L’uscita di Sopranos pt III ci ricorda che l’Hip-Hop continua a vivere, sempre e comunque.

Pochi giorni fa è uscito Sopranos pt III di Bassi Maestro, Egreen e Dj Shocca, terzo episodio di un brano culto fondato sul boom bap e sulla sana competizione tra gli MC presenti sul tappeto musicale pregiato costruito da Roc Beats.  Il brano è uscito senza pretese, solo per una necessità naturale data dalla reunion dei tre artisti e dal mini-tour che sta coinvolgendo alcune città dello stivale per delle serate Hip-Hop in piena regola.

La natura stessa di questo brano contiene in sé una magia che va oltre ogni concezione logica dell’industria musicale o del panorama attuale.  Ancora – dopo svariati anni in cui i protagonisti sembrano rimanere sempre gli stessi – strofe come quelle di cui parliamo sembrano spiegarci perché gli attori dell’Hip-Hop in Italia possono essere contati sulle dita di una mano.

Non è neanche un qualcosa che vuole essere legato alla coerenza o allo stile con il quale si presentano (sicuramente i loro profili social non saranno inondati da ragazzine con gli ormoni esplosi o da fighetti chic alla ricerca del capo costoso ancora inedito). Stesso discorso per la rilevanza della musica di cui parliamo. Sono pezzi che possiamo sentire in serate ad hoc, con un amico che ama il rap tanto quanto lo ami te (idealmente) oppure ai concerti. Difficilmente puoi trovare Sopranos pt III nelle classifiche, nelle radioline bluetooth dei liceali o nella televisione. Sicuramente il successo che oggi ha ottenuto il rap ci ha aiutato a sdoganare situazioni inedite – vedi i Colle che vanno a Radio Deejay a presentare Adversus ma resta tutto limitato in quel momento, in cui le cose accadono ma difficilmente si protraggono nel tempo.

Vuoi una mancata educazione all’ascolto, vuoi una cattiva impostazione del sistema mediatico che vige in Italia, ma ciò che ci chiediamo un po’ tutti è cosa diavolo ci sarebbe di male se pezzi del genere passassero in radio come qualsiasi altra cosa oggi passi da lì. La strumentalizzazione dei media in Italia è uno dei temi portanti della natura corrotta di molte cose che popolano la nazione. I quotidiani ad esempio, in giro per il mondo fondano la loro autorevolezza sul confronto diretto con i lettori. Spesso e volentieri, leggendo testate come El Pais o il Time, troverete tra le colonne il confronto di un esperto del settore – solitamente già affermato – che critica, descrive e confronta le scelte di un giornale schierandosi dalla parte del lettore. Questa è la democrazia della comunicazione. L’opinione della contro-cultura è una parte fondante della cultura stessa. Quindi perché non dare la stessa esposizione ad artisti che hanno posto le fondamenta di un genere come il rap – oggi spopolato in Italia – dando però nei loro brani una visione totalmente opposta ed alternativa da quella perpetrata dai media.

L’intenzione di un simile approccio non deve sicuramente essere quella di influenzare l’ascoltatore medio come accade, ma dargli gli strumenti giusti per essere in grado di interpretare una realtà complessa che descrive meglio di qualsiasi altra cosa la fluidità della società attuale.

Discorso che va anche applicato a contesti come quello di Spotify, la piattaforma di fruizione principale della musica, ma anche alla televisione che sappiamo essere lo strumento chiave per l’italiano medio, oltre che il principio da cui sono nate tutti le abitudini degli italiani. Magari, invece di avere talk show mediocri e imbarazzanti, sarebbe piacevole dare più spazio ad una cultura rinnovata, attirando l’attenzione dei pubblici. Non basta però invitare in trasmissioni popolari il degenerato di turno tatuato in faccia e con problemi di droga per fargli una gogna mediatica, o invitare l’artista del momento e trattarlo come se fosse scemo o fuori dalla realtà. Sarebbe bello che si desse spazio all’altro lato della medaglia, ascoltando le voci di protagonisti che potrebbero rappresentare un riferimento culturale per molti giovani che oggi si avvicinano a questa cultura.

L’unica libertà che oggi possediamo davvero è quella di scegliere a nostro piacimento.  Noi non stiamo qui a dire che è giusto ascoltare qualcosa e non qualcos’altro, ma la prerogativa fondamentale della libertà di scegliere è sempre stata alla base di uno sviluppo coerente in qualsiasi campo. Quindi, se ipoteticamente facessimo ascoltare Sopranos pt III a un campione casuale trai fruitori medi attuali, buona parte di questo campione reagirebbe in modo negativo alla proposta, perché troppo distante dal trend del momento e non in linea con i suoi parametri – che hanno più fondamenta sociali che artistiche – poiché questo tipo di pezzi viene ancora trattato con distacco dall’opinione pubblica, pur essendo la vera natura di ciò che oggi spopola tra gli utenti italiani.

Un discorso piuttosto triste, condito dall’abuso di certificazioni che oggi rendono persino uno YouTuber sconosciuto più noto di artisti veri come quelli di cui parliamo. Sopranos pt III è un pezzo dalle rime d’oro, ricco di attitudine, passione e dedizione alla causa da parte dei tre, senza alcun interesse per quello che può essere un tornaconto di qualsiasi genere, oggi alla base delle logiche di produzione musicali. La musica è arte ed in quanto tale dovrebbe nascere spontaneamente così come la sua diffusione. Un patrimonio che tutti noi ci sentiamo in dovere di proteggere a spada tratta.

Grafica di Matteo Da Fermo.

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