Abbiamo intervistato Claver Gold per farci raccontare nel dettaglio Lupo di Hokkaido, il nuovo EP realizzato assieme ai Kintsugi.

Quello che la coppia Claver Gold/Kintsugi rappresenta per ogni appassionato del rap italiano è difficile da spiegare. La sensazione, però, è molto simile all’arrivo della primavera, dove tutto riprende colore, ogni cosa sembra trovare un senso e le idee sembrano essere più chiare. Un momento pieno di immagini e di sfumature, destinate a riempire una tela ancora bianca priva di un contenuto e di un proprietario.  Claver Gold e Kintsugi è la definizione di simbiosi, tesi comprovata della collaborazione artista/produttore che ormai da diversi anni si sta affermando nel rap italiano con ottimi risultati, ricamando un tessuto ampio, dall’underground sino al mainstream più smodato.

Così, a distanza di parecchi anni, i fan di Daycol o più semplicemente gli appassionati di genere affamati di un liricismo di un certo spessore, hanno nuovamente l’opportunità di viaggiare verso una nuova ed inesplorata destinazione, la quale ha un nome ed un significato ben preciso. Perché Lupo di Hokkaido si trova qualche fermata più in là di Melograno, che racchiudeva in sé quella necessità quasi bucolica di rappresentarsi, quella voglia inesauribile di piantare dei semi per poi vederli fiorire nel tempo. Ed è questo il motivo per il quale – ancora oggi – in molti ci nutriamo di quel disco periodicamente.

Lupo di Hokkaido non sembra però volerne seguire la scia, calcare la mano su un impronta ormai definita che non ha più bisogno di essere rimodellata. Questo disco di Claver Gold e Kintsugi è un nuovo capitolo a cui abbiamo voglia di assistere con occhi totalmente nuovi, completamente autonomi da ciò che è stato. In sintesi, potremmo dire che Lupo di Hokkaido è ambientato in un Giappone dove il tempo non sposa la razionalità, ma preferisce piuttosto seguire i flussi dettati dalla penna di Claver, che ci regala atmosfere magiche ed un concept inedito che si presenta ad ogni traccia, dal nome sino alla voce narrante all’inizio di ogni brano.

Il lupo in questione è una razza che viveva appunto sull’isola di Hokkaido, la più settentrionale delle quattro isole principali dell’arcipelago giapponese, ed era un raro esempio di animale endemico, ovvero presente esclusivamente in un dato territorio.  Il lupo si estinse nel periodo della restaurazione Meji avvenuta nella metà dell’800 in Giappone , nella quale i poteri forti del Paese diedero vita a una vera e propria rivoluzione industriale, sociale ed economica. Cambiamento che portò anche alla distruzione di certi habitat naturali nei quali il lupo viveva. Ad oggi infatti, del lupo di Hokkaido rimangono soltanto delle voci su presunti avvistamenti.

Un po’ la stessa sorte che – contestualizzata al nostro momento del rap italiano – sembra toccare ai liricisti come Claver Gold, i quali sono costretti ad adattarsi in un ambiente snaturato da tantissimi fattori esterni che hanno fatto perdere di vista il vero senso delle cose. Ma nonostante tutto  la musica continua a vivere così come le parole, e quegli avvistamenti – grazie ad artisti come Claver – sembrano essere una realtà più concreta di quanto si pensi, alla quale dovremmo guardare tutti con più attenzione in modo di salvaguardarla.

In occasione dell’uscita del disco, abbiamo quindi chiesto a Claver di raccontarci in prima persona Lupo di Hokkaido, traccia per traccia, in modo da ottenere una prospettiva personale ed unica del progetto.

 

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Un post condiviso da Claver Gold (@clavergold) in data:

Ciao Daycol.  Dopo l’annuncio di Lupo di Hokkaido non poteva che attirare subito l’attenzione la presenza dei Kintsugi, con i quali hai già dato vita a Melograno.  Immaginiamo che ci sono dei motivi ben precisi che ti hanno spinto a collaborare nuovamente con loro, specialmente dopo un progetto molto intimo come Requiem.
«Ho deciso di collaborare nuovamente con i Kintsugi perché dopo Requiem avevo bisogno di nuovi stimoli, nuove sonorità che uscissero un po’ fuori dai canoni del rap classico, cercavo qualcosa di diverso e sapevo che loro potevano darmelo! »

Possiamo definire Lupo di Hokkaido un concept album?
«Il concept legato alla cultura giapponese parte dal principio, da Melograno con Lady Snow, passando per Carpa Koi fino ad arrivare al Lupo di Hokkaidō. Siamo sempre stati affascinati dalla cultura orientale, soprattutto da quella giapponese, dai miti, dai racconti, da tutte quelle storie che raccontano di amori, mostri da combattere, storie fantastiche che riempiono l’immaginario di illusioni ed emozioni.»

