Abbiamo avuto il piacere di realizzare un’intervista ai Cor Veleno, da poco fuori con il loro nuovo album Lo Spirito Che Suona.

C’è una precisa immagine nella mia mente, tra tutte, che non dimenticherò mai relativamente alla morte di Primo Brown e riguarda il suo funerale. Infatti, nei vari video che circolavano online mi fece molto riflettere vedere quella folla di persone sotto la pioggia, tutti quei giovani e adulti riuniti per dare l’ultimo saluto all’artista romano. Quello che a mio avviso era palpabile, anche da un semplice video, è che le persone si trovassero lì perché sinceramente affrante e non per presenziare ad un funerale di un personaggio famoso. A pensarci bene non poteva essere diversamente: a soli 39 anni se ne andò uno degli artisti più grandi della storia della musica italiana, oltre che un ragazzo al quale tutti volevano bene.

A quasi tre anni da quella dolorosa perdita, Grandi Numeri Squarta hanno deciso di pubblicare un nuovo disco dei Cor Veleno, frutto di mesi di lavoro, reso possibile anche e soprattutto da Mauro, il padre di David, che ha acconsentito ad utilizzare le strofe che il figlio aveva registrato prima della sua scomparsa. Lo Spirito Che Suona non è però un disco amarcord, è un vero e proprio nuovo lavoro del gruppo romano, grazie al quale si è potuto tenere ancora una volta in alto il nome di Primo e si è potuto canalizzare tutto l’amore che la nostra nazione prova per lui.

Per l’occasione abbiamo avuto l’onore di scambiare due parole con Grandi Numeri.

Ormai il disco è uscito da qualche tempo: sta rispecchiando le vostre aspettative?
«Ti dico una cosa che forse non ti aspetti: tutti noi che abbiamo lavorato al disco – da me a Squarta, Gabbo, ma anche al padre di David – non avevamo particolari aspettative riguardo questo album. L’idea che ci ha spinto a fare questo disco, infatti, è diversa da quella che spinge generalmente un artista o un gruppo a fare un album. Ritenevamo che ci fosse ancora bisogno di raccontare qualcosa della storia dei Cor Veleno e dei Cor Veleno con Primo. Quindi dopo aver riflettuto e parlato tra di noi abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo discorso con tutta la paura del caso, essendo stato anche abbastanza doloroso, come è facile immaginare. Però abbiamo messo tutti noi stessi in questo lavoro e credo che alla fine si sia sentito. Anche perché da parte nostra c’è stato il desiderio forte di far sentire ancora oggi la voce di Primo e di farla sentire anche da un punto di vista più intimo rispetto al passato. Quando stavamo iniziando a lavorare ci sono stati un sacco di artisti che hanno voluto prendere parte all’album, alcuni sono riusciti ad entrarci come ospiti, altri purtroppo no a causa dei tempi “tecnici”. Quando abbiamo mosso i primi passi per questo disco siamo stati subito colpiti dall’affetto di tutti gli artisti che volevano farne parte, ma non è stato semplice all’inizio perché era pur sempre un disco che poteva presentare dei pericoli, non volevamo ad esempio che fosse una sorta di album amarcord, come magari immaginavano molti. Questo è un disco nuovo dei Cor Veleno a tutti gli effetti.»

Sappiamo tutti perché ci è voluto tanto tempo per questo lavoro, e inoltre in diverse interviste avete spiegato come ha preso forma. Quello che voglio chiederti è, una volta iniziato a lavorarci, il concept è rimasto sempre lo stesso o avete cambiato spesso idea?
«Il titolo del disco fa riferimento a un sample tratto da una versione inedita di un brano di Primo, In nome del Padre. Fu utilizzato come bridge di A Pieno Titolo, che uscì sull’onda dell’emozione più che con l’idea di fare un disco vero e proprio. Con Danno infatti ci vedemmo e pensammo di fare un omaggio a Primo e lì utilizzammo quella parte. E in un certo senso la stella polare di tutto il progetto è stata proprio questa frase, quel campione è un po’ come se ci avesse dato sempre la spinta e la direzione giusta. Lo spirito di Primo infatti, non tanto a livello religioso, ma a livello musicale, era lì e ci dava molti input su come realizzare questo disco. Quando tu realizzi un disco hai ovviamente delle dinamiche che sono frutto di confronti, anche scontri ma quando una persona non c’è è tutto diverso, manca un pezzo. E questo poteva rappresentare lo scoglio più grande, ma nonostante questo ti garantisco che è stato tutto molto fluido e facile. Non volevamo come ti dicevo che apparisse come un disco di ricordi, tributi alla memoria di Primo e non è successo perché sono tutte tracce che arricchiscono ulteriormente l’universo dei Cor Veleno, nelle rime, nelle canzoni, nelle storie, andando ulteriormente ad approfondirle.»

