nuovo album di Eminem, che ci racconta di un America molto diversa da ciò che appare.

È il 1 ottobre del 2017. Tra le strade di una sempre viva Las Vegas si svolge un concerto di musica country, che è riuscito a radunare 22.000 persone nella Strip, la strada che si estende tra i comuni di Paradise e Winchester, dove sorgono 19 tra i 26 hotel più capienti del mondo per intenderci. È proprio in uno di questi, al Mandalay Bay Hotel, che avrà inizio la più grande sparatoria della storia degli USA, con un drammatico bilancio di 59 vittime (incluso il killer) e 851 feriti. L’autore della strage è Stephen Paddock, uomo di 64 anni, il quale, dopo aver scatenato il massacro con un vero e proprio arsenale da guerra (rinvenuto poi nella sua camera d’albergo) si è tolto la vita con un colpo di pistola.

Paddock era il figlio di un noto rapinatore di banche, Benjamin, tra i più ricercati dall’FBI dal 1969 al 1977. Divorziato due volte, ex uomo d’affari ed assiduo giocatore di poker, aveva estinto tutti i suoi debiti di gioco prima del massacro.

Le modalità? Una vera e propria esecuzione, uno sterminio di massa, supportato da mirini ottici, caricatori ad alta frequenza e dei bump stock per la metà delle armi che aveva con sé: degli stabilizzatori che permettono alle armi semiautomatiche di agire come fossero automatiche. Segnali inequivocabili di un gesto premeditato sin nei minimi dettagli. Il movente? Ancora sconosciuto. È stato provato che l’uomo non avesse alcun legame con cellule terrostiche o simili. Una spiegazione? Forse una conseguenza inevitabile di un uomo dominato dall’esasperazione, forse il frutto dell’eccessiva libertà che in America viene concessa per l’utilizzo delle armi, argomento che lo stesso Eminem tiene a sottolineare in Darkness, brano di cui parleremo a breve.

L’unica certezza è quella di aver assistito a un dramma di proporzioni storiche che nessuno ha potuto evitare. Un massacro che cela dietro di sé tutti i vuoti e le incertezze di una società allo sbaraglio, che ricorda con le dovute proporzioni il Massacro di Coloumbine, nel quale fu uno studente a prendere in ostaggio un intero istituto, uccidendo a sangue freddo diverse persone. Fatti di cui rimangono ignote le cause, ma dei quali rimangono ben impresse le conseguenze.

Il massacro di cui vi abbiamo parlato in apertura è anche l’evento che ha ispirato Eminem a girare il video di Darkness, il singolo che ha presentato l’uscita del suo nuovo album, Music To Be Murdered By.  Sono passati ormai 2 anni da quando Walk On Water presentava Revival, forse l’album più sfortunato di Eminem, nel quale il rapper di Detroit confessava di avere paura di ciò che rappresentava. Un tentennamento, un accenno di debolezza cui Shady non è nuovo e sul quale sono stati costruiti i suoi più grandi successi, tra album e singoli di uno spessore irreplicabile.  La stessa debolezza che gli ha sbattuto in faccia MGK in Rap Devil, un dissing storico per chiunque sia un appassionato del genere, che per la prima volta ha visto vacillare chi sembrava non potesse mai cadere.

Magari alcuni ce ne vorranno per queste affermazioni, ma se è vero che all’unanimità la vittoria ai punti sia stata assegnata ad Eminem nel botta e risposta, è anche vero che MGK ha tirato fuori delle verità indiscutibili, che accusano non solo l’artista ma anche l’uomo. Tra queste vi era la provocazione del non capire come una leggenda simile viva ancora con tutto questo male dentro: nonostante il successo, il lusso e il potere che il tempo gli ha concesso. Quello che forse ci chiediamo un po’ tutti, e che – in tempi recenti – da un punto di forza ha trasformato il rap di Eminem in un tallone d’achille.

Eppure, la guerra contro sé stesso è sempre stato il main theme di alcuni dei suoi singoli più fortunati durante gli anni: oltre la già citata Walk On Water possiamo pensare anche a brani come Stronger Than I Was, o alle iconiche Stan e Lose Yourself. Senza bisogno di approfondire il discorso LP, con Recovery che ha segnato letteralmente la sua rinascita dopo una lunga depressione.

