Brianza, birrette e una bella chiacchierata con Ape che ci racconta del suo ultimo lavoro “The Leftovers”.

È trascorso quasi un anno dalla nostra prima intervista fatta ad Ape e ad Asher Kuno, erano appena usciti con “Gemelli”, album che ha consacrato ufficialmente il ritorno sulla scena del rapper brianzolo.

Ape: «E’ stato tutto merito di Kuno, perchè un conto è pensare di voler fare delle cose, un altro conto è poi metterle in pratica. Sono appunto ritornato a fare il disco da solo, come produttore esecutivo di me stesso, cosa che voglio sottolineare perché è una parte importante, fondamentale per un artista e a cui tengo moltissimo.

A Monza, come un anno fa, sempre di sabato ci siamo ritrovati per parlare del suo ultimo lavoro, uscito il 2 marzo dal titolo “The Leftovers” composto da undici brani, nessun featuring presente in quanto dichiara il rapper: “non è stata propriamente una scelta è che non ho avuto l’esigenza di farlo”, differente invece se parliamo delle produzioni che vedono la collaborazione di pesi massimi del beatmaking italiano come: Bassi Maestro, Dj Fastcut, Tyrelli, Apoc, Jack The Smoker, Kanesh, Eiemgei, Beat Provider e Ill Papi.

Un album dai valori veri di un rapper che oltre ad essere un virtuosissimo artista, ha anche un grande privilegio, quello di essere leale e sincero con il suo pubblico e con chi lo circonda.

The Leftovers

Io, come sempre, mi preparo in fretta, mangiando una piadina intera al volo per essere il più puntuale possibile, Ape non è da meno, anche lui spacca il secondo.

Meeting al Mystic Burger (Seregno). Durante il tragitto che accarezza i paesini brianzoli, racconta del suo rapporto di odio e amore con la Brianza. Nato e cresciuto a Carate, non l’ha mai lasciata, ma quella “Borghesia Suburbana” che la contraddistingue, lui non l’ha mai digerita. Proviene da una famiglia umile, di operai, basata su principi e valori che affiorano dalle sue liriche e che le rendono da sempre preziose.

Ape ha un continuo ed incessante bisogno di riempire il suo tempo, la musica, fondamentale ed intrinseca in un uomo che negli anni comunicativamente meno interconnessi dai quali proviene, gli ha permesso di essere parte di un movimento molto più grande della “Brianza”, soprattutto sotto l’aspetto intellettuale, dovendosi “andare a prendere” qualsiasi cosa volesse, forza tanto potente da permettergli di scrivere l’intero l’album in auto, tenendo un quaderno e una penna sul volante costantemente immerso nel traffico per i suoi giri di lavoro.

Arrivati al locale, abbiamo ordinato due birre prima di iniziare la nostra intervista (chi lo conosce da tempo, sa anche che a Matteo la birra piace assai), Ape quando parla di sé e della sua musica diventa simpaticamente molto serio, sinonimo dell’amore che ha e dell’importanza che assume l’espressione delle sue emozioni tramite “la musica dei poveri”.

Se volete sapere cosa ci siamo detti leggete attentamente quello che Ape ha avuto da dire…

Il 2 marzo è uscito il tuo nuovo album da solista dal titolo “The Leftovers”. Siamo curiosi di sapere i retroscena e il making off di questo progetto.
«Ho iniziato a pensare di farlo verso giugno/luglio dell’anno scorso, eravamo ancora in ballo con “Gemelli” e stavamo facendo la parte dei live, però avevo già in mente di fare un progetto solista. Inizialmente ero partito con l’idea di fare un EP di 4/5 pezzi, ma poi parlando con Fastcut, con il quale ero in contatto perché volevo una sua produzione, sono stato convinto a ragionare sul fatto che forse era meglio fare un intero album. Citando le sue parole “ i tuoi fan si aspettano un album, non sarebbero soddisfatti da un solo EP”.

