Dopo quindici anni, vi spieghiamo perché The Black Album di Jay-Z suona ancora come grandioso.

Quelli di voi che hanno vissuto in diretta l’uscita di The Black Album, lo ricorderanno sicuramente per un annuncio che sconcertò il rap game: questo disco infatti avrebbe dovuto essere l’ultimo di Jay-Z. Il rapper e magnate dell’industria musicale aveva deciso di sconvolgere i propri fan con questa dichiarazione, confessando che “il gioco non era infuocato” che “l’hip hop era divenuto banale“. Fortunatamente per noi, nel 2006 Jigga sarebbe tornato con Kingdom Come – una delle sue prove meno brillanti, ma il primo di una serie di altri sei album (di cui due joint project).

Il quindicesimo anniversario della release di questo progetto, avvenuto ieri 14 novembre 2018, ci ha fornito l’occasione di ricordarne la grandezza e la profondità che lo rendono uno degli album migliori di Jay-Z.

The Black Album arriva nel 2003 a distanza di due anni dal noto The Blueprint e – quanto a strumentali – si pone nel solco innovativo aperto e tracciato dal predecessore. Se infatti i lavori pubblicati da Jigga sul finire degli anni ’90 (dal Vol. 1 fino a The Dynasty) costituiscono la prosecuzione naturale del sound originatosi con Reasonable Doubt, The Black Album continua a proporre ai fan di Hova suoni freschi e inediti, sulla scia di quanto già fatto dal primo Blueprint.

Le basi di questo disco vennero affidate a vari esponenti del mondo hip hop dei primi ’00. Tra i tanti, troverete Timbaland, il quale avrebbe fatto magie anche in The Blueprint 3 (2009), Kanye West, i Neptunes, Rick Rubin, Eminem ed altri come Just Blaze (Freedom di Beyoncé), The Buchanans (Double Trouble di Fabri Fibra), DJ Quik (collaboratore di Snoop Dogg e The Game) ed Aqua.

 

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Nelle tracce di The Black Album viene dato spazio ad entrambe le anime di Jay-Z, cioè quella più festaiola già consacrata in lavori come il Vol. 3 e quella più riflessiva che avrebbe trovato il proprio compimento in 4:44. Ampio spazio viene infatti concesso alla famiglia di Jigga, in particolare alla madre Gloria che si occupa del coro di 4th December e al padre Adnis (Moment Of Clarity): personaggi che faranno il loro ritorno in Smile e Adnis, brani presenti nel lavoro più recente del rapper. Altrettanto memorabili Encore con le sue incursioni di Mr. West nei background vocals e Public Service Announcement, un must nei live di Hov.

Dal disco sono stati tratti singoli che hanno fatto la storia del rap e che hanno definitivamente impresso Jay-Z nell’immaginario collettivo: stiamo parlando di Dirt Off Your Shoulder, ma soprattutto di 99 Problems. Sul beat prodotto da Rubin, Hova ha reso indimenticabile il già celebre “I got 99 problems, but a bi**h ain’t one“, guadagnando anche un Grammy nella categoria Best Rap Solo Performance.

Di diritto nella mia top 5 di dischi di Jigga (insieme a Blueprint e Blueprint 3, Magna Charta e 4:44), questo album suona come nuovo ancora oggi. The Black Album è l’ennesima dimostrazione del fatto che Jay-Z sappia reinventarsi ad ogni disco, rimanendo al contempo fedele a sé stesso e al proprio personaggio.

Forse sarà 4:44 ad essere il suo ultimo lavoro e, proprio per questo, questo anniversario ci fornisce l’opportunità di conoscere, riscoprire ed approfondire questo capolavoro. Buon ascolto!

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