In passato siete stati in contatto con Major, questa volta avete voluto evitare o non è semplicemente capitato?
«Quando lavori in un campo che è quello musicale per tanti anni, fondamentalmente i rapporti non si interrompono mai. C’è tantissima gente in gamba che lavora nella discografia italiana con cui abbiamo lavorato, abbiamo condiviso tante soddisfazioni che costantemente ti danno anche un motivo di orgoglio, sono presenti e ti fanno sentire ancora al centro di certe dinamiche. Un conto è quando devi lavorare per questioni contrattuali con determinate persone, un altro è quando invece non hai rapporti professionali con loro ma comunque continui a sentirli vicini.»

Quindi non avete pensato di proporre questo disco a qualche realtà più grande?
«Non ci abbiamo proprio pensato come ti dicevo. Abbiamo lavorato a questo disco in maniera totalmente fluida: è stato un susseguirsi di vocali su WhatsApp e incontri con artisti giorno dopo giorno. Abbiamo passato tanto tempo con i colleghi di sempre, alcuni che magari sono cresciuti anche con noi e tutto è nato in maniera immediata e logica. Se il disco fosse nato all’interno di una Major sarebbe venuto bene ugualmente, ma forse sarebbe stato frutto di un percorso diverso, ma nel nostro caso non abbiamo mai pensato a quel contesto, pur rispettandolo. Semplicemente il disco è nato da noi in studio e lo abbiamo portato avanti così.»

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In una traccia dici, con un gioco di parole, che oggi basta un tasto Insta per fare la storia”. Relativamente a questo, credi che i social e nello specifico Instagram siano un aiuto alla promozione di un artista o stanno al contrario dando più spazio all’apparenza, al vendersi bene? Primo cosa penserebbe di questo?
«Sei entrato proprio nel centro della questione: ti immagini queste dinamiche relativamente al contesto musicale di vent’anni fa? Se Kurt Cobain o Jim Morrison, avessero avuto a disposizione questi mezzi – che comunque facilitano la comunicazione dall’artista al pubblico – sono convinto che li avrebbero utilizzati. E sono convinto che anche Primo avrebbe preso parte a questo universo. I social sono fantastici, sono chiavi per raccontarsi, al di là delle strutture “ufficiali” che compongono il percorso che fa ogni disco e ogni artista. Personalmente però credo che a volte chi fa musica per modo di dire o ha iniziato ieri non dovrebbe avere questo tipo di canale a disposizione. Cioè se sei un artista poco capace è un controsenso, va anche contro di te. Se sei un caso umano la gente ti segue, ma lo fa perché ride di quello che fai e questo non porta buona pubblicità né a te né alla musica. Anche perché poi finita la tua stagione di viralità il posto tuo lo prenderà un altro personaggio che fa ridere. Mentre chi è protagonista la storia la fa sempre, non sui social network. Chi sa cosa vuole dalla musica e sa come darsi alla musica i social teoricamente li usa in modo diverso.»

Da poco, invece, è uscito il video di Niente In Cambio: qual è il concept che volevate trasmettere a chi lo guarda? 
«Abbiamo incontrato Antonio Usbergo e Niccolò Celaia di YouNuts!, che realizzano tantissimi video, ai tempi dei BrokenSpeakers (di cui erano e sono parte) avevano iniziato a fare video con noi. L’idea era di utilizzare una volta tanto un mezzo come quello dei videoclip, che sappiamo ormai girano su internet più che in televisione, per fare sentire anche la voce di chi non ha voce. In quelle immagini c’è tantissima gente stereotipata, demonizzata dai politici e non solo. Sicuramente quelli che vivono ai margini non sono tutti santi, ma da qua a metterli al centro di un inferno mediatico e bruciarli solo perché non sono simili in tutto e per tutto a noi come usi e tradizioni ce ne passa. Il video voleva trasmettere senza esasperare i toni questo, voleva evidenziare che alla fine siamo tutti veramente uguali. Volevamo che ci fosse un momento non “gridato”, come molti politici attuano invece grazie al vecchio meccanismo del “dividi et impera”, del creare il sospetto nell’altro. Quando il mondo ha tante cose da risolvere perché gettare benzina sul fuoco come molti fanno? Noi volevamo fare l’opposto. Abbiamo cercato, senza montature o finzioni, di trasmettere questo. C’è da dire poi che sono stati molto bravi i registi, a coinvolgere persone qualsiasi, non attori.»

