C’è chi segue la moda e chi segue la passione – Recensione di “Memory” di Johnny Marsiglia e Big Joe.

Recensire un lavoro come “Memory“, l’ultimo album del duo palermitano Johnny Marsiglia & Big Joe, è abbastanza faticoso, ma non in negativo, anzi. Il punto è che ci sarebbero talmente tante cose da dire che è difficile trovare un punto di partenza.

Io decido di partire da dove l’artista in questione ci aveva lasciati, ovvero “Fantastica Illusione”. Un disco diventato pietra miliare della scena rap underground italiana dove sia Johnny Marsiglia che Big Joe si erano rivelati dei veri maestri, da un lato sotto l’aspetto del flow e delle liriche, dall’altro sotto il profilo delle produzioni. Avevano dimostrato di essere davvero capaci e, probabilmente, non hanno ottenuto il successo che meritavano. Dal 2014 al 2017 si perdono un po’ le loro tracce, un lasso di tempo piuttosto lungo che viene interrotto dalla firma con Sto Records. Da questo momento in poi inizia la loro nuova avventura, “Memory”.

Johnny Marsiglia e Big Joe

Il disco è un vero e proprio viaggio nella memoria (titolo assolutamente non casuale) dell’autore. Si può persino parlare di concept album, il quale ruota attorno due protagonisti principali: Palermo e gli occhi (o la vita) di JM. Il capoluogo siciliano ritorna in ogni traccia, spesso da protagonista. Tracce come “Clessidra“, “Retrogame” o “O.L.G.A.” fanno percepire a pieno il sapore della Sicilia, in tutte le sue sfumature (positive e negative). La componente autobiografica, invece, si rivela maggiormente in tracce come “La pioggia gli applausi“, “Tempi d’oro“,”Passione” e “Slot1“. Non mancano neanche brani aggressivi sotto tutti i punti di vista (dal flow, al beat, passando per il testo) come la già citata “O.L.G.A.“, “24H“, “Storie” o “Fammi il prezzo“. Nell’album sono inoltre presenti due canzoni-dedica: “Fan” – traccia quasi commovente dedicata al padre – e “L’amore causa“, indirizzata invece al grande amore della sua vita, la musica. Per finire abbiamo “Memory interlude” che funge appunto da interludio nell’ascolto e che ha una nota particolare, consistente nel fatto che Big Joe usa la voce (forse per la prima volta) e non contribuisce esclusivamente con la produzione della base.

Parlando invece delle produzioni (tutte composte da Big Joe) la prima cosa che si può notare è la varietà delle stesse durante l’ascolto. Suonano tutte una diversa dalla precedente e non solo, nelle tracce più lunghe la base cambia addirittura durante la canzone e con essa anche il flow e la metrica di JM. Quello che traspare subito è l’affinità che lega i due artisti e la loro capacità di adattarsi l’uno all’altro.

Un lavoro completo sotto il profilo musicale, tracce molto diverse l’una dall’altra, si passa da ritmi tranquilli e liriche riflessive ad andature decisamente più incalzanti e testi impetuosi. Il duo palermitano non si è piagato alla moda del momento mantenendo una fortissima identità ma evolvendo ugualmente il profilo sonoro. Non è di certo un disco per tutti. Non è per chi segue la musica esclusivamente in base alla tendenza e non è per chi sente senza ascoltare. È, invece, un’opera che ha bisogno del giusto approccio, che va percepita e assorbita, dedicandogli il giusto spazio.

Johnny Marsiglia ha deciso di mettere veramente tutto se stesso e le sue esperienze in “Memory”, riuscendo a trasmettere empatia all’ascoltatore e una certa famigliarità. Un po’ come se anche noi ascoltatori riuscissimo a cogliere i suoi racconti e ne fossimo in un certo senso partecipi. Azzeccata a pieno la scelta di ridurre al minimo possibile le collaborazioni: vediamo solo Davide Shorty in “Clessidra” e “Tempi d’oro” e Peter Bass in “La pioggia, gli applausi”, entrambi al ritornello. Questa decisione rientra a pieno nella concezione del disco, ovvero l’aspetto molto personale e introverso del progetto.

Per concludere possiamo affermare che in mezzo alla saturazione di pubblicazioni in questa prima metà del 2018 – un anno che si sta dimostrando, forse, fin troppo prolifico sotto questo aspetto – “Memory” riesce a distinguersi per i mille motivi citati fino ad ora. Un album del quale la scena aveva bisogno. Un disco che probabilmente non farà molte certificazioni FIMI ma che, per chi ascolta la musica con vera passione e non per moda, riesce a dare emozioni reali. Un progetto che è già un classico, almeno per quanto riguarda noi.

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