I Colle Der Fomento contro le difficoltà e tutto quello nuoce all’hip-hop: scopriamolo attraverso quelle che secondo noi sono le migliori barre contenute in Adversus.

Viviamo in un periodo molto peculiare per il rap nostrano, in cui nonostante le classifiche di vendita siano colme di esponenti della scena di cui vi parliamo giornalmente, ci sono MC storici che faticano a trovare il proprio spazio e, talvolta, decidono di abbandonarlo del tutto. Ciò non è affatto un bene – ponderando ogni caso, sia chiaro – perché in questo periodo, più che mai, serve l’apporto di chi ha contribuito a portare il rap italiano a questo livello dove, fin troppe volte, il contenuto e la veridicità delle parole diventano secondarie alla moda del momento e al personaggio che ci si è costruiti addosso.

Da anni si aspettava il nuovo album dei Colle Der Fomento, con la speranza che quell’hip-hop difeso a spada tratta da Danno, Masito e Dj Baro potesse portare una boccata d’ossigeno in un ambiente asfissiato da elementi nocivi sia per la musica in questione che per la suddetta cultura in generale. Il 16 novembre 2018 l’attesa è finita e, finalmente, il loro quarto album ufficiale è tra noi: andiamo allora a vedere assieme così si cela dietro le barre di questo importante album intitolato, appunto, Adversus.

Adversus Colle Der Fomento

Il concetto della guerra è chiaro e tondo, dal titolo alla copertina, passando per i brani stessi, in particolare quelli che delimitano il disco: Storia Di Una Lingua Guerra – di cui potete vedere il videoclip ufficiale cliccando qui – e Mempo, brano che prende il nome dalla maschera utilizzata dai guerrieri giapponesi fino al XIX secolo, e il cui ritornello fa:

“Adversus, maschera da guerra
Cicatrici come stemma
Come Destino ma resta una mia scelta
Adesso uso l’ultima gemma
L’ultima battaglia per mettere insieme ogni frammento
Sull’incudine forgio il mio accento
Tengo quello che è mio e lo difendo
Colle Der Fomento, mempo”

Due tracce con il tema della guerra messo al centro, scritte e prodotte dopo tante battaglie combattute con un solo credo in mente. Quale?

Il Colle crede nel rap, in quello vero, non in quello portato avanti da tutta quelle gente che – nonostante non vada a tempo, non faccia rime e chi più ne ha più ne metta – viene etichettata come rapper, denigrando chi invece versa sudore e sangue su ogni singola barra.

“E se la gente è fessa
a me non mi riguarda la mia musica è sempre questa
E tu non puoi cambiarla,
parla dall’anima per l’anima de li mortacci vostra
Che manco andate a tempo e vi ostinate a farla”

E ce lo ripetono anche in Lettere d’Argento, traccia in cui spiegano a chiare lettere il perché continuano a spingere forte questa musica:

“Come nel ’90 il Colle sta spingendo e insiste
Riempio il foglio senza scriverle
E per uccidere ho scritto lettere
Alla leggera prendo te che non hai contenuti
Hai fatto solo citazioni dopo tanti studi”

“E ancora brucio sto microfono e ne so’ capace
E questo foglio è il mio bisonte bianco
Il mostro che ho di fronte quando mi rifletto nel mio specchio infranto
Scrivo quindi sono vivo
E tengo vivido sto suono dentro al quale sopravvivo”

Danno rincara poi la dose nella title track dell’album, sopra la fortissima strumentale prodotta da Dj Craim (autore di quasi tutti i beat, eccetto due lasciati rispettivamente a Little Tony Negri e Bassi Maestro) e lo fa prendendo le distanze da quella scena agli antipodi con i valori che lui ha costantemente valorizzato e difeso:

“Ho dato sempre e solo amore alla mia gente
Se te non l’hai capito zi davvero non fa niente
Sta bene anche il veleno di un cretino
Ragazzino convinto che il successo è il suo destino
Resto indifferente al vostro mondo ridicolo
V’ho dato sette anni e non m’avete smosso manco di un millimetro
E ancora non capite ancora che ve c’accanite
Siete scrausi dentro per questo è chiaro che ancora subite
Ma da voi stessi vi vedo poco perspicaci
Rapaci ma non siete capaci
Io faccio il mio e non lo faccio né pe’ loro né pe’ l’oro
Lo faccio solamente perché sinnò me moro”

