Nel giorno di uscita del repack di Potere e del suo primo libro, Il giorno dopo, Luché è approdato al Carroponte per la tappa milanese del suo tour estivo.

Noi c’eravamo al live di Luchè al Carroponte e, tra i successi del passato e le hit del presente, vi raccontiamo com’è andata.

Il meteo ci aveva avvisati: un’afa tale non si vedeva da anni, le temperature sono così elevate che l’unico emittente di aria con cui vorresti trascorrere tutto il tuo tempo è il condizionatore, e venerdì sera ad infuocare ancora di più l’atmosfera già rovente di Milano ci ha pensato niente di meno che il calore tipicamente partenopeo di Luchè, che con il concerto al Carroponte ha colto anche l’occasione per festeggiare l’uscita del repack di Potere (contenente un inedito in inglese, Burn, un remix con Max Brigante di Non abbiamo età, Stamm Fort e una strofa di Tony Effe su 10 Anni fa) e del suo primo libro, Il giorno dopo.

“Luchè re di Napoli le fa la corte,

Luchè re di Napoli ti dà la morte.”

Sono sufficienti le prime note di Star per trasformare il parco industriale di Sesto San Giovanni nella corte del re di Napoli, in cui una fiumana di sudditi canta, salta e flexa sulle barre incandescenti di Luchè, in una scaletta che spazia dai successi passati come Nisciun, O’ Primmo Ammore, Ti amo e Che Dio mi benedica, alle hit di oggi tra cui le più recenti Parliamo, Stamm Fort e l’attesissima Torna da me.

Nelle due ore di live, Luca condivide il palco con alcuni colleghi, nonché amici storici: CoCo, per un’intensa e a tratti struggente interpretazione di Lo sai chi sono, alternata all’insolenza di 10 Anni fa e alla voglia di rivalsa, ormai ampiamente raggiunta, di Fin qui, Night Skinny, produttore di Casa mia (fingerò di non aver sentito la mancanza dell’ottavo re di Roma), e Lazza, con cui Luchè ha collaborato in Iside.

“Potere, stretto forte nelle mie mani.

Potere, stretto forte nelle mie mani.”

Luchè lo ripete quasi come un mantra alla fine de Il sorpasso, il “lato b” di Potere, in cui le punchline e l’arroganza vengono messe momentaneamente da parte per lasciare spazio ad un flusso di coscienza più introspettivo e riflessivo. E questo potere Luchè se l’è sudato e l’ha conquistato, e sul palco lo dimostra con la fotta e la consapevolezza di chi, dopo averlo pagato a caro prezzo, sa che adesso non lo lascerà più andare.

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