Da lì pian piano ho iniziato a mettere in piedi l’album, recuperando i primi beat, da Ill Papi, Tyrelli, Apoc etc e questo è stato il punto di partenza. Poi da agosto mi sono messo a scrivere i primi pezzi, preparando di volta in volta le tracce e a differenza degli altri dischi ho iniziato a registrarlo man mano che finivo di scriverli. È stato molto bello e soprattutto utile a livello creativo, perché mentre finivo gli altri pezzi avevo già mixato i primi. Ho visto praticamente crescere il disco e ho potuto fare correzioni in fase costruttiva di registrazione. E poi una cosa di cui sono molto fiero è che l’ho fatto tutto da solo e posso definirmi infatti produttore esecutivo di me stesso in tutti i sensi».

Infatti una delle prime cose che spicca nel leggere la tracklist è l’assenza di featuring. Come mai questa scelta?
«Me lo chiedono in tanti. Per prima cosa venivo da un disco che avevevamo realizzato in due, con Kuno, e quindi avevo voglia di sviluppare un po’ di più la scrittura individuale nei pezzi e di scrivere delle cose abbastanza personali dove potevo fare uscire un mio punto di vista su alcuni argomenti che per me sono più o meno importanti e dei quali volevo parlare in prima persona. Non ho trovato in nessuno dei pezzi la possibilità di coinvolgere qualcuno, diciamo che non ne ho avuto l’esigenza. Poi avendo fatto feauturing in parallelo (che sono in dirittura di arrivo) e un po’ di collaborazioni in giro, mi ero già tolto lo sfizio delle collaborazioni. Quindi posso dire che non è stata una scelta precisa».

Se ti chiedessi di inserire adesso un featuring, con quale artista collaboreresti?
«Beh solo per il gusto di tirare fuori una roba che colpisce nell’immaginario delle persone, sicuramente Zampa, se ci dovesse essere stato un featuring nel disco sarebbe stato sicuramente lui e gliel’ho anche detto quando ci siamo incontrati. Tra l’altro ho scoperto che tanta gente tende a fare un’associazione tra me e Zampa: in realtà abbiamo fatto sempre cose autonomamente negli album e ci siamo incontrati poco nei dischi.

Un altro MC con il quale mi piacerebbe collaborare è Mastino, un altro rapper della mia stessa generazione, più o meno della mia stessa zona, ci conosciamo da una vita».

Invece nelle produzioni emergono diversi nomi importanti come Dj Fastcut, Ill Papi, Tyrelli, Beat Provider, Apoc, Jack The Smoker, Kanesh, Eiemgei e Bassi Maestro. Una colonna sonora di rilievo con suoni melodici che ci riportano agli anni 90 ma che, comunque, rimangono molto vicini alle sonorità del momento. Come sono nate queste collaborazioni?
«Fastcut, è stato il primo ad avermi contattato, subito dopo l’uscita di “Gemelli”, proponendomi di fare delle collaborazioni su alcuni progetti, mi ha fatto ascoltare alcuni suoi beat e poi, è stato naturale collaborare con lui. Tyrelli, avevo già lavorato con “Gemelli” e con lui mi sono sempre trovato molto bene, anche se personalmente non ci conosciamo: questa è anche la figata di fare musica!

Con Apoc avevamo già fatto altre robe in passato, con Jack The Smoker ho registrato direttamente nel suo studio e con lui ho voluto fare uno dei pezzi più difficili dell’album, basato sullo storytelling del film la “25° ora”. Beat Provider – un fratello per me – ha tirato fuori una mina che è “Borghesia Suburbana”, uno dei pezzi a cui sono più legato sia per il testo che per il beat.

Da Eiemgei volevo una sonorità più moderna che si avvicinasse al suo mondo musicale, un pò più trap se vogliamo, anche se questo termine mi fa cagare… Volevo cimentarmi in un pezzo un pò meno nelle mie corde. Bassi invece si è aggiunto alla fine, tutti si aspettavano una base più classicista, invece, mi ha dato un beat un po’ più contemporaneo.

