“Davide” è l’ennesima evoluzione musicale di Gemitaiz.

Il 20 aprile è uscito il terzo album ufficiale di Gemitaiz, un lavoro che ha portato persino a rinunciare di pubblicare il classico mixtape annuale del rapper, l’immancabile “QVC”. Inoltre l’ultimo progetto ufficiale risale a gennaio 2016 (“Nonostante tutto“), quindi più di due anni fa. Questo ha portato a far salire molto le aspettative per l’ultima fatica del rapper romano, vediamo insieme l’impatto effettivo che “Davide” ha prodotto.

Innanzitutto il disco è stato anticipato da tre singoli molto diversi tra loro, stiamo parlando di “Oro e argento“, “Fuori” e “Tanta Roba Anthem“. Tre tracce che rivelano tre lati dell’artista: la prima è più spensierata e “presa bene”, la seconda è riflessiva e forse un po’ malinconica, infine, la terza è un esercizio di stile ricco di punchline, condita dalla collaborazione con Guè Pequeno che risulta essere perfetto per la strumentale prodotta da Mixer T.

Mettendo in play il CD queste tre canzoni sono anticipate da “Paradise Lost“, traccia numero uno. Forse la migliore dell’album: tante barre e cambiamenti di flow che costruiscono un buon testo, anche a livello contenutistico, su un’altra gran produzione del feticcio Mixer T.

“La verità è che tutto questo è più complesso
di una collana, di una scarpa, di tutto il resto”

L’ascolto procede poi con i tre pezzi già descritti e si arriva, quindi, a una delle canzoni più apprezzate del disco, “Keanu Reeves” insieme a Achille Lauro. Quest’ultimo è riuscito a contaminare anche Davide con la sua samba-trap e infatti, musicalmente parlando, si nota senza dubbio una sonorità simile agli ultimi singoli del duo Achille – Boss Doms. Il risultato è piacevole trattandosi di un potenziale “tormentone” ben riuscito, da ascoltare quest’estate al mare con un bicchiere in mano sulla spiaggia, sdraiati al sole.

Il lato più chill e spensierato del progetto, che risulta essere piuttosto preponderante, è composto da tracce come la già citata “Oro e Argento” a cui si aggiungono “Un giro con noi“, “Questa qua“, “Lo sai che ci penso” e “Buonanotte“. Questi sono brani dove è presente una fortissima componente melodica, che non manca in nessuna canzone del disco tra l’altro. A livello di testo in questi pezzi l’artista racconta le sue giornate, la sua vita: in poche parole, giornate passate a fumare e caz*eggiare con gli amici; per carità, nulla da dire, però l’effetto è che risultano essere un po’ superficiali e poco profonde, troppo spensierate, con, appunto, una leggera monotonia nella scelta degli argomenti.

Sono presenti poi “Pezzo trap” – insieme Fabri Fibra – e “Chiamate Perse” che si avvicinano ai suoi moderni, appunto trap. La prima ha una nota ironica riguardo a questo tormentone musicale che sta avvolgendo bene o male tutto il mondo: non è una vera e propria critica al genere, si può parlare di più di una riflessione in chiave sarcastica (lo stesso Gemitaiz fa chiarezza riguardo al significato del pezzo in un’intervista). La seconda, invece, è parte di questa new wave.

Infine, troviamo “Holy Grail” feat. Madman, “Alaska” feat. Priestess, “Davide” feat. Coez e “Diverso“. La prima è la solita bomba di flow e metriche sganciata dal duo Gem-Mad su una base allucinante di Don Joe, una sorta di “Veleno” con un titolo diverso. La seconda è una traccia prevalentemente auto-celebrativa dove è presente la collega di Tanta Roba Label che non sfigura. La terza è la title-track del disco, una traccia autobiografica in collaborazione con Coez per quanto riguarda il ritornello: il risultato è un rap tendente al pop che risulta piacevole e non banale. La quarta, forse, è la più intima del disco, dove l’autore lascia i nervi scoperti e parla di ciò che sente e percepisce attraverso un bel testo.

“Ma questo fanno gli artisti
si lanciano negli abissi
sanguiniamo al posto tuo
perché possiamo capirti”

In conclusione “Davide” è un’evoluzione musicale di un Gemitaiz che però non riesce a fare lo stesso coi contenuti. Nei precedenti lavori si possono notare gli stessi argomenti, certamente non del tutto identici, ma per la maggior parte quello che si percepisce è questo. Nonostante alcuni difetti, l’album scorre liscio all’ascolto risultando compatto, lineare e ben costruito. L’impatto sonoro è sicuramente positivo con un mix tra rap e una parte indie-melodica, una strada che il rapper in questione ha preso già da qualche tempo e che non cerca di nascondere. Non si vuole quindi negare la qualità del progetto, ma al contempo siamo sicuri che Gemitaiz possa fare ancora meglio.

Commenti
Ascolto e amo il rap da quando ho 10 anni e questo genere mi accompagna quotidianamente in tutto quello che faccio, ogni tanto cerco di scrivere qualcosa di interessante al riguardo.