Il giorno dopo, il libro di Luchè pubblicato assieme alla riedizione di Potere, è un coraggioso flusso di coscienza.

Quando ho avuto tra le mani Il giorno dopo, la nuova – nonché prima – fatica letteraria di Luchè, avevo un po’ di timori dettati dalle tante aspettative che riponevo nei confronti del testo, che speravo potesse soddisfare le mie curiosità e i miei dubbi riguardo uno degli artisti italiani più validi degli ultimi anni. A lettura ultimata posso dire di aver dato risposta ai miei interrogativi, pur essendomi trovato di fronte ad una biografia – se così possiamo chiamarla – sicuramente atipica rispetto a molte altre.

Sin dalle prime pagine il libro di Luchè appare scritto in maniera molto spontanea, seguendo un ordine cronologico da un lato e dilungandosi in racconti e flashback dall’altro. Il modo in cui è scritto rende Il giorno dopo poco adatto forse ad un mercato editoriale in senso stretto – da questo probabilmente la decisione di pubblicarlo assieme al disco – ma contemporaneamente lo rende decisamente adatto a buona parte del pubblico alla quale è diretto.

Più che ad una biografia scritta con l’aiuto di giornalisti o scrittori, questo tomo sembrerebbe essere un insieme di lunghi pensieri e racconti di vita del rapper, esposti alla propria fan base senza nessun tipo di censura o moderazione, nei modi (talvolta la sintassi lascia a desiderare) ma soprattutto nei temi.

 

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I Co’Sang erano quello che in Italia mancava e hanno messo Napoli sulla mappa. “Il giorno dopo” esce venerdì e parlerò di tutto. Preordina ora su Amazon.

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Nelle decine di pagine si arrivano a toccare i punti più disparati, dalle motivazioni dello scioglimento dei Co’Sang alle difficoltà incontrate all’inizio della carriera da solista, passando per momenti più delicati come il racconto dei lati più privati e riservati del proprio carattere – il capitolo Essere sensibili è davvero emozionante – arrivando al rapporto con i colleghi, all’amicizia con CoCo e al meritato e sudato successo – musicale e imprenditoriale – che sta vivendo oggi l’artista campano. Tutto ciò (e non solo) viene affiancato spesso da numerosi aneddoti necessari a far capire al lettore quanto possa cambiare e segnare, nel bene e soprattutto nel male, nascere e crescere in una zona non facile di Napoli, vedendo e toccando con mano cose che nessuno dovrebbe nemmeno immaginare.

Seppur nei suoi brani da solista il rapper non abbia mai nascosto i suoi lati più intimi, con questo tomo ogni rima non capita ha acquistato senso, come in un puzzle da completare nel quale mancavano diversi pezzi.

Mettersi a nudo di fronte a decine di migliaia di persone facendo musica non è sicuramente facile, ma farlo con un libro credo sia ancora più complesso. Mettere nero su bianco ogni debolezza, ammettere e raccontare di aver svolto lavori illegali, di prendere il litio per la depressione ed altri dettagli, seppur affiancati da righe più frivole, deve esser stato impegnativo e doloroso: proprio per questo Il Giorno Dopo di Luchè più che un’opera letteraria è un diario, un testamento a cuore aperto da un artista al suo pubblico, con la speranza che quest’ultimo, talvolta troppo distratto ad urlare giudizi, possa finalmente comprendere l’artista e la persona.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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