33 come le storie che racconta, 33 come le volte in cui Marco Ubertini in arte Hube è morto e in cui ha avuto di nuovo una vita.

Leggendo 33, il libro di Marco Ubertini – conosciuto ai più semplicemente come Hube, membro del collettivo Brokenspeakers – la prima cosa che salta all’occhio sono gli spazi vuoti che si trovano tra una frase e l’altra. Questi stacchi bianchi rendono la lettura quasi la trasposizione di una storia narrata a voce e registrata, per poi essere sbobinata dall’autore stesso in un secondo momento.

È come se Hube avesse deciso che i silenzi e le pause fossero essenziali e dovessero avere una dignità e un peso specifico pari a quello delle parti raccontate. Il non detto quindi entra prepotentemente all’interno del libro e diventa tanto importante quanto la scrittura, che non viene lavorata dall’autore in modo unitario, come fosse un blocco granitico, ma in modo più libero e frammentato. Anche per questo non è necessaria l’unità narrativa tipica di un romanzo, sono sufficienti dei racconti, a volte solo di una pagina o di poche righe, di parole sconnesse che formano quadri emotivi; altre volte è necessario essere più lunghi e descrittivi, per soffermarsi sulle storie dei personaggi secondari, oppure sui pochi ma sempre significativi dettagli.

33 è un libro lo-fi, scritto con una positiva attitudine casalinga da “do it yourself”, in cui la perfezione formale passa in secondo piano, ed è come ascoltare Some rap songs di Earl Sweatshirt, in cui le canzoni sembrano bozze con campioni tagliati con l’accetta, e loop semplicissimi ad accompagnare la voce. Oppure come vedere Spud leggere a Begbie i suoi racconti in Trainspotting 2, in cui i fogli sono attaccati alla parete come fossero post-it, senza un filo conduttore a tenerli uniti se non l’umanità che l’autore ci ha messo dentro.

Anche per questo le pagine del libro scorrono rapide, sono un fiume in piena di pensieri, cariche di emotività e non si curano di essere belle, quanto di essere pregne di tutta l’esperienza umana di chi le ha scritte. 

Hube–recente

Sono anni di formazione quelli raccontati, gli anni dell’adolescenza e della primissima età adulta (dai 16 ai 21 circa), in cui il giovane Hube ne combina di ogni: esce di casa giovanissimo, incomincia a spacciare e ad assumere sostanze stupefacenti altrettanto presto, poi arrivano l’hip-hop e i graffiti – la città è il suo atelier e treni, muri, e palazzi le sue tele – assieme alla techno e ai rave. E presto si ritrova senza una famiglia a supportarlo, con la droga come fedele compagna di viaggio: prima l’erba, poi le droghe sintetiche (ketamina su tutte) infine l’eroina.  

Questi cinque anni di avventure, viaggi, disagi, pericoli, problemi e morti scampate, vengono raccontate senza filtri ne peli sulla lingua, senza mitigare ne i disagi sopportati, ne i momenti belli vissuti durante l’adolescenza.

33 è un libro che ha la capacità di rimettere in gioco argomenti e tematiche spesso dimenticate, prese sotto gamba o lasciate perdere con superficialità, perché è difficile immaginare che il mostro dell’eroina sia ancora in giro e non sia un argomento chiuso negli anni 70; così come è difficile parlare di tutte le storie di ordinaria follia che attraversano le città dell’Italia intera senza l’attitudine sensazionalistica da telegiornale.  

Leggendo queste pagine viene in mente ciò che Mark Fisher disse a proposito del concerto MTV dei Nirvana, in cui definiva Kurt Cobain come “l’esausta voce che attanagliava la generazione venuta dopo la fine della storia, la stessa generazione cui ogni singola mossa era stata anticipata, tracciata, comprata e svenduta prima ancora di compiersi.”

Questa voce è la stessa che si ritrova nelle 33 storie di Hube, dove descrive i suoi coetanei come un generazione esausta ancora prima di diventare adulta, nati in famiglie distrutte o sull’orlo della distruzione, cresciuti in ambienti malsani e per questo incapaci di “diventare normali”. Le feste, i rave, i graffiti, le droghe, i furti diventano solo una conseguenza naturale del voler scontrarsi contro il mondo e vedere chi ne esce vivo. 

La storia di Hube è la storia di un sopravvissuto, di qualcuno che a 33 anni riprende in mano i pezzi della propria storia e cerca di trarne delle somme per se stesso prima di tutto, ma poi anche per tutti coloro che vanno a leggere le pagine del libro. 

33 è stato pubblicato da Sperling e Kupfer nel gennaio 2020, qui il link Amazon per l’acquisto.

Commenti
blank
Brianzolo trapiantato a Venezia per motivi scolastici, studente per necessità, scrivo di rap per passione. Non conosco differenze tra undeground e commerciale, ma mi sveglio ascoltando Nas e mi addormento con Kanye nelle cuffie e pensando alle Kardashian.