Abbiamo spulciato nel profilo Instagram di Dargen D’Amico e ci abbiamo trovato un mondo potenzialmente inesplorato.

Dargen è un artista universale, nel senso che pare abbia capito come gira il mondo molto meglio (e prima) di noi. La sua è una musica che non ha mai avuto l’ambizione ad essere integrata nei jet set del rap italiano, quanto piuttosto ad una continua e, direi estenuante, ricerca sul suo creatore. Ed è per questo che quando si pensa a Dargen si pensa ad un microcosmo fatto di parole, concetti, immagini e situazioni ben lontani dalla definizione di rapper, molto più vicino a quello di artista. Parafrasandolo: la condizione dell’uomo che non riesce ad apparire.  

Dargen è stato sempre, all’interno dei suoi dischi, un profondo conoscitore della coscienza umana, nonostante la sua sottile e deviante ironia si ostini a scappare da questa tipologia di concetti: dalla malinconia e la mancanza rappresentata in Di Vizi di forma e di virtù, passando per l’analisi dell’essere umano presente in D’Io sino all’esasperazione del linguaggio e dei suoi significati presenti nell’ultimo lavoro solista, Variazioni, accompagnato dal pianoforte di Isabella Turso. Lo stesso Dargen che ha istruito una scuola di liricisti che oggi continuano ad essere annoverati tra le migliori penne del rap italianoSacre Scuole docet. 



Come suo solito 
Dargen non ama stare sotto i riflettori e – come un attore che lascia improvvisamente il set – spesso sparisce per lunghi periodi senza alcun preavviso, senza aver cura di portare con sé gli oggetti ed i costumi in scena. Solo qualche volta riappare, come capitato con Ondagranda, per stuzzicare il pubblico che – immerso nella distrazione del mondo attuale – si prende qualche momento per guardarsi dentro, per poi continuare a tirare dritto. Caratteristiche che sono ben lungi dall’essere complementari con l’attuale cultura dell’apparire e che non mi permettevano di collegarlo al mondo dei social, visto che la sua natura sembra porsi esattamente all’opposto. Ed è curioso come abbia scoperto il suo profilo Instagram lo stesso giorno che Man Of The Moon, il capolavoro di Kid Cudi, abbia compiuto 10 anni. 

Piccola digressione. Kid Cudi può tranquillamente essere accostato alla figura di Dargen D’Amico, la sua controparte di oltreoceano: un personaggio fuori dagli schemi, viscerale, poetico, dedito alla vita stessa con una fede cieca e incommensurabile. Un vero e proprio simbolo per una generazione costretta a guardarsi dentro per non curarsi dell’imminente futuro, che ha affrontato temi importanti, prima che le priorità dell’industria musicale si proiettassero sulla superficialità e la piattezza delle cose di ogni giorno. Dicevamo di quel giorno ho iniziato a seguire Dargen su Instagram ed ho riascoltato Man of The Moon:  è stato un giorno fortunato.  

Il mood di entrambi gli artisti mi è entrato dentro quasi di soppiatto e mi ha fatto un ritratto (semicit.). Passa qualche giorno e Kid Cudi annuncia di star lavorando al sequel di Kids See Ghost con Kanye, uno dei lavori più raffinati dell’ultimo decennio artistico, e Dargen d’Amico si auto-documenta insieme a Guè Pequeno, la Pina ed Emiliano Pepe in quel di Tokyo, accennando alla lavorazione di un nuovo progetto che lo riguarderà personalmente.  Quello è stato l’incipit che lo ha spinto poi a confrontarsi con i suoi seguaci per qualche domanda tramite stories di Instagram, e di certo non capita tutti i giorni di poter dialogare con una persona dallo spessore simile. Quel che ne è venuto fuori – a mio parere – è più di un semplice tempo passato a far scorrere delle storie: il quadro di insieme è molto più simile ad un diario di bordo attualissimo, nel quale Dargen ha riversato la sua storia recente, influenzata dal mondo orientale da cui sembra esser dipendente già da un po’. Lo dimostrano le foto, i momenti, le ombre e le luci che a volte regala su quel social così apparentemente insignificante. 

Quello che penso è che Dargen D’Amico, in una manciata di storie, sia riuscito a riassumere la sua personalissima visione delle cose, che poi hanno contribuito a renderlo l’immenso artista che è oggi ed a cui tutti dovremmo portare un rispetto quasi religioso. Vi propongo di seguito i concetti più interessanti.

