Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Comagatte, poco prima della sua esibizione alla serata Mamadou’s Red Party di Lecco.

Possiamo considerare il 2019 un anno florido per noi donne. Da poco si è concluso il mondiale femminile di calcio. Evento che ha raggiunto dati da record, un’ondata di interesse che ha visto protagoniste delle ragazze, che tramite la loro semplicità, passione e determinazione hanno saputo trasmettere emozioni, ma soprattutto farsi riconoscere come delle vere campionesse in uno sport prettamente maschile.

Questo finalmente sta accadendo anche nella musica, principalmente nell’ambiente del rap, dove le donne sono sempre state in minoranza, un po’ nell’ombra, ma che ultimamente stanno uscendo sempre di più, e con grandissimi risultati.

A fine maggio, durante la serata Mamadou’s organizzata dal collettivo Ndp Crew, al Red di Lecco, si è esibita Comagatte, al secolo Serena Spadavecchia, che da Molfetta si è trasferita a Milano per coronare il suo sogno: quello di fare la rapper. Durante la nostra chiacchierata, parlando del suo trasferimento al nord dice: “Molfetta è la tradizione, il suono. Mio padre è chitarrista. Io facevo rap in dialetto sul funk quindi è stato il mio imprinting. Milano invece, per quanto mi riguarda è più business, è il vedere la musica a livello economico”.

Anche se poi nel suo pezzo M con la mano dedicato proprio a Molfetta, Comagatte dice  “Molfetta è bella quindi noi non ce ne andiamo” riferendosi appunto al suo amore e alla sua appartenenza pugliese, perché anche se non vive più li, con il cuore non l’ha mai abbandonata. Un inno che racconta quanto siano importanti le origini, un pò come diceva Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.

Quando l’ho incontrata, prima della sua esibizione, ho notato subito la sua voglia sfrenata di  salire sul palco ad esibirsi, quel posto che in un certo senso la fa sentire a casa, dove riesce ad esprimersi e a far uscire tutta la sua grinta e la sua determinazione, perché sul palco lei è davvero se stessa, riesce a trasmettere quello che prova facendo uscire il suo animo meridionale, quello verace. Un talento genuino, spontaneo; una come Comagatte ci si nasce, non ci si diventa.

Nei suoi brani non manca mai l’autoironia, caratteristica fondamentale che la contradistingue e la rende unica nel suo genere. Dal pezzo Stronza dove racconta della sua adolescenza, di una ragazza buona vittima di bullismo e che poi si è evoluta, facendo uscire la sua “stronzataggine”, che le ha permesso così di poter farsi rispettare, al suo ultimo pezzo Sfigata, uscito il 30 aprile per Horino Ent, che definisce “un altro calcio in culo ma questa volta si tratta di amore e invece di piangermi addosso  ho voluto scrivere in modo ironico, perché chi mi conosce sa benissimo che piango ogni 5 minuti anche se poi cerco sempre di trovare la parte comica della storia  per poi poterci ridere sopra facendo battute su battute.”

Ma Serena non è solamente Stronza o Sfigata, possiamo definirla Variabile, come appunto il titolo del suo ultimo album, Serena Variabile uscito ad aprile dell’anno scorso. Un album composto da sedici pezzi dove troviamo le mille sfaccettature della rapper pugliese.  Da quella più esuberante e sicura di sé a quella più fragile e sensibile. E a tal proposito le ho chiesto:

Ma Serena chi è realmente? Quale di queste anime prevale maggiormente?

«Io sono trifase, ho tre Serene dentro di me. Sono sensibile quando conosco una persona realmente. Nell’album ho voluto parlare di me e delle mie storie personali. Della mia famiglia, di mia madre ma soprattutto di quelle cose che mi fanno male e scrivendole mi ha fatto stare meglio. Ho fatto conoscere altri lati del mio carattere. Penso che Serena Variabile oltre alle diverse atmosfere che ha racchiude molto di me e del mio vero essere.»