La scelta di avere dei producer diversi è per rendere giustizia a tutte le sfumature di rap che mi piacciono e anche per rendere l’album più variegato».

In passato con i tuoi album tra cui ricordiamo “Venticinque”, hai sempre descritto un preciso momento storico, mentre in questo album non troviamo una collocazione temporale. La stessa “Borghesia Suburbana” è un brano che si adatta adesso e poteva andare bene anche dieci anni fa e potrà andare bene anche nel 2028. Condividi anche tu questo pensiero? Se si, come mai questa scelta un po’ controcorrente rispetto al tuo passato?
«Si, ci sta. Perchè paragonando “Generazione di Sconvolti” o “Venticinque”, che erano dei dischi basati sul raccontare cose vissute in prima persona, Leftovers invece, è  più costruito su cose viste in prima persona ma non vissute sulla mia pelle. Non ti cito chi sono le persone, ma alcuni brani sono la descrizione precisa di momenti che ho visto attraversare da vicino nell’ultimo anno, e da buon osservatore li ho trasformati in brani. Questo lo rende un po’ difficile da collocare temporalmente, mentre “Venticinque” è stata la colonna sonora dei miei ventiquattro anni. La differenza principale è questa».

In questo album c’è un brano in particolare di cui sei più legato?
«No, perché sono molto soddisfatto di tutti i pezzi e ognuno ha descritto esattamente tutto quello che volevo dire su precisi argomenti. Ognuno ha una motivazione specifica, però, nessuno dei pezzi prevale nella mia tracklist personale. Anche la collocazione dei brani è esattamente costruita in questo modo: il disco va ascoltato così 32 minuti consecutivi che ti devono lasciare la sensazione di come l’ho scritto».

Dopo una lunga pausa sei tornato sulla scena rap grazie anche a Kuno. Ricordiamo il vostro album “Gemelli” uscito l’anno scorso. Questa esigenza di tornare a scrivere e a fare musica è figlia di una necessità X oppure è data dalla competizione che la nuova scena musicale ha risvegliato in tutti i veterani?
«La competizione non mi ha mai risvegliato nulla, nel senso che anche quando ero nel periodo di piena attività non l’ho mai fatto per confrontarmi o per competere. Ho sempre fatto la mia musica in maniera personale e caratterizzata dal mio modo di vedere il rap…

Quindi competizione no. Molto semplicemente quando mi sono fermato ai tempi era perché non avevo nulla da dire, o che ritenevo potesse essere interessante da ascoltare. Siccome per me si tratta sempre di raccontare, comunicare e lanciare un messaggio giusto o sbagliato, apprezzato o non apprezzato, mi è tornata questa voglia di comunicare, e chiaramente di questo gliene devo tantissimo: se sono tornato è stato tutto merito di Kuno».

Nella nostra intervista dell’anno scorso, fatta assieme a Asher Kuno, hai detto appunto che la pausa era dovuta anche alla mancanza di idee che potessero ispirare i tuoi brani. Con questo album che tipo di messaggio vuoi trasmettere, ti rivolgi a un determinato tipo di pubblico?
«Il titolo “The Leftovers” ha due significati: il primo è gli avanzi, questo tema è stato sviluppato soprattutto nella grafica. L’ispirazione del titolo me l’ha data la serie televisiva in quanto mi ci sono ritrovato, perché è una serie che racconta di come reagisci e come diventi dopo determinati eventi tragici o situazioni che ti ritrovi ad affrontare nella vita, c’è chi diventa più forte e chi più debole. Questo è stato il messaggio che ho voluto trasmettere con questo album.

Non mi rivolgo a un determinato target di pubblico: per esempio il brano “Noi Due”, che parla della fine di una storia d’amore osservata da un punto di vista molto maschile, può andare bene sia a un ventenne che ad un trentenne, non ha una collocazione precisa. Anche “Vocazione” che è un pezzo d’amore, non si rivolge a uno specifico segmento di pubblico».

