In occasione dell’uscita di Niente Di Me, il nuovo album di AINÉ pubblicato per Universal Music, abbiamo avuto modo di conoscere meglio l’artista romano e le sue preferenze nella scena italiana ed internazionale.

Quando mi è stato detto che avrei avuto la possibilità poter parlare con AINÉ, mi sono subito esaltato. Nonostante molti lo considerino laterale al nostro genere, credo che sia comunque interessante ascoltare l’opinione di un artista, nello specifico musicista, con un’esperienza così vasta ed un curriculum altisonante che non è affatto lontano da quello che tutti i giorni trattiamo sul nostro sito.

In effetti Arnaldo Santoro, classe ’91, è un giovanissimo talento canoro e polistrumentista con una solida esperienza alle spalle che vanta frequentazioni nelle migliori accademie italiane e statunitensi come la prestigiosa Venice Voice Accademy di Los Angeles e il Berklee College of Music di Boston grazie ad una borsa di studio vinta tra migliaia di iscritti in tutta Europa all’importante Umbria jazz nel 2015. Circa un anno dopo uscì il suo album di debutto Generation One: un disco indipendente uscito per TOTALLYIMPORTED, frutto di una grande ricerca musicale che vede presenti nell’album diversi featuring appartenenti alla scena hip hop italiana, a cui segue nell’autunno dello scorso anno la pubblicazione dell’ep UNI-VERSO.

Poco tempo è invece passato dal 18 gennaio di quest’anno, giorno di pubblicazione di Niente di me. L’ultima uscita targata Universal che sta riscuotendo ottimo successo, specie dal giudizio della critica e dal feedback delle grandi radio. È la sintesi naturale di un processo che congiunge i suoi precedenti lavori e infine sfocia in un lavoro in cui, per la prima volta, AINÉ è compositore unico sia dei testi che delle strumentali. I suoni delle prime pubblicazioni, che rappresentano il periodo soul/hip hop intriso di viaggi statunitensi, progrediscono e si fondono con una scrittura più “commerciale”, mantenendo intatta l’autenticità produttiva dell’artista.

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Ma qual è il vero senso della chiacchierata tra me ed Arnaldo? Beh, semplicemente la passione per la musica, più precisamente per l’hip hop e la musica black. Un termine che, ad oggi, sia meglio non usare con leggerezza ma come fonte di ispirazione per musicisti, cantanti, MCs, beatmakers e qualsiasi altra figura legata al nostro genere.

Sono estremamente soddisfatto e tutt’ora stimolato da quello che è venuto fuori. E spero vivamente che possa suscitare lo stesso in voi:

La tua identità musicale probabilmente viene spesso confusa dagli ascoltatori “medi”, secondo te l’Italia è finalmente pronta per AINÉ?
«Data la risposta iniziale che stiamo avendo dell’album direi proprio di si. Non sto avendo alcun tipo di problema di incomprensione nei confronti del pubblico, poiché ha molte sonorità hip hop, soul, e soprattutto pop. Ha ottenuto anche una buona risposta anche da parte delle grandi radio, testate giornalistiche e dalla critica in generale. Quindi credo che quel discorso per me non valga più. Sicuramente qualsiasi musica sperimentale di un certo tipo, trova delle difficoltà ad arrivare agli ascoltatori nell’immediatezza, ma non è il mio caso.

Ritengo che per l’artista la soddisfazione più bella sia di essere ascoltato da più persone e fare centro il più possibile, con più menti diverse possibili. Con Niente di me, in questo senso, siamo riusciti a trovare una vera e propria chiave. Un ottimo compromesso tra quello che ero e quello che sarò. Quel discorso dello stravolgersi per sfondare nel ‘mainstream’ non mi s’addice più, perché io stesso sono cambiato. Cambio in continuazione, e la musica e i musicisti devono cambiare! Bisogna stare al passo con i tempi, essere sempre curiosi e non perdere mai di vista il nostro obbiettivo principale: arrivare alla gente, senza troppi problemi mentali o troppe fisime. Se non arrivi alle persone con la tua musica, vuol dire che quella cosa non va bene. Invece personalmente noto che con Niente di me, io ci sia riuscito».

Per ascoltare qualcosa che ti sia il più vicino possibile musicalmente si dovrebbero googolare nomi come Rejjie Snow, Thundercat, Kaytranada, Knxwledge, James Blake… E in effetti ho sempre pensato che le tue ispirazioni venissero oltreoceano o comunque da ulteriori scene europee. Tu cosa ascolti? E da chi prendi ispirazione?
«Tutti i nomi che hai citato li ascolto tutti da ormai 7 o 8 anni circa. Ascolto Thundercat da quando suonava la batteria col fratello. Per quanto riguarda lo stare al passo con i tempi con i gusti musicali, ci sto dentro proprio alla grande! Bisogna riuscire a fare i conti con quello che è oggi la musica. Il filone black-hip hop lo seguo da sempre e continuo a farlo tutt’oggi. A volte ascolto un po’ di indie. Sta uscendo roba interessante in Italia e all’estero, chiaramente. Ascolto tanta musica diversa, non ho alcun tipo di limite».

