Abbiamo pensato ad un parallelismo tra due degli artisti più influenti nei rispettivi campi: Luchè per la musica, Stefano Sollima per il cinema.

Le analogie tra il cinema e la musica ci sono adesso e ci sono sempre state. Perché è proprio della natura stessa dell’arte il continuo contaminarsi a vicenda nelle sue forme, attingendo di conseguenza a tutto ciò che accade in un mondo in continuo cambiamento come il nostro. Così come ogni ciclo però, anche l’arte è destinata ad un continuo alternarsi di periodi di buio pesto ad altri di splendore lucente. In Italia questo discorso risulta essere ancora più accentuato, almeno fino all’ingresso degli anni ’10, dove cinema e musica ritornano a coesistere in un habitat reso saturo dall’avvento del web e della lobotomizzazione della televisione italiana.

Ciò che accomuna la rinascita di entrambe le forme è senza ombra di dubbio la ri-affermazione dell’importanza dell’autore. Quello stesso autore che era stato sacrificato nei primi anni 2000 a favore di prodotti che miravano più al consumo che al contenuto. Tra i protagonisti di cui possiamo tornare a vantarci troviamo due artisti che hanno cambiato le regole dei giochi nei rispettivi campi: Luchè e Sollima.

Il primo è il simbolo di un genere che sta raggiungendo picchi di maturazione inedita in Italia, con la costruzione solida di un immaginario affascinante e feroce, che attinge a piene mani dalla cultura di strada e da un’attitudine Hip-Hop che non vuole imitare nessuno, ma soltanto approfondire se stessa. Il secondo è invece protagonista di una ridefinizione dei modelli cinematografici italiani, ormai troppo usurati da valori decrepiti e da caratteristiche che oggi non riescono più a trovare respiro adatto nel contesto attuale in cui ci muoviamo. Sollima è infatti stato protagonista attivo della creazione di cult di genere come Gomorra e Suburra, i cui stili e le cui argomentazioni sono entrati direttamente nel quotidiano degli italiani.

Entrambi hanno avuto a che fare con la paura del cambiamento, dettato dal passaggio da un linguaggio ed un immaginario di provincia ad uno di più ampio spettro, che contenesse in sé dei codici internazionali senza però snaturare al tempo stesso l’impronta dei due artisti. Missione ampiamente riuscita, dato che – con gli ultimi rispettivi prodotti- Luchè e Sollima sono riusciti ad imporsi come tra i più influenti del panorama italiano, uno con Potere, disco che ha definito uno status ben preciso nel rap italiano e l’altro con Soldado, cult movie campione d’incassi che ad oggi si afferma come tra le migliori pellicole del genere.

Sembra che questo sia l’anno in cui l’Italia compirà definitivamente il suo processo di maturazione, impostando nuovi canoni all’interno dei suoi confini e puntando con convinzione verso orizzonti più ampi che fino a poco tempo fa sembravano impensabili.

Abbiamo ancora bisogno di guardare con invidia altrove? Sembra proprio di no.

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.