Kendrick Lamar è tornato a parlare del suo classico “Good Kid M.A.A.D City” in un’intervista. E sembra che un nuovo disco sia all’orizzonte…

Sono ormai passati sei anni dall’uscita di “Good Kid M.A.A.D City”, il capolavoro che ha consacrato Kendrick Lamar come uno degli MC più influenti della nostra generazione. Anche se la definizione di MC sembra oggi quasi limitante nei suoi confronti. K.Dot verrà definito un poeta, un genio e – da quest’anno- anche un premio Pulitzer, riconoscimento arrivato grazie all’ottimo “DAMN”, che – numericamente parlando- rappresenta l’apice della sua ascesa iniziata ormai molti anni fa.  Ma ciò in cui è riuscito “GKMC” difficilmente sarà emulabile da altri progetti.

Ma perché? Kendrick ne ha parlato nella sua recente intervista rilasciata a GQ Australia nella quale afferma con convinzione come quel disco abbia dato una grossa mano ai suoi amici di infanzia a tirarsi fuori dalla situazione di disagio nella quale sembravano costretti a vivere per sempre in quel di Compton:

«Nessuno intorno a me riusciva inizialmente a capire come potessi rendere interessante le mie emozioni e le mie abitudini. Presto però tutti hanno capite grazie a quelle liriche che si poteva guardare oltre. Non per forza dovevamo diventare degli spacciatori o degli assassini»

Dentro quel disco ci sono tante cose belle, dagli storytelling di “the Art Of Pressure” e “Sing About Me” sino ai tecnicismi raffinati di “Backseat Freestyle”, passando per le sinuose “Bitch Don’t Kill My Vibes” e “Poetic Justice”. Tanti contenuti che riescono a colpire lo stomaco e il cuore dello spettatore, che si identifica a sua volta in quel flusso di parole così ispirato e sincero in ogni sua sfumatura. Eppure gli spazi e i tempi che racconta sembrano quasi fermarsi ai confini di Compton, dove si consumavano le storie di Lamar e i suoi soci di strada. La differenza la fa però il modo in cui K.Dot riesce a fare sua quella realtà, filtrandola ed elaborandola a suo modo, trasformandolo in poesia, in motivazione ed in stimolo.

«Quando lo hanno ascoltato per la prima volta sono scoppiati tutti a piangere. Non potevano credere che qualcuno raccontasse in quel modo la loro storia, che poi è anche la mia. Ma io li conoscevo bene uno per uno e so quanto valgono. Nonostante fossimo soltanto dei ragazzi»

Oggi Lamar si presenta in una steakhouse assieme a Jay Rock per rilasciare una delle sue sporadiche interviste. Deve essere una sensazione strana incontrarlo, si sa davvero poco di lui, come si trattasse di una persona che appartiene ad un altro mondo. Ma K.Dot conosce bene il peso delle sue responsabilità. Ha scelto di essere ricordato, di rimanere impresso nella storia come i suoi grandi predecessori, con i quali intrattiene a volte dei dialoghi immaginari quando ha bisogno di cercare la sua ispirazione. Le domande postegli sembrano quasi le stesse ma lui risponde sempre con grande metodicità.

«Da dove viene la tua ispirazione?”»
«Sai cosa pensano i tuoi colleghi di te?»
«Quali sono le fasi del tuo processo creativo?»

Kendrick Lamar sa recitare bene la sua parte nonostante sia stata sempre la musica a parlare per lui. Leggere le sue interviste o ascoltarle alla radio rimane una fonte costante di ispirazione, nonostante le risposte e le parole si esauriscono in fretta, perché sono tutte scritte lì, dentro i testi ascoltate da milioni di ascoltatori di tutto il mondo, di differente estrazione sociale e mentale. Parole che non vengono mai risparmiate, motivo per cui K.Dot può essere l’artista preferito del ragazzo borghese europeo così come del ragazzo afroamericano che esce ed entra in continuazione di galera sognando un futuro migliore.

Pensate che oggi i testi di Kendrick sono studiati ad Harvard in quanto filosofici, innovatori e perfetta fotografia del momento. Un’importanza pari a quella data ad autori essenziali, come Joyce ad esempio. Pharrell lo ha definito il Bob Dylan, o il Miles Davis, dei nostri tempi.

Qualche sera fa, Isaiah Rashad ha affermato di aver sentito per intero il suo nuovo album:

«Ci sarà moltissimo fuoco, sta per succedere qualcosa di inimmaginabile. Manca poco»

Che ogni album di Kendrick setti nuovi livelli è risaputo, ma che manchi davvero poco a sentire nuovo materiale è una notizia davvero grossa ed inaspettata. A questo punto è lecito pensare che un nuovo sorprendente capitolo di questa storia affascinante possa prendere forma a breve.

La musica del golden boy di Compton è l’inconfutabile prova di come il rap sia in grado di scrivere la storia non solo di se stesso ma di ogni individuo che gli orbita attorno. Perché Kendrick Lamar ci ha insegnato che non basta saper arrivare al top, il problema è saperci rimanere. E noi siamo convinti che ci riuscirà, ancora una volta.

Update – Al nuovo album di Kendrick Lamar non manca poco.

E ad affermarlo è Anthony “Top Dawg” Tiffith tramite un post di un collega e fondatore di label che cita le seguenti parole: “K.Dot non ha un album in arrivo molto presto. Perciò continuate a mettere in play “DAMN” finché The Kid non sarà ancora ispirato”.

Ok Anthony, ti ascoltiamo e attendiamo aggiornamenti, però tu tira le orecchie a Isaiah!

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