La prima riguarda l’incontro casuale con una ragazza giapponese, che in una “sessione di selfie” da parte del buon Dargen ha deciso di dargli una mano, offrendosi di scattare qualche fotografia. Il risultato è che in quella moltitudine di persone lontane anni luce, quella ragazza lì fosse un chiaro segnale, quasi divino, che ha montato in lui una quantità infinita di congetture al riguardo. Neanche il tempo di elaborare, che la ragazza era sparita già da qualche minuto tra la folla, dritta per la sua strada. Dargen si interroga quindi se sia possibile o meno ritrovarsi, e sembra proprio il preambolo perfetto per una sua nuova canzone. Non sarebbe la prima volta e siamo sicuri che accadrà nonostante le sue parole: “Era troppo per me. Sto lavorando sulla rimozione del ricordo”. 

Ad un follower che gli confessa la totale ammirazione per la sua musica, Dargen D’Amico risponde: “si vede che la musica è utile anche per te!” a dimostrazione di come l’artista viva personalmente la sua musica, essendone quasi geloso, soddisfando un bisogno che sta al polo opposto rispetto alle logiche fameliche di Spotify. E se dettagli così intimi possono aiutare qualcun altro ben venga, ma prima di tutto è chiaro come lo faccia per sé stesso, per un bisogno interiore: per quel che riguarda gli altri ha sempre preferito descriversi come: “un commediante, come Dante”.  

A proposito, riguardo il suo nuovo album ed i suoi contenuti Dargen si è così espresso: “Saranno i miei punti di vista più recenti. 

Un tema sempre molto importante per D’Amico è sempre stato quello dell’essere umano, in quanto inserito in un collettivo ed in quanto individuo. Nei quesiti posti dai fan troviamo la definizione: “Che sia funzionale alla farcitura della mia anima quando gli si chiede delle caratteristiche di una persona a lui affine. Insomma, non tutti siamo uguali e non tutti gli essere umani possono fare al caso nostro. Per ulteriori dettagli ed emozioni questo brano può esservi d’aiuto! Essere non è da Me.

Curioso come il rapporto con un altro essere umano venga spiegato come inevitabile: mi trovo in sintonia con un migliaio di parlanti la lingua italiana”, sottolineando come la comunicazione soprattutto nella musica stia alla base di un rapporto reciproco e che le eventuali barriere linguistiche hanno molta più influenza di quanto si pensi.  

Nostalgia Istantanea è stato un unicum nella discografia italiana nel momento in cui è uscito. Disponibile esclusivamente su iTunesun’ unica traccia di quindici minuti contenente un flusso di pensieri scritti in bilico tra il sonno e la veglia, come affermato dallo stesso Dargen D’Amico. I temi? La solitudine, la morte, la vita, la malinconia.. La nostalgia ovviamente: la stessa che descrive senza alcuna paura come “sintomo di pienezza vissuta”.  Restando su queste tematiche, un altro fan gli chiede come si fa ad addormentarsi quando vanno male le cose: “Male quanto, ma soprattutto, per quanto tempo?”. Mai generalizzare sui vari vissuti, ognuno sta combattendo una battaglia che sta cercando di portare a termine. 

Non di ultima importanza è il tema dell’amore, affine a quello delle donne. La risposta più incisiva riguarda ancora una volta l’eterno legame tra musica e sentimento: “Hai mai cantato una tua canzone ad una persona che hai mai amato?” “Sarebbe cannibalismo”.

Non esiste forse termine migliore per descrivere una situazione simile, visto che spesso e volentieri il bisogno di determinati brani nasce dal dover buttare tutto fuori ad ogni costo, quel tutto che non si è riusciti a condividere o a chiarire con la persona cui è destinata questa o quell’altra ispirazione.

A questo tema, strettamente legato alla musica, se ne aggiungono altri di tipo personale che vanno ad incidere ulteriormente sulle molteplici sfumature dell’artista: “La tipa di Malpensandoti come sta?” Ha avuto tre bimbe meravigliose e stanno tutte benissimo”. Una risposta che contiene un mix letale di ironia e malessere, un malessere divino come cantava in Modigliani.  



Una volta affrontati 
macro-argomenti del genere, Dargen non disdegna nemmeno di offrire i suoi punti di vista su quel che riguarda le relazioni a distanza ( “non la distanza, ma è il tempo che separa”) e l’infelicità dell’essere umano ( “Che si fa quando la vita ti regala solo sconfitte?” “Si spegne Instagram”). 

Abbiamo scelto di proporvi questo articolo particolare proprio per ritornare sui temi che riguardano la persona dietro l’artista ed il valore della sua musica commensurabile alla profondità effettiva di chi la produce. Dargen D’Amico da questo punto di vista ha sempre rappresentato un punto di riferimento, una stella polare in una galassia dove non tutto è come sembra. Sono piccoli dettagli quelli che ci permettono di distinguere la verità, nella vita reale così come nella musica, e che soprattutto ci permettono di diventare “arbitri”, come il vecchio Corvo d’Argento ama definire gli esseri umani.  

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.