Analizziamo Per Sempre di Don Diegoh e Macro Marco, traccia contenuta nel loro ultimo album Disordinata Armonia.

Nelle precedenti puntate abbiamo analizzato i testi Vendetta di MarracashLa Solitudine di RkomiPrega per Noi di Achille LauroLascia Stare di Fabri FibraIron Maiden di AxosParanoia Mia di Ernia e Lunedì di Salmo. Continuiamo la rubrica con Per Sempre di Don Diegoh e Macro Marco

Come le scorse volte, se prima ti serve una rinfrescata riguardo alle figure retoriche clicca qui.

Analisi tecnica di Per Sempre di Don Diegoh e Macro Marco

La canzone contenuta in Disordinata Armonia non ha uno schema preciso ma i versi terminano sempre in rima o assonanza. La composizione segue lo schema verso-bridge-ritornello. Gran parte del componimento è formato da una scrittura per immagini che serve a far percepire all’ascoltatore una sensazione di confidenza e immedesimazione.

Ricercando le figure retoriche si nota un incrocio tra iperbole e metafora nel verso “Francesco dentro la mista metteva una piantagione“, dove quest’ultimo termine citato è sia un’esagerazione voluta per rafforzare il concetto sia una parola usata in senso figurato per esprimere il riferimento alla marijuana. È presente un’allitterazione della sillaba “ei” nel verso “tu sei lei nei miei frame“, con l’effetto di imprimere un particolare suono durante l’ascolto.

Naturalmente si può vedere anche l’uso delle similitudini, che hanno lo scopo di sottolineare e rafforzare il concetto (ad esempio ne troviamo una nella barra “ti ho aspettata come i dischi di Nas“). A fine componimento si può distinguere un’anafora, infatti due versi consecutivi iniziano con lo stesso termine “quanto” (“Quanto tempo resta per dare tempo a te stesso? Quanto ne do’ al capo e ai sogni che m’ha promesso“), inoltre nella stessa frase il termine “tempo” può essere inteso come una diafora perché viene utilizzato prima per definire il tempo che ci rimane da vivere e, poi, quello che lasciamo per noi stessi; ma una diafora ancora più evidente la si può osservare nella barra “in cui si è tristi e contenti a metà, senza una metà” con il termine “metà”.

A inizio bridge si vede un’anastrofe che funge da marcatura del concetto principale del verso invertendo l’ordine usuale delle parole (“e anche se dei treni non sono passati mai”), in questo caso si invertono i termini “passati” e “mai”. È presente un uso ampio delle domande retoriche e troviamo anche un’antitesi nel finale del bridge “tornano tutti per andarsene per sempre”, poiché i termini tornare e andare sono volutamente contrastanti l’uno con l’altro.

Infine, anche se non proprio palese, si può considerare una sineddoche sia l’utilizzo della parola “Nike” nel verso “più che mostrarti la suola delle mie Nike”, perché esprime il genere (Nike) per la specie (scarpe), che l’uso del termine “bar” nel periodo “fa freddo mettiti il giubbotto poi beviamoci il bar”, perché definisce il tutto (bar) per la parte (drink).

 Don Diegoh Macro Marco © Beatrice Chima

Analisi contenutistica di Per Sempre di Don Diegoh e Macro Marco

La canzone parte con una prima quartina che funge da introduzione: lo scrittore usa il pretesto del desiderio – introdotto con le prime parole “io volevo solo” – per cominciare a narrare la sua gioventù attraverso vari aneddoti. Diegoh comincia, quindi, a ricordare l’infanzia attraverso delle immagini che sembrano molto dei momenti che si possono facilmente concepire nella mente ascoltando la traccia. Un’infanzia nella quale sin da ragazzo non ha scelto la strada che avrebbero voluto i genitori ma ha intrapreso un percorso segnato dalla passione, per cui anche a scuola pensava maggiormente a scrivere i propri testi piuttosto che seguire le lezioni.

Ma il racconto, molto malinconico e nostalgico, si interrompe bruscamente con un repentino ritorno al presente – introdotto col termine “oggi” – dove il protagonista in questione non si sente pienamente realizzato, né sotto il punto di vista delle relazioni interpersonali né sotto il profilo realizzativo.

“Oggi sono stanco e perdo la gente vicina a me
Mio fratello, mia sorella, neanche il tempo di parlare
Se non per i regali di mio padre a Natale
L’avresti tu detto mai che poi si arriva a un’età
In cui si è tristi e contenti a metà, senza una metà”

Proseguendo si nota un ritorno al passato avviato con “rimo da quando” e così ecco che crea altre immagini come fatto precedentemente, il tutto sempre con una poetica che le rende vivide e intense. Conclude la prima strofa con qualche pensiero personale che fa trasparire una certa disillusione verso la vita, disillusione che si collega al precedente ritorno al presente. È come se in tutta la prima strofa alterni passato (che trasmette una sensazione positiva, o per lo meno nostalgica) e presente (che invece comunica sentimenti più tristi, di disincanto).

Il bridge riassume brevemente il concetto della traccia: non sempre tutto va per il verso giusto e questo può abbatterti ma si deve essere in grado di andare avanti da soli, perché nessuno resta al nostro fianco per sempre. Il ritornello prosegue per questa direzione: è più importante essere che apparire, è più importante fare che parlare.

La seconda strofa di Per Sempre di Macro Marco e Don Diegoh parte con un riferimento alle proprie ambizioni riflettendo sul fatto che quando nasciamo dobbiamo farci spazio e camminare sulle nostre gambe. In questa strofa i balzi tra immagini del passato e del presente si fanno meno marcati, inoltre è presente una quartina molto significativa che si discosta temporalmente dalle altre poiché è in un futuro prossimo immaginario:

“Chiedo di questi anni che cosa mi resterà?
Forse qualche vecchia foto ed il tempo che se ne va
Sogno mia sorella che sboccia e diventa mamma
Voglio trasformare i fogli in soldi per mio papà”

Il sogno di avere ancora momenti emozionanti con i propri familiari, le uniche persone che ci resteranno accanto in ogni momento, e la voglia di ripagare i propri genitori per tutti i sacrifici fatti. Diegoh inoltre esternizza anche quanto sia fondamentale per lui la scrittura come forma di antidoto quando i problemi bussano alla porta. Lo sfogo che nasce dallo scrivere un testo gli dà la forza di affrontare le varie problematiche che si configurano nel suo percorso.

Conclusioni

Diegoh e Macro hanno dimostrato che si può ancora fare rap puro nel 2018 (2019), con metriche cucite minuziosamente sulla base che quindi diventa un tutt’uno col testo. Un testo che si compone da una gran quantità di versi che formano strofa lunghe, controcorrente alla piega del giorno d’oggi che punta invece su strofe piuttosto brevi e quindi canzoni spesso sotto i tre minuti.

È possibile fare rap puro nel 2019? La risposta è si, basti pensare ai grandi lavori usciti lo scorso anno per renderci conto che ci sono ancora molti liricisti di indiscutibile bravura. Pensiamo a Rancore e Musica Per Bambini, a Johnny Marsiglia e il suo Memory, anche passando dall’underground al mainstream ci sono vari esponenti che nonostante qualche sperimentazione musicale (a volte anche molto forte) sono rimasti fedeli alle radici rap, basti pensare a Salmo, Luche o Ernia.

Don Diegoh e Macro Marco

Correlato:

  • Leggi la nostra intervista a Don Diegoh e Macro Marco.
  • Leggi la nostra recensione a Disordinata Armonia.

Grafica di Matteo Da Fermo.

Commenti