Ma anche il buon Masito, sempre in Adversus, non è da meno:

“Più pretese delle prime donne
Con più trucco delle prime donne
Adorati come madonne
Noi ancora in piedi come le colonne di Roma
Voi solamente un bug nella nostra storia”

Colle Der Fomento

Il nuovo album dei Colle Der Fomento, tuttavia, non è solo una guerra contro quella fetta della scena che la formazione romana (e non solo…) vorrebbe estirpare, ma è ancora una volta uno specchio di ciò che provano e sentono Masito – “e senza manco cresce son diventato grande” – e Danno – “ma io penso diverso, in un’altra direzione, vado solo verso il basso perché è lì che trovo il sole” – e degli ostacoli che hanno dovuto affrontare lungo il loro percorso.

Un esempio, chiaro e tondo, può essere Polvere, in cui i due sono a faccia a faccia con il loro passato e ricordano tra l’altro, attraverso le barre di Danno, anche gli album che hanno preceduto Adversus e i tempi trascorsi assieme ai Cor Veleno (da sottolineare anche la citazione a Tanti Saluti di Primo e Squarta):

“Provo a rimettere per bene tutti quanti i pezzi in fila
Ma trovo solo il conto degli errori miei
Che se potessi li riporterei tutti al punto di partenza
Prima dell’Odio e della Scienza
Prima del Fomento e del Veleno in quattro in quella stanza
A dividerci le rime e l’incoscienza
Adesso in questa assenza la mia onda si infrange
E l’ombra dietro me ha sempre più la forma di una falce
Mi dico non si piange mi ripeto
Non si torna indietro
Mentre scivolo nel buio insieme al mio segreto
Fino alla fine fino in fondo tutto deve andare
Come le mie parole in questo temporale
Ma non è ancora giunto il tempo per il gran finale
E so che “certe volte anche chi parte rimane”

Molto interessante, poi, risultano le strofe presenti all’interno del brano numero quattro di Adversus, Noodles.

Con un titolo che è un riferimento al film C’era una volta in America con protagonista Robert De Niro, nei panni di David “Noodles” Aaronson, qui i tre pionieri dell’hip-hop nostrano rispondano letteralmente alla domanda che sicuramente gli avrà fatto tutta quella gente che aspettava questo disco dal 2007, anno in cui usci il loro ultimo album ufficiale, Anima e Ghiaccio.

“Che cosa hai fatto per tutto questo tempo?

Ho preso qualche treno qualche nave qualche sogno qualche tempo fa
Seguendo un’intuizione e poi sono tornato qua
Coi miei bagagli a mano su per tutte queste scale
Scalciando contro il cielo scavando sul fondale
Senza pensare a ciò che ho perso nel tragitto
Tenendo stretto il meglio di me stesso che non ho mai scritto
Ringhiando al buio contro una parete
Grattando via la quiete saltando giù nel vuoto senza rete”

Non è facile raccontare le proprie difficoltà, tantomeno metterle a nudo sopra un beat, perciò brani e dischi come questi non possiamo che apprezzarli e supportarli in ogni causa, cercando di offrirgli il rispetto e lo spazio che meritano.

Sperando che non sia veramente la loro ultima poesia – come dice Danno nella bellissima Nostargia all’inizio della sua strofa – e spezzando anche una lancia a favore delle due sedici di Kaos OneAdversus rimane a tutti gli effetti la quarta prova d’amore del Colle all’hip-hop, un amore celebrato attraverso quelle rime e quella fotta che hanno reso i tre romani tra gli esponenti principali di quel rap fatto, sempre e comunque, secondo tutti i crismi del caso.

Bentornati massicci, la vostra musica ci è mancata, molto.

“È il faro che mi illumina dentro la tempesta
Il fuoco che scalda e meraviglia
La luce che ancora brilla
In mezzo a un mondo che strilla è Sibilla
È la musica che parla sottovoce quando arriva
Parla mille lingue e rende eterna la mia vita”

Grafica di Matteo Da Fermo.

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