Un album variegato che vanta di ottime produzioni, che vanno da quella più classic/old school di Squarta, a quella un po’ più elettronica di 2p e Adma a quelle più trap come Larry Joule e Laioung. E proprio sulla sua collaborazione con Laioung dice: “Giuseppe lo conosco da un sacco di tempo e posso considerarlo un fratello, ci vogliamo bene. La collaborazione è nata nel momento in cui lui mi ha scritto su facebook perchè aveva ascoltato qualche mio pezzo  e ci siamo fatti i complimenti a vicenda. Ho passato quattro giorni a casa sua e abbiamo fatto un sacco di musica. Sono stata molto felice di collaborare con lui anche perchè è una questione più fraterna che musicale. Chi lo conosce sa benissimo che lui vive la musica in maniera costante la fa 24 ore su 24. Anche se è un pezzo di m*rda. Scrivetelo.

Parlando sempre di collaborazioni, ci svela che il suo sogno più grande sarebbe quello di poter collaborare, oltre che con Achille Lauro e Massimo Pericolo, con il neomelodico Gianni Celeste, rivelandoci anche che quando lo ha conosciuto si è messa a piangere.

Uno dei suoi pezzi preferiti dell’album è “Facebook” infatti chi la segue nei social, capisce subito il suo forte legame che ha con i suoi fan, perché per lei è importante che siano parte integrante della sua vita, non solo artistica, ma anche privata.

A me piace un sacco far vedere la mia vita perché è bella senza togliere niente a nessuno, mi piace far vedere quando viaggio, quando piango, mi piace far vedere il mio ragazzo. Mi piace far vedere cosa mangio, sfogarmi, prendermela con i miei fan se mi danno fastidio. Qualsiasi cosa.”

Comagatte si definisce la rapper più social, le piace stare davanti a uno schermo, fare i video, intrattenere il suo pubblico facendo delle dirette Instagram che lei chiama “Radio Coraggio”. Uno dei suoi obiettivi è quello di lavorare anche nel mondo dello spettacolo televisivo, e chissà, magari partecipare ad un talent show. Deve ancora capire quale dei tanti può fare al caso suo.

Una donna e una rapper che non ha nulla da temere. Ogni ostacolo che ha dovuto combattere lo ha sempre superato con facilità, non pensa che essere donna sia un problema nell’ambiente del rap, perché se una sa rappare come lei non deve avere paura di nessuno.

Manca pochissimo al suo live, si specchia e vedo nei suoi occhi che si piace ed è pronta a spaccare tutto. Le chiedo a questo punto se vuole lasciare un messaggio ai suoi followers:

“Ai miei wildi! Io sono sempre stata sicura di me però ho sempre avuto quel lato timido, io sono in parte timida e ho paura ad espormi e mi limito un sacco. Ma proprio  grazie a loro ho battuto questa barriera, ma anche quella di lasciare la mia città. Grazie a loro sono riuscita a fare i bagagli e a trasferirmi su al nord.

Attualmente Comagatte sta lavorando ad un nuovo EP e sta scrivendo un libro, ma i live non mancheranno di esserci, non solo qui in Italia ma anche all’estero.

Usciamo dalla stanza e sul palco si accendono le luci…

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Nata l’11 settembre all’epicentro di un terremoto, Destinata in quel momento a buttar giù quello che trovo" cit. Mistaman Mi chiamo Elena, e abito a Monza, ma se per caso passate per Sesto potrete trovarmi tra le tag di qualche muro, come Exena. Cresciuta tra i palazzi e i parchetti della periferia milanese, con la voglia di uscire dagli schemi, di differenziarmi dalla moda del momento. Zaino in spalla e cuffie nelle orecchie, il bum bum cha ha sempre dato ritmo al mio passo, ai treni presi per raggiungere le più disparate jam e poter condividere sempre, con più persone possibili, questa mia grande passione: l'hip hop