“The World Is Yours”: alla prova del nove, il disco d’esordio del classe ’92 si dimostra solido e quadrato.

Il primo lavoro ufficiale di Rich The Kid dà la sensazione di inserirsi alla perfezione nella scena contemporanea, servendo agli ascoltatori un prodotto tanto curato quanto – a conti fatti – prevedibile.

Il titolo si espone fin da subito ad un’ambiguità: la citazione è un riferimento al brano di “Illmatic”? oppure al film “Scarface”? – da cui la frase deriva originariamente. Probabilmente la risposta è a entrambe. In ogni caso, il rapper del Queens è senza dubbio riuscito a far inc*zzare parecchie teste hip hop true to the game che ne vorranno leggere solo un significato possibile (nel creare polemiche e ambiguità i nuovi rapper sono maestri indiscussi).

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Al di là di queste sottigliezze, che si dimostrano polemiche sterili, “The World Is Yours” è esattamente quello che sembra: l’album che ciascun ascoltatore si aspetta di sentire da Rich the Kid. Un prodotto solido e quadrato, un disco armonioso e scorrevole che nel corso delle sue quattordici tracce non molla mai un colpo. Gli argomenti sono spesso leggeri e frivoli, senza tuttavia risultare mai noioso, in tal senso il lavoro sulle produzioni è stato ottimo nella ricerca di una formula canonica ma al tempo stesso originale.

Come molti dei suoi colleghi, anche in “The World Is Yours” non c’è alcun tipo impegno all’interno delle tracce; unica eccezione è forse “Dead Friends”, una traccia più seria e arrabbiata che fa riferimento al recente litigio con Lil Uzi Vert.

Un ruolo sicuramente fondamentale per la riuscita del disco sono stati i featuring che sono ben undici su quattordici tracce, lasciando all’autore solo cinque episodi in solitaria, tra cui la già citata “Dead Friends” e il singolo “Plug Walk”, una delle tracce migliori in assoluto.

Tra le varie collaborazioni si possono trovare pesi massimi come i Migos, Future e Kendrick Lamar, assieme a giovanissimi come Trippie Red, ma anche dei mostri sacri come Rick Ross e Lil Wayne, tirati a lucido per l’occasione. Assieme ad un roster così ampio e potenzialmente esplosivo, si trovano nomi più inaspettati come Khalid e Chris Brown, senza dimenticare Swae Lee e Jay Critch. Un parco artisti veramente ampio e variegato che ha consentito all’autore e ai suoi collaboratori di creare un insieme ricco e accattivante.

Alla prova del nove Rich the Kid è stato all’altezza delle aspettative dei suoi fan, creando un prodotto godibilissimo, senza l’esigenza di creare qualcosa di nuovo ma ricavandosi un suo spazio all’interno della scena.

Tuttavia, per quanto Rich sia riuscito a piantare la sua bandiera nel rap game, come per molti dischi usciti nell’ultimo periodo rimane in sospeso il problema del peso specifico che dischi come questo avranno sul lungo periodo. “The World is Yours”, non aggiungendo ne togliendo niente ma godendosi semplicemente il momento, lascia in sospeso molti dubbi sulla sua reale necessità di esistere all’interno di contesto che, mai come ora, è davvero ricco ma, forse, scarsamente diversificato ad un livello che non sia superficiale. La mancanza di un passo in più è quello che si richiede ora ad artisti come lui, che sembrano non voler raccogliere la sfida e rimanere in terreni sicuri. Almeno per ora.

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Brianzolo trapiantato a Venezia per motivi scolastici, studente per necessità, scrivo di rap per passione. Non conosco differenze tra undeground e commerciale, ma mi sveglio ascoltando Nas e mi addormento con Kanye nelle cuffie e pensando alle Kardashian.