Abbiamo ascoltato per un paio di settimane il nuovo album di Vegas Jones: ecco la nostra recensione di “Bellaria”.

Nel novembre di due anni fa “Chic Nisello” di Vegas Jones ha provocato in me – per la prima volta – la necessità di scrivere istintivamente le vibes che il suo ascolto mi trasmetteva. Quel disco è uscito in un periodo particolare, quasi di rifondazione, del rap italiano. La scena aveva bisogno di essere ri-assestata. “Hellvisback” prima e “Santeria” poi avevano infatti posto due punti fermi nel rap-game italiano come a dire: “Bene, siamo arrivati qui. Adesso ripartiamo e vediamo se riusciamo a fare di meglio”.

Vegas Jones era un nome che circolava già, più per dei featuring ben riusciti che per il suo primo progetto ufficiale targato Honiro Label. Sui social iniziarono a girare con molta insistenza questi freestyle molto brevi come “Miura” o “Panama”  grazie ai quali in molti si sono convinti nel dargli una chance. Dal primo ascolto ho avuto l’inamovibile certezza che questo ragazzo avrebbe scritto pagine recenti molto importanti del rap italiano, dallo stile alla scrittura, passando per un’accurata scelta dei beat. A ruota esce quindi il clip di “Bellavita”, poi il disco e tutti i riconoscimenti importanti conseguiti.

Sono passati quasi due anni da quel disco che in molti abbiamo consumato. Vegas Jones non è un artista immediato, sicuramente non etichettabile. Al dispetto di molti altri colleghi è stato forse uno dei pochi a riuscire a creare un singolo “estivo” senza che questo fosse estivo per davvero: “Yankee Candle”. E poi c’ha una costante da non sottovalutare: la sua musica è composta da rime su rime, niente di banale. Pochi fronzoli e tanta sostanza.

Bellaria” è un disco da major (Universal) in tutti i sensi, curato nei minimi dettagli sin dalla sua nascita. La supervisione di Don Joe, il viaggio d’ispirazione in California e la fortuna di lavorare con un team di produttori fidati, ha fatto sì che questo progetto avesse delle basi solide sin dal suo concepimento. Come Vegas stesso ha detto il disco è stato scritto in due mesi, figlio di un’attrazione costante per tutto ciò che lo circonda, la cui scrittura è stata cucita addosso a dei vecchi provini – che di vecchio hanno ben poco – di “BellariaeBubble Bubble”. Non è un caso che entrambe le tracce rappresentino alla perfezione la versatilità con la quale Vegas si destreggia tra le strumentali lussureggianti dei suoi produttori, facendo della sua voce uno strumento che completa il quadro piuttosto che riempirlo.  Joe Vain, Kid Ceasar, Andry The Hitmaker ma soprattutto Boston George sono gli architetti di questa elegante costruzione.

Il pregio del disco? Vegas Jones. L’artista di Cinisello Balsamo ha deciso di intraprendere la strada più tortuosa per raggiungere uno status che non vuole essere paragonabile a quello dei suoi colleghi. Pur appartenendo alla nuova scuola, le sue barre, i suoi tecnicismi e i suoi flow che reinventa e sperimenta continuamente, difficilmente possono essere accostati alle tendenze barocche e spesso prive di sostanza della new wave. “Bellaria” è un viaggio nel quale dovete immergervi, non necessariamente cercando il filo logico di cui Veggie parlava in qualche intervista. L’unico filo conduttore di cui si può parlare in quest’album risiede nella possibilità di immedesimarvi in lui (o meno).

“Farò qualcosa che mi stimoli, sti quattro scemi limited non valgono il mio sogno senza limite”

Qualcuno ha ipotizzato che questo fosse un disco “tutto metrica e zero contenuti”. A nostro parere è invece fondamentale dedicare del tempo ai testi attorno ai quali il concept dell’album è stato costruito. Tracce come “Cristo” sono di livello assoluto ed ancora inedite se pensiamo al livello attuale della nuova scuola italiana. Ma le liriche sono solo il 50% del “viaggio”. Le atmosfere e le differenti sfumature in cui potete addentarvi sono davvero tante: dal beat classic campionato in “Nuova Ghini” sino ai ritmi coinvolgenti della dance-hall de “il Viaggio”, dal pianoforte de “La Finale” sino ai bassi esplosivi di “Ice”. Le melodie del disco non sono altro che l’espressione strumentale delle volontà liriche di Vegas.

Bellaria” è il disco di Vegas Jones e di nessun altro. È un imprinting pesantissimo che lascia nel rap game italiano e sulla sua stessa musica. Il disco va vissuto, preso di pancia e digerito lentamente e gradualmente, motivo per cui darà tante soddisfazioni sia ai fan di Vegas sia a chi aspettava – quasi disilluso – un disco della new gen con così tanti spunti interessanti, dalla tipologia di personaggio al pregio lirico e strumentale che questo offre. Sicuramente sarà più indigesto a chi si nutre quotidianamente di “fast food music”, a chi non si rivolge alla musica per trovare chiavi di lettura differenti tramite una visione finalmente intelligente e consapevole della realtà, nonostante l’età e nonostante il suo percorso artistico sia soltanto all’inizio.

“È la mia trap, non la puoi paragonare. Togli la trap a qualche mio fra, non sai cosa gli rimane”

Questo disco rappresenta l’american dream (realizzato) di Vegas Jones, uno come tanti che in poco tempo ce l’ha fatta per davvero, non solo sulle stories. Sta a voi scegliere se condividerlo o meno.

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.