America, Asia ed Oceania: tre continenti uniti in un collettivo pop-rap chiamato 88rising.

Partite con questo presupposto: questa etichetta è fuori dal normale. Una tra le più sottovalutate del rap game e non aggiungo americano perché stiamo parlando di un gruppo che mischia la musica occidentale con la cultura orientale, dato che artisti di svariate etnie sono presenti in questa label discografica. Ma partiamo con ordine, prima di parlarvi del loro ultimo album uscito questo 20 luglio, vogliamo presentarvi un po’ la protagonista di questo articolo: 88rising.

L’etichetta discografica viene fondata nel 2015 da Sean Myashiro con l’intento di creare un proprio stile unico ma soprattutto col rappresentare principalmente i migranti che dall’Asia vengono in America per far crescere il proprio talento, vedendo così l’immigrazione come un fenomeno culturale – qualcosa che a noi italiani potrebbe interessare. Il primo artista arriva lo stesso anno, è un Sud-Coreano e si chiama Dongheon Lee – meglio conosciuto col nome d’arte Keith Ape: probabilmente l’avete già sentito in “Gospel” insieme a Rich Brian – di cui parleremo più sotto – ed il compianto XXXTentacion.

Esce “It G Ma”, seguito subito da un remix con artisti come A$AP Ferg e Waka Flocka Flame, e la via per la fama è spianata.

Siamo a Maggio 2016. La 88rising segna tre nuovi artisti. Il primo è Rich Brian – Rich Chigga al tempo – nato e cresciuto in Indonesia. Imparerà presto la lingua inglese grazie al social network Vine e grazie anche a molto tempo speso su YouTube.

Il suo primo singolo nella 88rising – “Dat $tick” – ottiene così tanto successo da ricevere un remix da un membro del Wu-Tang-Clan, Ghostface Killah!

Il secondo coinvolto nella 88 è un trio chiamato Higher Brothers, tutti e tre nati e cresciuti in Cina e che, cantando sia in inglese che in cinese, riescono a rendere i loro pezzi ancor più interessanti agli ascoltatori non-asiatici.

Il terzo, invece, si chiama George Miller. Nato in Giappone da madre australiana, crescerà in Australia e si trasferirà per qualche anno della sua vita a Brooklyn per studiare in un collegio del luogo. Al momento dell’iscrizione alla 88rising era già conosciuto col nome di FilthyFrank e, grazie alla label, pubblicò tre mixtape del suo iconico ed irriverente personaggio, contraddistinto da una tutina aderente in Spandex rosa: Pink Guy.

Ok, non c’entra nulla con l’hip-hop, però dovete vederlo almeno una volta:

Nel 2017, tuttavia, dirà addio al mondo della comicità, comunicando nel suo ultimo Vlog che una malattia molto grave lo ha tenuto fermo per molti mesi, salutando così anche i personaggi FilthyFrank e Pink Guy, ma non il mondo della musica.

Nonostante i milioni d’iscritti sul suo canale YouTube, a George non piace molto parlare della sua vita privata. Infatti, in segreto tornò in Giappone – più precisamente ad Osaka, dov’è nato – ed affittò uno studio di registrazione dove scrisse i suoi testi e pubblicò le sue canzoni per un indefinito periodo di tempo sotto il nome d’arte che lo contraddistingue tutt’ora: Joji.

Ma le voci girano ed immediatamente tutto il mondo venne a sapere delle canzoni sul suo profilo Soundcloud, ovviamente totalmente diverse da ciò che era Pink Guy. È un genere molto più lo-fi, che lo portò a produrre il primo album, “In tongues”, seguito quasi subito da una deluxe edition dato il grande successo riscosso.

La 88rising si è così ufficialmente formata e viene pubblicato il primo singolo collettivo, “18”, che vede la presenza di Rich Brian, Joji, Kris Wu e Trippie Redd, mentre la base è prodotta da Baauer, famoso per aver prodotto la strumentale che venne usata nell’ Harlem Shake. Ah, dovete sapere che è stato lo stesso Joji – al tempo FilthyFrank – a far partire quella moda!

Dopo aver aggiunto altri componenti alla 88rising, il 20 Luglio di quest’anno esce “Head in the Clouds”, il loro primo album collettivo. Diciassette tracce in cui i padroni di casa si alternano a vari ospiti e che sanno di estate, perfette quindi per la stagione in cui sono state rilasciate.

Riguardo ai testi, sfortunatamente, non c’è molto da dire: sono le classiche storie amorose estive, alcune appena nate, altre durature da tempo ed altre ancora appena finite. All’interno di “Head in the Clouds” si possono trovare pezzi rap ma anche pezzi pop, lentoni, ballate e tanto altro, oltre all’introduzione di due nuovi membri della stessa 88: AUGUST 08 – l’unico nato e cresciuto nel continente americano – e NIKI, amica d’infanzia di Rich Brian, anch’essa nata in Indonesia e con una lingua inglese perfetta, classe ’99 (!).

Nell’album sono presenti tutti i membri della 88Rising, ma anche molti ospiti come Yung Bans, Blocboy JB – presente in ben due pezzi rispetto agli altri “ospiti”, Playboi Carti – in una traccia prodotta da Murda Beatz – e Famous Dex con un remix inedito della sua “Japan” insieme a Keith Ape.

Ciò che mi ha portato però a parlarvi di questo album è un pensiero che mi ha attraversato la mente già dai primi ascolti. In “Head in the Clouds” non si parla solo di semplici storie estive o d’amore, ma trova gran spazio un sentimento a volte sottovalutato: l’amicizia. Nonostante non ci siano diretti riferimenti ad essa, l’amicizia tra tutti i membri della 88Rising è ciò che ha realmente permesso la realizzazione di questo disco e cò si può notare anche dal semplice fatto che su diciassette pezzi, solo tre sono senza alcun featuring (di cui uno è semplicemente l’Outro dell’album, cantato da Joji). Credo che nel rap game di oggi si possa trovare sempre più difficilmente ungruppo così affiatato, forse la A$AP Mob di Rocky e Ferg o la Odd Future di Tyler the Creator, Earl Sweatshirt e Frank Ocean.

La capacità di mischiare più generi e due culture totalmente differenti – orientale ed occidentale – porterà probabilmente molto in alto la 88rising. Speriamo che questo miscuglio di etnie possa insegnarci qualcosa, specialmente di questi tempi…

A fine agosto uscirà il nuovo album di Joji mentre recentemente Rich Brian si è trasferito a Los Angeles, vicino ad una delle tre sedi della 88Rising (LA, Shanghai e New York), per quasi ovvi motivi discografici. Intanto, potete ascoltare “Head in the Clouds” nel link di Spotify qua sotto.

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