Tra tutti i brani dei Cor Veleno qual è il brano che più ti fa emozionare?
«Forse ti direi 21 Tyson. Lì è nato qualcosa di bello perché avevamo tantissime canzoni che avevamo registrato prima, da ragazzini, quando comunque suonavamo tantissimo, ma con quel brano abbiamo messo una prima pietra importante al nostro progetto. Per un qualcosa di più romantico ti direi dischi interi come Bomboclat, che ha delle canzoni come Ciao Fratè e Cor Veleno, ma anche più avanti con Diamanti in Nuovo Nuovo e Buona Pace. Porto tutto nel cuore perché tutto mi ha lasciato dei bei ricordi e mi ha fatto crescere.»

Hai citato Diamanti, una delle mie tracce preferite. Ogni volta che l’ascolto, come per altri vostri brani, mi sorprendo della forte attualità ancora musicale e lirica del pezzo. Se in futuro deciderete di pubblicare altre nuove strofe di Primo, pensate che potranno essere ancora attuali?
«Intanto grazie mille delle parole. In questo momento guarda non ci pensiamo, però ti dico che in stiamo pensando ai live, dove ti confesso che ci saranno delle vere e proprie sorprese a livello di spettacolo e alcuni di questi dettagli faranno capire allo spettatore quanto è ancora fresca la roba che ha scritto Primo. Non posso dire molto però ci saranno cose arrangiate in una chiave inedita. Non so poi quando e se vedranno la luce altre strofe, perché questo progetto aveva senso per come è uscito, in futuro non so se si ricreerà la stessa chimica. Però ti garantisco che ci sono delle cose potentissime, sempre attuali. Alla fine è proprio questo Lo Spirito Che Suona: al di là dell’amore per la musica che ha fatto unire tanti artisti anche diametralmente opposti per fare questo disco, nel quale Primo vive, Lo Spirito Che Suona si concretizza nel fatto che la sua musica riesce ad essere sempre fresca nonostante il tempo passato dal suo addio.»

Poi c’è da dire, secondo me, che lui era una persona particolarmente diretta e perspicace, nei brani come nelle interviste andava sempre dritto al punto facendo delle analisi sempre puntuali e non è da tutti.
«Si, è vero. Questa è una caratteristica che ha sempre avuto. Tra i tanti motivi che me lo fanno rimpiangere questo è uno di quelli, tra di noi non abbiamo mai avuto filtri ma lui soprattutto ti diceva sempre quello che pensava.»

Avete mai pensato ad una sorta di Posse Track in onore di Primo?
«Credo che ci sia già qualcosa ma non posso fare spoiler anche perché altrimenti dopo mi tocca litigare con tutti (ride, ndr). Però pensa che anche nel disco c’è una traccia che non è una posse track ma è un regalo che Gemitaiz e Coez hanno voluto realizzare (il brano Una Rima Una Jam ,ndr), che è un richiamo ad una canzone storica di Primo. Hanno saputo omaggiare nel modo giusto David nella traccia. C’è da dire poi che sono tra gli artisti giovani che più stimiamo.»

Tornando invece ai live, come vi piacerebbe portare in giro il disco? Ci saranno gli strumenti?
«Preferisco non raccontarti quello che succederà perché gli spoiler anche quando vado al cinema sono l’ultima cosa che vorrei ascoltare (ride, ndr). Un po’ come per questo disco: noi l’abbiamo pubblicato in poco tempo e non ci aspettavamo molto. Tutto l’amore che ci sta arrivando poi è magico, incredibile. E lo stesso vorrei che accadesse per i live. Non ti posso quindi dire molto, ci saranno sicuramente gli strumenti ma invito a venire a vedere ciò che avverrà, merita molto, sarà una cosa diversa. Inizieremo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.»

 

 

 

 

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