Music To Be Murdered By è il decimo capitolo ufficiale di una storia travagliata. Un disco rilasciato a sorpresa, che ha avuto un’ottima accoglienza sia dalla critica musicale che dagli ascoltatori, come dimostrano numeri e classifiche che lo vedono al top, ancora una volta. Ispirato dal padre del thriller moderno, Alfred Hitchcock, Em chiude il cerchio iniziato nel 2018 con Kamikaze.

Ancora una volta ci sono le frecciate ai suoi colleghi, c’è la critica ad un ambiente saturo e corrotto, ma soprattutto è presente un ulteriore ed importante capitolo della ricerca di sé stesso: la prima citata Darkness. In questo brano Eminem ci sbatte in faccia il suo malessere mai placato esattamente come Paddock, nel 2017, decise di massacrare centinaia di persone per far notare al mondo la sua esistenza. Darkness è un singolone, almeno nella sua struttura, ma non per questo bisogna darlo per scontato. C’è la necessità, piuttosto, che si scavi in profondità per ricercare le origini di tale malessere, che non è nascosto tra le righe del suo solito flow inafferrabile, ma è proprio davanti a noi, spiattellato in un ritornello che non può essere travisato:

“I don’t wanna be alone in the darkness, anymore”

È come se il suo precario stato mentale sia stato così tanto ignorato e superficializzato da spingerlo ad accostarlo, senza alcun timore, ad una tragedia di simile portata. E non è neanche casuale il fatto che Darkness sia inserito all’interno di un concept album ispirato ad Hitchcock, che nelle sue storie poneva al centro dell’attenzione una profonda analisi psicologica dei personaggi a cui dava vita. Proprio come Marshall Mathers ha fatto con Eminem durante la sua carriera.

Lungo i versi si palesa tutta la sua insofferenza, la malinconia, l’incomprensione e l’angoscia della sua solitudine. Una solitudine che non vuole essere comparata, non vuole ispirare compassione, ma piuttosto vuole esser sfogata e raccontata nei minimi dettagli. Ed è lo stesso motivo per cui sembra quasi empatizzare con Paddock, comprendendone le motivazioni dietro una scelta simile, accomunando anche la storia dei rispettivi padri, che sembra abbiano ereditato ai loro figli questa stella malevola (Em ha più volte additato il padre come una delle cause del suo male).

Il video di Darkness si sviluppa quindi in un continuo intreccio tra la sua storia personale e quella dell’attentatore, facendo emergere lungo l’ascolto tutti i punti in comune. Tra questi, la necessità di voler dar vita all’ultimo spettacolo davanti a una folla acclamante, poiché sarebbe un’occasione persa farlo da solo dentro quattro mura: è il momento in cui si susseguono le scene di Em che sale in un palco davanti a migliaia di persone e l’attentatore che dalla finestra della sua stanza d’albergo compie la strage.

L’epilogo? Non è felice, ma è tragico come le due storie raccontate. Non che Em lanci un cattivo presagio, o un annuncio drammatico tra le righe. Ma è simbolico come alla fine del pezzo vi siano le voci degli speaker televisivi che raccontano – con lo stesso ripetitivo rammarico – delle varie stragi accadute durante gli anni, in ogni angolo d’America: dalla California al Texas, passando per gli stati di Orlando e Virginia.

I significati sono molteplici, ma possono riassumersi in questa necessità comunicativa: bisogna agire, prevenire, prima che tutto questo possa diventare una costante nelle nostre vite sino a non impressionarci più. Che poi a farne le spese non sono altro che le vittime e i carnefici, che a loro volta sono vittima di un sistema che li fagocita senza possibilità di scampo alcuna, specialmente quello Americano. Stessa fine che toccherà e che è toccata a diversi personaggi dello spettacolo, con un particolare focus sugli artisti.

Si fa presto a parlare dei se e dei ma: si crede di avere in mano le vite degli artisti per il semplice fatto che ce le hanno deciso di raccontarcele attraverso la loro musica, perchè le hanno esposte pubblicamente, in quanto naturale conseguenza del loro mestiere. Ma non è così, e bisognerebbe riflettere prima di giudicare, recensire, insultare o paragonare. Il rischio è che si faccia tutti la stessa fine, un circolo vizioso la cui fine non sembra mai arrivare.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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