Nell’olimpo del rap femminile, un posto spetta anche a Katerine Taylor: in arte Trina.

La storia del rap ha sempre conosciuto una polarizzazione tra la costa Est e la costa Ovest, corrispondenti non solo a due zone geografiche, ma anche e soprattutto a due “famiglie” musicali. Celebre è la faida che ha insanguinato l’America negli anni ’90 e che ha portato agli omicidi di 2pac e Biggie: altrettanto celebri coloro che hanno inteso raccoglierne l’eredità. Anche il rap femminile ha cercato di ritagliare per sé un posto in tutto ciò, anche se la scena rosa della West Coast risulta essere molto meno affollata di quella atlantica: se, infatti, la prima può vantare – tra le poche – The Lady of Rage e Yo-Yo, la seconda annovera icone come Lil’ Kim, le Salt-N-Pepa, Foxy Brown e MC Lyte.

Accanto a queste due correnti, ne troviamo anche una terza: il cosiddetto southern hip hop, che si è contraddistinto fin da subito per la violenza dei contenuti e le tinte dark delle strumentali. Questo si sviluppa a partire dagli anni ’80 in Florida, per esplodere tra la fine degli anni ’90 e i primi ’00 grazie a Ludacris, Lil Jon, Trick Daddy, Rick Ross e Lil Wayne. Anche una donna ha saputo emergere e distinguersi come uno degli esponenti di questa terza “branca” del rap: Trina.

Katrine Laverne Taylor nasce nel 1974 a Miami. Le sue rime, che la ragazza è solita scrivere nel tempo libero, arrivano alle orecchie del sopracitato Trick Daddy: questi decide di dare alla rapper la possibilità di apparire nel proprio secondo disco (www.thug.com) nel brano Nann Ni**a. Il successo commerciale del brano permette a Katrine di ottenere un contratto con la Slip-N-Side Records, sua etichetta fino al 2011.

Nel giro di nemmeno venti anni, Trina si è ben presto imposta come una delle rapper più prolifiche di tutta la storia: nella sua discografia troverete, infatti, cinque album, undici mixtape e quattro EP. Attualmente, la rapper è al lavoro su di un sesto disco (The One) – previsto per quest’anno – e su di un joint project con il mentore Trick Daddy, anticipato dal singolo Paradise.

Trina non ha mai ottenuto il successo e la notorietà di una Missy Elliott o di una Nicki Minaj, ma è riuscita a conquistarsi il rispetto dell’intera comunità hip hop. Inserita dalla celebre testata Billboard nella lista delle trentuno donne che hanno cambiato l’hip hop, la rapper si è distinta per le proprie rime aggressive e per una bad attitude invidiabile: non per nulla, Trina è conosciuta con il titolo di “baddest bit*h” del rap game. Nei mesi scorsi, ha rilasciato a sorpresa un EP (Blue Magic), per intrattenere i propri fan nell’attesa di The One, che dovrebbe ospitare artisti del calibro di Lil Wayne, 2 Chainz e Nicki.

 

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Dei suoi lavori, vi segnalo in particolare Diamond Princess: accolto positivamente dalla critica, il progetto consta di diciassette tracce, che vedono la collaborazione di un Rick Ross allora debuttante, di Missy, Eve, Ludacris, Fabolous e della cantante Tweet. Le produzioni sono opera – tra i tanti – di Cool & Dre (Salud! dei The Carters), Kanye West, Just Blaze (Song Cry di Jigga) e Jim Jonsin (Space Bound di Em). Trina ha inoltre prestato la voce a diversi altri esponenti del rap game, come i Run the Jewels (Panther like a Panther), Lil Wayne (Wowzerz) e a Yo Gotti nel celebre remix di 5 Star.

Il nostro vuole essere un invito a riscoprire questa artista, per dare a lei e al rap femminile il giusto credito: buon ascolto!

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