Akran ci racconta del suo percorso artistico e del suo ultimo album solista, dal titolo Meltin Pot Vol.1.

Akran è un giovanissimo rapper, originario dell’Eritrea ma cresciuto in Italia. Bologna è la città dove vive e dove ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo dell’Hip-Hop. Inizia proprio lì, sotto i portici bolognesi, il suo percorso artistico, inizialmente sotto lo pseudonimo Young Bolo, per poi, dopo una breve pausa musicale di circa due anni, tornare sulla scena con un nuovo pseudonimo: il suo vero nome Akran.

Da pochi mesi è uscito il suo nuovo progetto solista dal titolo Meltin Pot Vol.1. Un album composto da 12 tracce prodotte, oltre che da lui stesso (in due brani), anche da OG Beat, Farina e Vmoz.  Ma non solo, al suo interno troviamo importanti featuring, tra cui due pilastri della scena hip hop bolognese come Brain e Brenno Itani, nel brano Pezzo Grosso.

Abbiamo voluto scambiare due chiacchiere con questo giovane artista per farci raccontare meglio di lui e del suo nuovo album.

Ciao Akran, benvenuto su Rapologia! Ti va di raccontarci del tuo percorso artistico e di presentarti ai nostri lettori?

«Ciao, mi chiamo Akran sono eritreo ma sono cresciuto a Bologna. Tutte le cose che ho fatto le ho fatte qui, a Bolo. Il mio percorso musicale inizia nel 2007 con un progetto gestito da Mastino e altri rapper, ma fin da piccolo ho sempre ascoltato la musica rap, non ho mai ascoltato altri generi. Ho iniziato a rappare più o meno a 16 anni. Ho iniziato a scrivere e dopo un po’ di anni che avevo già fatto video e alcuni pezzi, ho conosciuto Yared dei Cammelli con il quale avevo instaurato un buon rapporto finché, per mie esigenze personali, ho voluto continuare a fare musica da solo. Inizialmente con il nome di Young Bolo, ma dopo un periodo vissuto ad Amsterdam dove ero momentaneamente fermo musicalmente, nel 2016  sono tornato a vivere a Bologna, e da lì è ripartita la mia avventura musicale utilizzando come nome d’arte il mio vero nome, Akran.»

Tu sei originario dell’Eritra, ma hai vissuto fin da bambino a Bologna, con un piccolo trascorso ad Amsterdam, per poi ritornare a Bolo. Nel tuo futuro, vedi sempre Bologna o hai in mente di spostarti, anche fuori dall’Italia?
«Non lo so, diciamo che la cosa di spostarmi è una roba che faccio spesso perché mi piace cambiare e non sono uno che ama stare fermo in un posto per troppo tempo. Però a Bologna sto bene, sono tornato qui e sono contento di starci e per ora non ho intenzione di spostarmi nuovamente.»

Meltin Pot Vol. 1 è il titolo del tuo nuovo album. Già dal titolo capiamo che la tua musica è  l’unione di tradizioni diverse ma che in realtà si fondono in un’unica identità. Che messaggio vorresti dare a chi lo ascolta?
«Partiamo dal fatto che per me la musica deve essere ascoltata principalmente. Ho voluto creare questo album amalgamando diversi stili musicali. In realtà il titolo viene anche dal fatto che in questo periodo storico dove ci bombardano di informazioni sembra quasi che la diversità sia un problema. Il messaggio di base è che l’unione fa la forza. La diversità non è un ostacolo ma un punto di forza, un valore aggiunto.

Vol. 1. vuoi dire che ci sarà presto un sequel?
«Sì, voglio portarlo avanti questo progetto. Infatti sto già lavorando al volume 2. Non voglio però spoleirare troppo (ride, ndr)»

Nei tuoi pezzi, come in 7k direttore e Pezzo Grosso, esprimi il tuo desiderio di diventare una persona potente o è una provocazione nei confronti di chi ha questo tipo di ambizione?
«Un po’ tutte e due, mentirei se ti dicessi che non vorrei essere nessuno dei due.  Il potere non è inteso come essere ricchissimo , ma più riferito al fatto di riuscire a realizzare i propri sogni.  Poter fare musica in un certo modo, cioè fatta bene. Potere inteso come poter fare tante cose. Però è anche una provocazione. Alla fine aspiriamo tutti ad avere potere.»

Pezzo Grosso invece vede la collaborazione di due pesi massimi del rap bolognese. Brain e Brenno. Come è nata questa collaborazione? Hai avuto modo di imparare da loro?
«Con Brenno siamo amici da un sacco di tempo, ci conosciamo da tanto e abbiamo collaborato già in passato. Anche Brain lo conosco da un bel po’ ma non l’ho mai frequentato più di tanto. Ultimamente grazie a Brenno ho avuto la possibilità di conoscerlo meglio e devo dire che mi sono trovato subito a mio agio con lui. Sono dei grandi entrambi!»

In Kunta Kinte racconti molto di te. Facendo un paragone anche con il protagonista della serie tv Radici. Nel brano dici: “Ho il sangue da schiavo ma il cuore da Re”. Oltre alle origini, cosa senti di avere in comune con il protagonista?
«La voglia di rivalsa.  Quando passi tanto tempo a lavorare sodo ma non ottieni i risultati desiderati o che ti prefissi , ti viene tanta voglia di rivalsa. La voglia di essere ciò che hai sempre creduto di diventare.»

Tu sei giovanissimo, quali sono i tuoi obbiettivi riguardanti la musica?
«Nella musica è quello di fare sempre meglio. Io mi diverto molto nel farla per cui in primis ti dico divertirmi sempre e che mi faccia sentire bene. Mi piacerebbe arrivare a più persone possibili. Finché c’è la passione voglio  continuare a fare musica al meglio, senza per forza dover stare a fare calcoli.»

Il suono dei tuoi pezzi, si discosta molto da quello che sta andando in questo periodo.. come hai scelto le produzioni?
«Le produzioni dell’album sono otto di OG Beat, che è un ragazzo che ho conosciuto tramite e grazie a mio fratello. Con lui ho trascorso un sacco di tempo in studio, ci beccavamo quasi tutti i giorni. Tant’è che abbiamo dovuto scremare tra tutti i vari lavori che avevamo fatto insieme. Poi ci sono altre due produzioni di Farina, e anche due beat prodotti da me.

Tutta la parte creativa comunque l’ho gestita io.»

Con quale artista ti piacerebbe collaborare in un futuro..
«Sembra strano a dirlo ma se c’era un rapper con la quale mi sarebbe piaciuto collaborare era Nipsey Hussle.

Come italiano, ti dico Gue Pequeno.»

Siamo arrivati all’ultima domanda, quella di rito. Ti lasciamo uno spazio libero  per comunicare direttamente con i tuoi fans..

«Seguire i propri sogni, crederci sempre e provare a realizzarli.»

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Nata l’11 settembre all’epicentro di un terremoto, Destinata in quel momento a buttar giù quello che trovo" cit. Mistaman Mi chiamo Elena, e abito a Monza, ma se per caso passate per Sesto potrete trovarmi tra le tag di qualche muro, come Exena. Cresciuta tra i palazzi e i parchetti della periferia milanese, con la voglia di uscire dagli schemi, di differenziarmi dalla moda del momento. Zaino in spalla e cuffie nelle orecchie, il bum bum cha ha sempre dato ritmo al mio passo, ai treni presi per raggiungere le più disparate jam e poter condividere sempre, con più persone possibili, questa mia grande passione: l'hip hop