A te la parola, adesso. Ci piacerebbe che ci raccontassi il disco traccia per traccia.

Intro: «La prima traccia del disco racconta metaforicamente la morte dell’amore, l’estinzione del riuscirsi ancora ad amare, come la morte del lupo di Hokkaido… nonostante le mille difficoltà, siamo ancora qui a raccontare di noi ed è questo l’importante. »

Ikigai: «Racconta una giornata tipo, la mia giornata tipo, quando tutti ti cercano ma tu non vuoi vedere nessuno, svegliarsi con i postumi e odiare il mondo ed avere bisogno solo di una persona al tuo fianco. Non è semplice fare un “traccia per traccia” di questo disco perché ogni pezzo non racconta soltanto una storia, ma più storie insieme. »

La tana del lupo: «È un testo molto personale che però si riflette anche nella cultura rap italiana, in quello che sta succedendo ora alla scena Hip-Hop, c’è amarezza e delusione ma al contempo anche fierezza nell’aver fatto una scelta, che probabilmente è la scelta più difficile, quella di rimanere veri in un collettivo di apparenza. »

Yuki: «in giapponese vuol dire Neve, anche qui c’è una metafora tra una storia d’amore e la neve… un amore effimero come la neve che prima o poi si scioglierà e rimarrà soltanto fango. Lei era fredda come la neve e tutto ricordava lei. »

Parte di me: «Ecco l’unico feat. del disco: chi se non Hyst, solo perché è giapponese? No, anche perché è un grandissimo scrittore ed interprete, ma il fatto che sia giapponese ha influito molto nella scelta… Ho contattato solo lui per questo EE. Questo è uno dei testi più complessi, un susseguirsi di immagini, metafore, rime di getto che si susseguono e rincorrono il tema principale che è la paura di sbagliare. »

Calicanto: «Nasce dopo una notte di insonnia, è il mio slam, la mia liberazione, un flusso di coscienza scritto di getto, senza pensarci troppo. Chiedevo a lei di rimanere, nonostante le paure, rassicurandola che in qualche modo il peggio è passato ed andrà meglio di così. »

Outro: «chiedete ai Kintsugi! »

Abbiamo quindi chiesto a loro le motivazioni dietro la traccia, e ne abbiamo approfittarci per raccontarci il loro punto di vista sulla collaborazione con Claver.
«Kintsugi è l’antica arte giapponese che consiste nel riparare oggetti di ceramica rotti, utilizzando metalli preziosi come oro e argento. L’oggetto riparato in questo modo avrà una vita nuova, un valore maggiore, proveniente dalle crepe della sua rottura ora messe in risalto. Ci piaceva molto questa metafora per diversi motivi; quello umano, ognuno di noi porta dentro le proprie crepe e ci piace l’idea che queste non vadano nascoste ma ricomposte e valorizzate. Poi c’è l’aspetto musicale, il Kintsugi è in qualche modo simile all’arte del campionamento, prendere pezzi scomposti e rimetterli insieme dandogli una nuova forma e una nuova vita.

La collaborazione con Claver Gold è partita nel 2012 a Bologna, ci ha presentato Kyodo (FNO) in un baretto della Bolognina durante un djset di DjLugi. Noi organizzavamo serate a Xm24 con OTM (il nostro collettivo) e non producevamo ancora, musicalmente ci occupavamo di sonorizzare cortometraggi e piccoli documentari. Il feeling è partito subito, tra cene, bevute e ascolti musicali. Ci siamo influenzati musicalmente a vicenda e nel nostro appartamento è avvenuto tutto in maniera spontanea, quasi per gioco, un paio di suoni, qualche sua strofa o freestyle, poi Claver preso dalla fotta del mood che avevamo creato insieme ha detto: “ok ragazzi facciamo un disco”. Tre anni dopo era fuori Melograno che conteneva già quelle bozze e idee. »

Dalle parole che vi abbiamo riportato ciò che viene subito fuori è l’empatia creata tra gli artisti in gioco, in grado di vedere nello stesso modo la musica, riuscendo così a darle una forma che rispecchia esattamente il modo in cui viene pensata.

Lupo di Hokkaido è di conseguenza un altro importante tassello non solo per Claver e i Kintsugi, ma per tutti coloro che cercano dentro la musica per trovarci qualcosa in più di un semplice passatempo. Non sappiamo ancora se questo disco riuscirà ad entrare nei nostri cuori come i progetti precedenti, ma i presupposti sembrano esserci tutti.

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