E nel panorama rap internazionale?
«A me piaceva tantissimo Mac Miller, è il mio preferito. Da quando non c’è più, ho un grande amaro in bocca. Anche Kendrick Lamar, anche se lo preferivo in To Pimp A Butterfly. C’è Ivan Ave che mi fa impazzire, e ovviamente l’ultimo disco di Mac Miller è tra i miei preferiti. Per me Malcom ci sarà sempre».

La tua formazione è sicuramente il perno centrale su cui si fonda il tuo meritato successo e nelle strumentali si percepisce. Quanto è diverso l’approccio quando si compone da soli? Se vuoi, parlaci di una tua giornata in studio.
«Parto dalla struttura musicale. Ho sempre la melodia in testa, poi registro con il cellulare il primo arrangiamento e faccio un provino. Infine vado dai ragazzi e la “riarrangiamo” tutti insieme in studio. L’ultima cosa che metto sono le parole. Avendo il brano finito riesco più facilmente ad aggiungere e coordinare i suoni con le parole».

Ah quindi un po’ come fanno i rapper: scrivi sopra delle strumentali che tu stesso componi. Ed è così che nasce Niente di me?
«Niente di me nasce dalla ricerca e dall’ascolto di musica diversa. La scrittura di questo album mi si è accesa attraverso gli ascolti che abbiamo fatto anche della musica italiana, i classici come Pino Daniele e Lucio Battisti. Tutto il filone blues e soul italiano è stato fondamentale per la nascita di questo lavoro. Anche se il mio genere non suppone la ricerca di un liricismo elaborato. È più dare un suono con le parole giuste al posto giusto.

Nonostante le diversità, il fulcro centrale è stato sempre fare un certo tipo di musica, di qualità. Quindi, sono soddisfatto di ciò che è venuto fuori. Vado a duemila all’ora e sto già pensando al futuro. Sai, ho un altro disco pronto praticamente, mi ci penseremo poi… Non voglio neanche dirlo! (ride, ndr)».

Nell’album sono presenti due collaborazioni interessanti con artisti del nostro settore come Willie Peyote e Mecna. Come avete partorito l’idea di lavorare insieme?
«Prima di tutto loro sono amici. Abbiamo un rapporto umano, che è la cosa più importante. E poi niente, è andato tutto molto in maniera naturale e limpida. Gli ho mandato i provini e a loro sono piaciuti fin da subito. Hanno dato una grande spinta a questi pezzi con le loro interpretazioni che, volutamente, non sono state snaturate».

Generation One è un album in cui sono presenti molti incroci di genere come RnB, jazz e soul, ma soprattutto evidenti punti di contatto con l’hip hop, sia per i feat che per le sonorità. Mentre Niente di me, credo abbia subito un normale processo di evoluzione artistica e forse personale. Cosa è veramente cambiato da quel 2016 ad oggi?
«Penso che sia normale cambiare o evolversi. Se non ci fosse stato Generation One, ora non sarei qui a parlare con te, in questa sede Universal. Non ho pensato a nessun tipo di genere. Io stesso mi sento già diverso. Anzi, io sono cambiato anche da Universo ad oggi. Sono una persona che varia molto perché voglio stare al passo con i tempi. Non voglio mai rimanere in un posto preciso: mi piace cambiare anche città, per esempio. Sono un camaleonte di natura.

L’importante è fare le cose senza che nessuno ti inviti a qualche sorta di costrizione. Ho scritto interamente queste canzoni, partendo da zero. Le ho portate ad Universal così com’erano e così sono piaciute. Mi sono sentito libero. Mi devo sentire sempre libero nella mia arte e nel mio modo di esprimermi. Per scrivere e produrre devo percepire necessariamente questa sensazione. Se per assurdo domani mi chiedessero di fare una roba specificatamente hip hop o jazz o di qualsiasi altro genere, non riuscirei. Devo avere la libertà di chiudermi in studio con i miei ragazzi e nessuno deve impormi nulla».

Il feeling con i rapper è sempre stata una tua peculiarità. C’è qualcun’altro con cui vorresti lavorare?
«Mi piacerebbe molto lavorare con Fabri Fibra. Anche con Franco 126. E poi ti direi Gemello, Willie Peyote, Mecna, Ghemon… Ma fortunatamente già ho avuto queste bellissime opportunità e loro sono già tra i miei preferiti da tempo».

Ultima domanda. Sappiamo che sarai a breve in tour in alcune città italiane. Come si svolgerà il tuo live? Hai voglia di dare qualche anticipazione ai tuoi ascoltatori?
«Certo! Nel nuovo tour rimarremmo fedeli all’album sia musicalmente, sia nella scelta della scaletta. Poi quest’anno sarà full band, quindi vi consiglio di venire!»

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NIENTE DI ME Tour. Full band. Prevendite e biglietti disponibili. Date in aggiornamento. Per info e Live Booking @radar_concerti. Non vedo l’ora 🌹

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