Il rapper varesino ci delizia con un nuovo singolo, Sei Tu, con tanto di video ufficiale.

Kaso continua a sfornare brani nuovi, facendoli uscire con video frizzanti e piacevoli. Questa volta è il turno di Sei tu, brano prodotto dall’ormai compagno fisso Mauro Banfi ed estremamente chill.

Il video, realizzato da Labzero, si concentra su una cerimonia matrimoniale alternata ad un viaggio onirico nei meandri del subconscio del protagonista, un sindaco intento ad unire due giovani nel vincolo del matrimonio (Kyto, ormai anch’esso compagno fisso dai tempi di Tangram), con un’assidua alternanza di luci ed ombre.

E proprio l’inizio strizza l’occhio in maniera prepotente a Tangram e nello specifico all’indimenticabile C’è chi può e chi si attacca, brano con i featuring di Maxi B e Fabri Fibra, iniziando con:

“Volevo fare il figazziere di mestiere far vedere alla gente del mio quartiere che mi butta bene
Il p*ttaniere? No, il cavaliere? No
Solo credere che ho fatto un po’ di sano, cash flow”

Se anche voi siete inciampati sul far cadere nella rete vecchie ereditiere vi capisco molto bene.

Il brano può apparire leggermente attempiato rispetto alla direzione che ha preso la corrente dell’Hip Hop italiano negli ultimi anni, tuttavia è sicuramente ben scritto (come sempre del resto) e con delle armonie molto trasportanti. Un ulteriore tassello che ci fa capire che Kaso è tornato per fare la musica che lo ha sempre contraddistinto, con qualche indispensabile e deciso “aggiustamento”, ma indipendentemente da ciò che il mercato sembra imporre.

Siamo forse giunti al fatidico giro di boa? Dopo quattro singoli con annessi video ufficiali, nell’ ordine: Niente Da Dire, Molto Easy, Questo Bimbo e appunto Sei tu, forse è lecito aspettarsi che venga comunicato ufficialmente il next big step di Kaso, ormai tornato a tutti gli effetti nel panorama musicale della Penisola.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire