Il ritorno in strada di Kaso… in tutti i sensi!

Il rapper varesino torna a farsi sentire dopo più di una decade passata lontano dai palchi, precedendo l’uscita del suo secondo album da solista. Il titolo Niente da dire è un ossimoro in piena regola, perché il brano è più che altro uno sfogo e una spiegazione di ciò che è successo negli ultimi anni.

“Ho fatto quello che dovevo e non avevo… più niente da dire”

Il pezzo, prodotto insieme al musicista Mauro Banfi, è l’emblema del suo percorso jazz e funky che l’ha portato ad ampliare la consocienza musicale e a fondere l’Hip-Hop con diversi stili.

“Se non mi sentite da un po’ c’è un motivo,
potrei dire un blocco creativo, blocco emotivo, boh che scrivo?
Ho perso l’obiettivo, il rap cambiava veloce non lo capivo,
quel che sentivo faceva schifo”

Nel video di Niente Da Dire prodotto da Labzero non poteva mancare il suo compare Maxi B, con cui ha pubblicato due album di caratura nazionale. Il video è particolarmente easy, capace di enfatizzare lo storytelling dell’artista e la sua sempre presente umiltà, che si concretizza con l’etichetta staff e il classico “andare a spazzare la strada” sul finale.

Oltre ad un repentino cambiamento della scena rap italiana, la lunga pausa è avvenuta anche a causa di un lutto familiare che ha inciso sulle scelte del rapper di Tangram, spiegato nel dettaglio nella traccia:

“Poi il telefono é suonato e sono andato in sbattimento,
mio padre si è spento in un mese di tempo,
ho dato una mano a mia madre, rate funerale e poi pagare”

Noi speriamo vivamente che Kaso si aggiunga alla lista dei rapper che dopo un più o meno sostanzioso periodo di inattività hanno scelto di rilanciarsi e mettersi nuovamente alla prova (insieme ai vari Ape, Microspasmi ecc…) confrontandosi con un pubblico amante del rap profondamente cambiato.

In attesa di informazioni sul nuovo album noi… non abbiamo più niente da dire!

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire