A due mesi dall’uscita del loro disco abbiamo scambiato qualche parola con Ugo Borghetti e Asp126, da poco in giro con il tour di Senza Ghiaccio.

Che la Lovegang sia ormai una realtà ben consolidata è storia nota. Quello che però in molti non si aspettavano era un disco tanto real (parola ormai inflazionata) da parte di Ugo Borghetti e Asp126. Senza Ghiaccio ha infatti colpito molti fan e addetti i lavori, tanti dei quali erano in attesa di un disco più godereccio per poi ritrovarsi ad ascoltare tracce di una crudezza emozionale quasi disarmante.

La voce rotta di Ugo Borghetti in Campare di Campari ne è un esempio lampante, ma non il solo, in un album nel quale i due sono scesi in un’onesta intimità musicale mai esasperata.

Abbiamo raggiunto i due per toglierci qualche curiosità e per comprendere meglio questo lavoro. Buona lettura!

Ciao ragazzi, il vostro disco è ormai uscito da un po’ e avete anche cominciato a portarlo in giro live: siete soddisfatti della risposta che vi sta dando la gente?
ASP126: «Ciao. Io non sono mai soddisfatto, però quando guardo le persone fomentarsi o emozionarsi con le tracce nostre sono felice, almeno per quell’istante, che sia una singola persona o un miliardo.»

UB: «Molto molto soddisfatto, direi anche il primo live a Roma è stato da paura, la gente ha fatto er delirio, Asperino ha fatto er fuoco e i miei fratelli se so tajati, quindi per adesso buona la prima. A livello personale live però devo lavorare ancora molto.»

A parte qualche pezzo più leggero, in buona parte del disco non avete avuto paura di esporre in un certo senso la naturale debolezza umana, parlando di momenti negativi, ansia, droghe e psicoterapia. Quanto è stato difficile mettere nero su bianco certe emozioni?
ASP126: «Parlando per me: scrivere è una necessità, esprimermi con una canzone mi riesce generalmente meglio che a parole, come sa chiunque abbia mai parlato con me. Trovo infinitamente più difficile dire quello che penso o che provo alle persone che mi stanno vicino che strillarlo a degli sconosciuti.»

UB: «Beh, penso che la forza della nostra musica sia proprio quella di non aver, diciamo, la vergogna di mettere tutto quello che viviamo sopra la nostra pelle su carta senza censurare nulla.»

Siete consapevoli di essere una sorta di punto di riferimento per molti ragazzi in quanto ad autenticità umana e musicale? Vi rispecchiate in questo concetto?
ASP126: «Noi proviamo semplicemente a dare importanza ai legami nella nostra vita, musicale e non, mi fa piacere che questo sia visto come un esempio positivo da qualcuno. Però ciò di cui sono davvero consapevole è che per la maggior parte della gente non sia così, è anche da questo malessere che viene la spinta a scrivere canzoni. Parlo soprattutto dell’aspetto umano perché in verità poi, in quanto a musica in senso stretto, non è che ci capisca granché.»

UB: «Io non vorrei essere un punto di riferimento per nessuno, io faccio solo la mia musica. Non mi sento in grado di insegnare niente a nessuno, quindi se per loro sono vero, ben venga. In effetti comunque molta gente mi scrive o mi dice “ao Ughè, sei er più vero etc etc”, quindi penso de sì.»

Anni fa, quando si cominciarono a diffondere le prime tracce di Chicoria, moltissimi gli andarono contro, giudicando male il suo modo di rappare. Senza stare a contare le somiglianze tra il suo stile e quello di Ugo, mi pare che lui non abbia subito lo stesso trattamento: in un certo senso ritenete che Armando possa aver aperto la strada ad una rappata diversa? O semplicemente il pubblico di oggi è più preparato?
ASP126: «Quando si fa qualcosa di non canonico è facile attirarsi delle critiche, anche Bebbo ne ha ricevute inizialmente, ma sicuramente di meno.Ad ogni modo il rap, che allora era ancora un genere quasi di nicchia, aveva dei “dogmi” a cui bisognava attenersi: dogmi in buona parte sfatati dall’avvento della “trap”. Non voglio assolutamente sminuire l’importanza storica di Chicoria, che è un’autentica leggenda del rap romano e italiano, ma sarebbe semplicistico ridurre ad una questione di precedenti il fatto che oggi Bebbo abbia un’ottima risposta di pubblico.»

UB: «Semplicemente secondo me la gente si era rotta i coglioni di sentire i soliti quattro ritornelli pieni di tune e senza dire niente. Ovviamente gente come Chicoria o Muggio s’è accollata le croci per noi e c’ha aperto la strada, adesso parlà de droghe è molto più facile, lo fanno tutti. La cosa importante è cercare di parlarne in modo differente da tutti gli altri.»

Qual è la traccia di Notte Assurda alla quale siete più affezionati?
ASP126: «Direi, forse Campare Di Campari
UB: «Campare Di Campari.»

Ormai si è perso il conto dei rapper che hanno lasciato Roma per trasferirsi a Milano. Voi riuscireste a farlo se fosse necessario?
ASP126: «Non penso che potrebbe mai essere “necessario” nel nostro caso.
Roma comunque è una fonte inesauribile di ispirazione, inoltre la amo visceralmente così come sento il richiamo sotto pelle a passare del tempo col mio branco per le viuzze di trastevere; però tutto sommato ho già vissuto a Londra e a Montevideo, Milano sarebbe poi così male?»

UB: «No, non se scappa da Mamma Roma.»

Spesso nel disco cantate di anni ed emozioni che non ritorneranno più. Credete che la musica potrà donarvi un po’ della spensieratezza di quegli anni?
ASP126: «Lo spero proprio.»

UB: «Speriamo.»

Un artista italiano con il quale vi piacerebbe collaborare?
ASP126
: «Lo dico sempre, Dargen D’Amico è uno degli artisti che ho ammirato di più. Anche se non è detto comunque che l’artista che ti piace di più sia quello con cui esca la collaborazione più efficace.»

UB: «Eros Ramazzotti e Calcutta.»

Bar San Calisto a parte, qual è il posto migliore dove bere a Roma?
ASP126
: «Bevo praticamente sempre al Callisto, in alternativa birra Dal Bruschettaro, se la birra la devo portare a casa vado da Biagio a Via Della Scala (il nome del posto non lo so, tipo olii e vini).»

UB: «Artisan a San Lorenzo, birreria de Cristo.»

In futuro dobbiamo aspettarci un altro disco targato Asp&Ugo?
ASP126: «Io me lo aspetto…»

UB: «Chissà…»

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Foto di Beatrice Chima

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