Willie Peyote e gli Eugenio in Via Di Gioia ci presentano la selezione naturale darwiniana sotto una diversa prospettiva.

Pochi giorni fa è uscito su You Tube il video degli Eugenio in Via Di Gioia – “Selezione naturale” – che vanta la collaborazione di Willie Peyote. La canzone rientra in “Tutti su per terra”, secondo album ufficiale del gruppo indie torinese pubblicato lo scorso anno. È dunque un binomio piemontese al cento per cento, ed è un binomio che funziona e piace.

Non è mai facile comprendere il significato, spesso volontariamente criptico e contraddittorio, di brani del genere. Sono infatti necessarie ripetute riproduzioni. In queste righe ho provato a “dire la mia”, è un’ interpretazione che può prestarsi a molteplici confutazioni. Come è giusto che sia.

Ad un primo ascolto la canzone sembrerebbe condannare il bullismo (“più bulli e meno ciccioni”) e – più in generale – la violenza. Ricorda molto, per certi versi, “Fuck the violenza”, di Caparezza, pubblicata in “?!“. L’idea centrale è che la violenza sia ormai fin troppo radicata all’ interno della nostra società: come combattere questo male? Ed, inoltre, lo si vuole davvero combattere?

Contrariamente all’apparenza la paura è funzionale” si dice nella seconda strofa della canzone. Questa frase è di un’ attualità incredibile: lo confermano sia il 17% raggiunto da alcuni gruppi politici alle recenti elezioni sia i mass media ed i talk show i quali spesso lucrano su fatti di cronaca – Macerata ne è soltanto l’epilogo – non facendo altro che alimentare odio e paura all’interno della società (si ascolti “Compro Horror” sempre di Caparezza). Odio e paura che vengono maggiormente recepiti, come è normale che sia, dagli strati sociali più degradati e meno alfabetizzati. La paura porta ad individuare un capro espiatorio cui addossare tutte le frustrazioni e le insoddisfazioni personali accumulate.

“Serve un capro espiatorio che dica le cose che pensi per risparmiarti”

Nella quarta strofa: “Troppi input esterni non si possono certo programmare”.

È inevitabile, del resto lo aveva già capito negli anni ’70 Pier Paolo Pasolini. Consiglio la lettura di “Le mie proposte su scuola e Tv”, estratto contenuto in “Lettere Luterane”. Ogni giorno riceviamo input esterni che ci manipolano indirettamente. Il Potere cerca in tutti i modi di influenzare il pensiero delle persone a proprio vantaggio. La via più semplice è quella di etichettare le cose.

I rapper sono soggetti a questa etichettatura? Anche loro non fanno altro che alimentare odio e violenza? Il messaggio che vuole passare sembra essere questo; il loro ruolo viene travisato. In realtà dipende sopratutto da chi si decide di ascoltare. I rapper “meno conosciuti” e portatori di valori sani, coerenti con le finalità per le quali nacque il movimento Hip-Hop, sembrano avere poco audience. Andatevi ad ascoltare “Mia”, un’ ode di Kento all’ Hip-Hop; è il riassunto perfetto di cosa significhi essere un b-boy. Il problema è che Kento non si conosce quanto Sfera Ebbasta o i Club Dogo. Registrano maggiori visualizzazioni sulle piattaforme digitali coloro che trattano tematiche monotone e banali, indice di un arretramento e di una piattificazione culturale da parte degli ascoltatori. Forse ciò rientra nelle finalità del Potere.

La strofa di Willie Peyote recita: “Il modo migliore per eliminare tutti i teppisti è stato diventarlo, geniale. Hanno smesso di prenderci in giro c’è rispetto, sicurezza e paura. Abbiamo sconfitto il male praticandolo nella stessa misura”. Si perché la paura agisce anche come elemento di omologazione. Lo scopo è quello di creare una società costituita sempre più da bulli, che si omologano al sistema. Non si può più essere diversi (o ciccioni) e avere paura. Se hai paura sei un fallito e rientri nella minoranza dei falliti. O sei un bullo o sei un ciccione e, in questo ultimo caso, vai eliminato. Ecco dunque la famosa selezione naturale. Vi sono dei modelli standardizzati cui necessariamente bisogna omologarsi, non può essere concepita una società multietnica così eterogenea e contraddittoria. Sembra venire meno la capacità di discernimento. A riguardo mi viene in mente l’opera della Arendt intitolata “La banalità del male” (anche in questo caso consiglio una lettura accurata ed approfondita).

Come concludere? Semplicemente dicendo che resta a noi decidere da che parte stare, se preferiamo essere bulli oppure ciccioni.

Grafica di Matteo Da Fermo.

Commenti