The Allegory è l’album che conferma la crescita di Royce Da 5’9”.

Dopo la scoperta del Nuovo Mondo, il termine prospettivismo assunse un valore ancora maggiore. Fu Nietzsche in persona ad elevare la prospettiva a tal punto da rinnegare l’oggettivismo metafisico; la nostra interpretazione della realtà iniziò ad assumere una notevole importanza in un mondo che fino a quel momento era stato ancorato a concetti oggettivi assoluti.

Così, lo studio verso ciò che era già stato creato acquisì metodi più efficaci e potenti, e parole come “prospettiva” si sposarono alla perfezione con quelle come “allegoria”. Ed è proprio su quest’ultima figura retorica che si basa il nuovo lavoro di Royce Da 5’9’’.

Sono passati solo due anni da Book Of Ryan, il suo disco più intimo e concettuale. Un progetto che flagellò l’immagine di MC “anziano” mostrando alla scena che era possibile mantenere la propria eccellenza nonostante gli anni alle spalle.

The Allegory suona come un sophomore project, un album diverso dal precedente ma con la stessa minuziosa cura nei dettagli.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Out Now

Un post condiviso da 🏋🏿Nickle🏋🏿 (@royceda59) in data:

Pianificato come una sceneggiatura di Quentin Tarantino, questo progetto dipinge diverse scene nella nostra testa. Non c’è un ordine cronologico e il tutto si congiunge in un’armonia musicale e tematica frastagliata ma logica nel suo insieme.

Mr. Grace apre le porte con un dialogo tra padre e figlia sui principi fondamentali dell’economia, un’educazione necessaria per chiunque intraprenda una carriera nella scena hip-hop. Royce ha navigato in questo tipo di acque, dal suo primo writing credit per Dr. Dre con The Message alla scoperta del piacere dell’indipendenza con la fondazione della sua Heaven Studios.

Le esperienze dell’artista di Detroit si trasformano in consigli per i suoi colleghi. In un panorama musicale privo di artist development, l’MC ritiene che condividere informazioni sia fondamentale.

Specialmente in Rhinestone Doo Rag Royce si evidenzia la disconnessione tra giovani e veterani, invitando i nuovi arrivati a non ripetere gli errori del passato. Dalla figura dello spacciatore (Dope Man) fin troppo abusata, all’importanza della proprietà intellettuale nella black music (FUBU). The Allegory invita ad analizzare le nostre stesse prospettive su argomenti in cui fin troppi ritengono di avere la verità o la soluzione.

Il potere è in mano agli artisti e in Pendulum, Royce mira contro le “vittime” del music biz.

“Y’all won’t stand, y’all won’t kneel. All y’all with is marching hard labor for your racist caucasian bosses”

Il tema scottante dell’artista bianco in una cultura nera, viene discusso da Eminem in persona nello skit Perspective mentre in Upside Down veniamo messi dinanzi a storie dimenticate, come quella di Sara Baartman.

Seppure The Allegory non presenti la stessa introspettività del precedente progetto, Royce coglie l’occasione per discutere dell’impatto di quel disco. In Hero, la conversazione è con suo padre, una figura complessa nella sua vita.

“cop the book of ryan, go and listen to us, even though sometimes a ni*** home would get abusive but papa showed us tough love, don’t misconstrue us”

The Allegory alleggerisce il suo carico lirico con un comparto sonoro super dinamico e l’incredibile capacità di cambiare flow di Royce.

Faccio ancora fatica a credere che il progetto sia interamente prodotto da Royce Da 5’9’’. I beat suonano non solo bene ma elaborati in un giusto equilibrio tra minimalismo e complessità. Ritmi tribali (Black Savage) bassline marcate e ben mixate (My People Free) sono solo alcuni degli elementi che rendono interessati le produzioni di 5’9”.

In Book Of Ryan Royce poneva il riflesso della sua persona dinanzi a sé spingendosi a domandarsi chi fosse. The Allegory d’altra parte pone quegli stessi specchi davanti al mondo che lo circonda. Le domande che nascono sono diverse così come le prospettive che ne rispondono.

È questo il punto forte del progetto, se per qualcuno l’hip-hop può rappresentare un party a cui andiamo per fuggire dalla nostra realtà, questo disco ci invita ad affrontarla a viso aperto.

Commenti