Hai appena citato appunto due brani dell’album che mi hanno colpito molto, che sono contrastanti tra loro. In quale situazione stai vivendo adesso?
«“Vocazione”!  Come dicevo prima, “Noi Due” descrive le emozioni di qualcun’altro mentre “Vocazione” è una situazione mia personale».

Nella traccia “Leader” dici: “non chiamarmi Boss preferisco Leader”. Cos’è per te essere un leader?  Hai un leader di riferimento?
«Non saprei, come leader. Però “to lead” significa stare un passo avanti, dire per primi cosa bisogna fare: “lead by example” è dare indicazioni e metterci per primi la faccia e questa cosa ce l’ho in generale, non solo nella musica ma anzi riguarda di più la mia sfera personale e soprattutto lavorativa. È prendersi la responsabilità di chi ti segue. Come Leader non riconosco nessuno come figura carismatica, ma se vuoi ti dico chi è il mio rapper preferito: NAS».

Siamo arrivati all’ultima domanda, quella di rito. Ti lasciamo uno spazio libero e senza censura per comunicare direttamente con i tuoi fans, dirci dove vederti live….
«Intanto voglio ringraziare tutti quelli che hanno preordinato e che ad oggi hanno acquistato il disco dandomi fiducia, credendo in questo mostro marino che è la copia fisica in CD che oramai sembra morire sotto i colpi di Spotify da una parte e il vinile dall’altra, quindi grazie davvero perché mi avete dato fiducia e a scatola chiusa avete deciso di supportarmi. I feedback sono molto positivi dal punto di vista qualitativo; dal punto di vista quantitativo, come visualizzazioni, sto lavorando per migliorare…

Abbiamo in programmo dei live: la presentazione ufficiale sarà all’Honki Tonki di Seregno il 18 maggio e a tal proposito, per te che leggi questa intervista: matteovergani2015@gmail.com sono anche booking di me stesso, siccome tante persone mi scrivono su Instagram: “ti aspettiamo a Verona, ti aspettiamo a Brescia etc”… Promoter fatevi vivi e parliamone, vediamo se troviamo un accordo!

Poi vorrei ringraziare tutto lo staff di Leftovers, nel senso tutti i produttori, Pioda che ha seguito la parte grafica, Rocco e Stefano Radice di “Guerrilla Downtown” che hanno fatto il video di Leader, Kuno e tutti i miei soci che mi hanno ascoltato e che hanno contribuito alla realizzazione dell’album.

Non ho nulla di negativo da condividere, critiche da fare o lamentele, me la vivo molto sereno. Solo un consiglio ai rapper che stanno uscendo adesso, visto che ogni giorno ce n’è sempre uno diverso: lavorate sull’aspetto qualitativo e non solo sulla quantità. Perché poi alla fine siamo in questo fastfood della musica rap attuale, dove se non fai uscire un video ogni due settimane non sei nessuno. Però non tutti sono in grado di reggere questo ritmo e quindi meglio fare qualcosa in meno ma fatta bene».

Noi di Rapologia ti ringraziamo per il tempo dedicatoci e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per il tuo disco e per i progetti futuri.
«Ringrazio io voi! Ricambio perchè siete, tra tutti i siti di Hip Hop e Rap, (anche se con un nome diverso, parliamo dello scorso anno), quelli che mi hanno supportato in maniera impeccabile».

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Nata l’11 settembre all’epicentro di un terremoto, Destinata in quel momento a buttar giù quello che trovo" cit. Mistaman Mi chiamo Elena, e abito a Monza, ma se per caso passate per Sesto potrete trovarmi tra le tag di qualche muro, come Exena. Cresciuta tra i palazzi e i parchetti della periferia milanese, con la voglia di uscire dagli schemi, di differenziarmi dalla moda del momento. Zaino in spalla e cuffie nelle orecchie, il bum bum cha ha sempre dato ritmo al mio passo, ai treni presi per raggiungere le più disparate jam e poter condividere sempre, con più persone possibili, questa mia grande passione: l'hip hop