Cardi B è la prima donna solista a vincere il Grammy per il Best Rap Album.

La notte scorsa, si è tenuta la 61esima edizione dei Grammy presso lo Staples Center di Los Angeles. Questi premi sono considerati i più importanti nel mondo della musica e, come ogni anno, la cerimonia è stata accompagnata da numerose (e legittime) polemiche per quanto riguarda le nominations. Peccato che, al di là di questa normale routine, nelle scorse ore si sia consumato un fatto che ha fatto storcere un po’ il naso a diverse hip-hop head sparse per il mondo: Cardi B ha vinto un Grammy nella categoria Best Rap Album con il suo progetto di debutto, Invasion of Pricacy.

Il disco è uscito nell’aprile del 2018, ha raccolto il plauso unanime della critica, riscosso un notevole successo commerciale e dato vita a due #1 nella Billboard Hot 100 (Bodak Yellow e I Like It). Prevedibile quindi trovare Cardi B tra gli artisti nominati: la “rapper”, infatti, oltre a Best Rap Album, è stata proposta per Best Rap Performance, Album of the Year, Record of the Year e Best Pop Duo/Group Performance.

La Recording Academy è sempre stata restia ad assegnare questi premi alle donne nelle categorie del rap e le eccezioni si contano sulle dita di una mano: Lauryn Hill, Missy Elliott, le Salt-N-Pepa, Queen Latifah ed Eve. A queste leggende si è aggiunta anche Cardi B.

La vittoria di Belcalis Almanzar – nome di battesimo della “rapper” – è una sconfitta per l’intera cultura hip-hop e, in particolare, per il rap femminile. Se guardiamo agli altri MC che, insieme a lei, hanno concorso per la statuetta troviamo Pusha T, Travis Scott, Mac Miller e Nipsey Hussle. Pressoché tutti avevano puntato sulla vittoria dell’ottimo Daytona, del disco di Mac o su Astroworld. Contro l’aspettativa di molti, invece, a trionfare è stato Invasion of Privacy.

Prima di lei, solo Lauryn Hill aveva vinto questo premio come membro dei Fugees: era il 1997.

Il nostro tono polemico è dettato da due ordini di ragioni. Anzitutto, Invasion of Privacy è oggettivamente inferiore – in termini di qualità – rispetto a un Daytona o ad un Astroworld. Cardi B non ha proposto nulla di innovativo, quanto a suoni, e i contenuti delle “sue” barre non ne fanno una storyteller. Questo disco è un prodotto commerciale, fatto di singoli mangia-classifiche destinati a lasciare il tempo che trovano. Se guardiamo, poi, al lato tecnico, non possiamo che metterci le mani nei capelli: Cardi non riesce a tenere testa ad un beat, flow pressoché inesistenti così come metafore e punchlines. Qualcuno osa forse dire che nenie come Be Careful o I Do hanno un flow degno di questo nome? A noi sembra proprio di no.

In secondo luogo, come è possibile che la prima donna a vincere questo prestigioso riconoscimento sia stata proprio lei? Qualcuno osa dire che Invasion of Privacy è superiore agli album rap femminili nominati nelle scorse edizioni? Date un ascolto a Supa Dupa Fly di Missy Elliott (nominato nel 1998), a Scorpion di Eve (nomination nel 2002) o a Pink Friday di Nicki Minaj (in corsa nel 2012) e chiedetevi se IOP è veramente migliore. Senza tenere conto del fatto che l’unica donna degna di ottenere una nomination in questa edizione era Nicki con Queen: probabilmente tracce come LLC, Chun-Li, Barbie Dreams, Coco Chanel, Ganja Burn, Barbie Tingz e Good Form non sono abbastanza rap per la Recording Academy rispetto ad una Bodak Yellow o ad una Money Bag.

Cardi B è un ottimo personaggio mediatico che ha beneficiato delle proprie apparizioni nello show Love&Hip-Hop, della propria comicità e della propria ignoranza, tanto di moda oggi. La “rapper” non ha una cultura musicale, ha riproposto ciò che molte altre donne hanno fatto prima di lei, non ha talento e grazie a tutto questo ha vinto un Grammy per il Best Rap Album: tutto ciò ha dell’incredibile.

Questo premio va a braccetto con tutti coloro che continuano ad additare Cardi B come la nuova regina del’hip-hop e IOP come il migliore debutto dai tempi di Hardcore (1996). Vergogna a chi continua ad alimentare idee simili. La Recording Academy, questa notte, ha compiuto una grande ingiustizia e noi non la dimenticheremo facilmente.

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