Cos’è il rap se non un potente antibiotico? Qualcosa che va assunto quando si sta male e fa star meglio? Vediamolo assieme con la continuazione della storia dei Public Enemy.

Si vede che il dolore è ancora forte perché nel 1999 i Public Enemy pubblicano There’s a poison goin on! dei Altro album non proprio leggerissimo da ascoltare ma pregno di significato. Per esempio abbiamo 41:19 relativa alla sparatoria che ha coinvolto Amadou Diallo (la polizia gli ha sparato 41 proiettili centrandolo 19 volte). Consigliato l’ascolto anche della traccia “I”. Poi l’ennesima frecciatina al gangsta rap:

Hear the crime rhyme created a lotta robots, can the real lyric fix the shit that the time forgot?

2002 è Revolverlution. Primo album con al suo interno una raccolta dei live nelle maggiori arene del mondo e profonda critica politica Who voted for that asshole of your nation? nella canzone Son of a Bush, riferendosi sia al padre che al figlio.

Passano velocemente 3 anni e siamo di fronte a New whirl odor. “They say: the youth don’t matter and the old don’t mind, It takes a lot of spines.. to build all them young minds” (Bring that beat back). L’anno seguente troviamo Rebirth of a Nation che viene realizzato in collaborazione con Paris. Anche qui è presente la solita alternanza di problematiche sociali e nuove del XXI secolo come Plastic Nation che parla dell’aumento spropositato delle donne che ricorrono alla chirurgia plastica.

How_You_Sell_Soul_to_a_Soulless_People_Who_Sold_Their_Soul 

L’ultimo lavoro vecchio stampo prende il nome di How You Sell Soul to a Soulless People Who Sold Their Soul?. Scioglilingua pazzesco, questo è da ascoltare tutto d’un fiato fino all’exploit di The long and winning road che ripercorre i vent’anni della loro carriera.

Screamin gangsta twenty years later, of course endorsed while consciousness faded

(Harder than you think)

Nel 2012 un’altra onorificenza. L’ influenza del gruppo va ben oltre l’Hip-Hop ed infatti esso è stato citato da numerosi artisti di diversi stili come Kurt Cobain: It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back è infatti uno dei suoi album preferiti. I Public Enemy hanno anche aiutato la creazione e la definizione del rap metal attraverso la collaborazione con i Living Colour e con gli Anthrax. Pertanto, nel Dicembre 2012 è stato annunciato che il gruppo avrebbe fatto parte della classe dell’anno seguente per l’ammissione alla Rock and Roll Hall of Fame.

E come festeggiare se non facendo uscire altri due album? Eccoli! Most of My Heroes Still Don’t Appear on No Stamp e The Evil Empire of Everything.

“If I fall, just add another face to the wall, after all, these are the faces that they won’t show

(Most of My Heroes Still…)

On wi-fi got you gagging on Gaga, Pac made women cry from the very first line”

(I shall not be moved)

Qui troviamo anche Catch the thrown, canzone che prende in giro l’album Watch the thrown di Jay-Z e Kanye West, i quali in esso non fanno altro che ostentare le loro ricchezze.

Nel 2014 Chuck D lancia I PE 2.0 con Jahi come successore spirituale. Il duplice scopo di questo progetto, come il rapper di Oakland afferma è di “portare alcune tracce dal catalogo dei PE e rivisitarle” insieme a creare nuovo materiale con gli originali Public Enemy. Il primo album della trilogia è People get ready rilasciato il 7 ottobre 2014. InsPirEd è il secondo dell’11 ottobre 2015. 

Invece il tredicesimo lavoro in studio dei PE del 2015 è Man plans God laughs (traduzione di un noto proverbio ebraico), dalle sonorità decisamente più rinnovate e simili a quelle di oggigiorno.

Questi sono i Public Enemy, indubbiamente il gruppo più conscious e attento ai problemi dei più deboli che l’Hip Hop abbia mai avuto nel suo esercito. Estremamente produttivo, senza peli sulla lingua e sempre capace di affrontare temi nuovi in relazione alle generazioni che si susseguono nel tempo. E adesso, cosa ci riserveranno?

Grafica di Lorenzo Alaia e Ciro Maria Molaro.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire