Andiamo alla scoperta di Logic, uno dei rapper più chiaccherati degli U.S.A.

Il mondo degli ascoltatori del rap si suddivide in due categorie: chi pensa che questo appartenga esclusivamente agli afro-americani per questioni di DNA e chi invece abbraccia con molta apertura mentale tutte le sue divagazioni, dai rapper bianchi sino alle ultime tendenze più spagnoleggianti del latin-rap. Il sottoscritto ha sempre difeso avidamente la prima categoria, ovviamente per quanto riguarda la scena d’oltreoceano. Sarebbe un filo pretenzioso pensare di voler esser colonia statunitense esclusivamente per una ragione simile. O forse no.

Comunque sia, la categoria dei rapper bianchi è da sempre stata considerata “protetta” in questo ambiente, grazie a dei personaggi che ne hanno permesso una solida identificazione. Eminem in particolar modo, il quale ha permesso e legittimato questa confluenza di culture, attitudini e perché no, questioni di madre-natura all’interno del rap-game, sia esso underground che mainstream. Certamente – sebbene sia il più clamoroso – non è l’unico, vista la presenza di Mc affermati come Ill Bill, ex membro dei Non Phixion, che ha scritto pagine importanti della storia del rap americano.

Comunque, oggi fortunatamente la figura del rapper bianco non è più uno stereotipo grazie a molti personaggi che, in modo più o meno meritato, hanno rimpolpato in modo sostanzioso l’atipica schiera di Mc bianchi stanziati in America. Uno di questi è Logic.

Chi è Logic? È la sintesi di tutti i concetti che vi abbiamo esposto prima. Sir Robert Byrson II Hall nasce nel Maryland, luogo nel quale la vita non tarda a presentargli il conto. Un’infanzia difficile, un padre alle prese col crack ed una madre alcolizzata. Il razzismo nei suoi confronti arriva in tenera età, colpevole di essere l’unico bianco in una famiglia a prevalenza “nera”. Così, a sedici anni, il suo destino è precisamente indirizzato seppur non in modo benevolo. La scuola lo espelle, la madre lo caccia di casa. Non gli resta che arrangiarsi da solo in questo sconfinato territorio di caccia che è l’America in tutta la sua immensa complessità.

Come abitudine vuole, Robert trova l’unica via di fuga nella musica, che inizia presto a comporre e sperimentare. Il nome d’arte in principio fu quello di “Psychological”, tributo indiretto a quel modo coinvolgente con il quale il Wu tang Clan sconvolse l’America negli anni ’90 con il suo primo album. Il rap come stile di vita, come stato mentale, come strumento unico e necessario per smuovere le coscienze.

Wu-Tang Clan 36 Chambers

Logic è uno di quegli artisti che simboleggiano il vortice comunicativo made in U.S.A. grazie al quale un giorno non sei nessuno e il giorno dopo sei qualcuno. In patria la sua musica non ha sempre goduto di ottima considerazione. Vuoi per il suo look stravagante che difficilmente verrebbe accostato ad un artista, vuoi per la sua propensione ad identificare la sua musica ed il suo personaggio al mondo dei nerd, da Star Trek a Star Wars, un immaginario posto in primo piano in ogni suo progetto musicale. In breve, la sua musica era considerata “trash” fino ad un paio di anni fa. Tutto questo fino all’uscita del suo ultimo album, “Everybody”, grazie al quale l’attenzione mediatica e degli ascoltatori si è spostata in breve sulle possibili prospettive future e sul solido ed inaspettato background di questo intrigante personaggio.

Perché Logic non è soltanto film e videogiochi. La sua più grande ispirazione all’inizio di tutto questo è stato Frank Sinatra, personaggio eclettico, sregolato ed anti-sistema per certi versi. A lui sono dedicati i mixtape che costruiscono le fondamenta della sua carriera. Al loro interno tantissimi sample presi dai più disparati generi musicali e da differenti artisti, dal pop più in voga sino all’R’n’B per giungere – ovviamente – all’Hip-Hop, così come al soul ed al blues. Sample che continuerà ad usare con costanza in ogni tappa della sua carriera. Vi elenchiamo quelli più gustosi a nostro parere, scelti per mano di produttori raffinatissimi come 6ix, Bo1-da e Noah Shebib.

Flava in ya ear – Craig Mack/ Right On – The Roots/ Temperature’s Rising – Mobb Depp/ Touch The Sky – Kanye West/ Dead President – Jay- Z/Man of the moon – Kid Cudi/ Outro – Drake.

Sul rapporto con Drake e Kid Cudi ci soffermeremo più avanti.

Dicevamo, “Everybody” è stato il disco della svolta, non a livello di sonorità, non a livello di contenuti, non a livello di hype, bensì per una traccia in particolare al suo interno: “1-800-273-8255”, prodotta da 6ix, che è stato un vero e proprio fenomeno sociale in America al di fuori della ristretta sfera musicale. Il brano, molto intimo, tratta il delicato argomento del suicidio, della depressione e della solitudine, con le quali Logic ha spesso avuto a che fare. Non è un caso che la traccia sia finita in pochissimo tempo su tutti i canali di comunicazione come argomento di discussione principale finendo per esser scelta per l’importante campagna di prevenzione contro il suicidio, problema che affligge una gran parte della popolazione americana, specialmente quella più giovane, costretta a crescere in condizioni di disagio e di povertà. Ed ecco che arrivano sponsor, contratti, ospitate varie ed un esposizione gigantesca mai vista prima che purtroppo, al contrario di ciò che dicono chiaramente i numeri, sarà croce e delizia per il suo percorso musicale.

A detta di molti, come importanti magazine di settore affermano, “Everybody è ritenuto un progetto troppo moralista e pretenzioso, motivo per cui è stata messa in discussione la buona fede con la quale Logic ha concepito l’album. Questo eccessivo impegno di tipo politico e sociale riscontrabile anche in altri testi del progetto ha visto quindi spaccarsi in due la critica tra chi lo ritiene un artista necessario e chi lo ritiene costruito a tavolino. Quel che sappiamo per certo è che voci autorevoli come quella di Pitchfork ha relegato un misero 5.2 all’album, condannando quindi la rischiosa scelta dell’artista. Live come quello che vi postiamo di seguito smentiscono però critica e possibili scetticismi riguardo all’apprezzamento del disco da parte dei fan.

Carriera compromessa? Macchè. Da poche settimane Logic ha rilasciato senza alcun tipo di preavviso “Bobby Tarantino II”, sequel del precedente mixtape, che ha letteralmente fatto un exploit in termine di numeri e di consensi. Attualmente vanta 10 brani del tape nella top 100 di Billboard. Il disco è validissimo, più leggero nei temi, più fresco nelle sonorità, più accentuato nelle sperimentazioni e più convinto nei featuring, che raggiungono tutti un ottimo livello.

La stampa e la fama però non perdonano neanche stavolta.

Se una scelta così particolare sembrava averlo condannato ad una ristretta cerchia elitaria , questo voler sposare i trend attuali ha fatto sì che venisse immediatamente incolpato di copiare un monumento stilistico come Drake dal punto di vista artistico, oltre che numerico. Problema che è già capitato di recente al canadese Tory Lanez. Forse il metro di paragone è sbagliato, bisognerebbe credere semplicemente che Drake sia sinonimo di qualità e che, se qualche artista dovesse ispirarsi a lui per la propria musica… ben venga. Con quel sample che vi avevamo citato Logic aveva già dimostrato di apprezzare l’arte del 6 God.

Ma il Logic impegnato e tormentato è andato via? Assolutamente no. Tra le rime noterete tante allusioni alle pressioni che ha subito per un’esposizione simile, alla volubilità dei fan e della stampa, che prima chiede questo poi quell’altro prodotto, alle difficoltà di tirar fuori sempre il meglio nonostante le avversità. Ma ci sarà stato qualcuno che gli ha dato una grossa mano nel saper mantenere un equilibrio tra salute mentale e processo creativo? Sì, quel qualcuno è Kid Cudi, un guru del consciousness già omaggiato da artisti di grosso calibro come Travis Scott.

Su di lui ha detto: «Ho sentito Cudi ed ho provato una sensazione del tipo: “Beh, sei triste? Allora parla della tua tristezza, affronta questo dolore attraverso la musica”.»

Bobby Tarantino II è fuori, ed attualmente occupa la posizione n.1 tra gli album più ascoltati di tutta la nazione. Una dose perfetta di delivery, flow on fire e tanti, tanti spunti di riflessione interessanti. La sua storia ci insegna che criticare o provare a tirare le somme sulla sua musica sarebbe un vero azzardo. Non resta quindi che goderselo, aspettando che si reinventi per l’ennesima volta. Magari nei panni di un altro suo idolo, Kanye West, oppure in quelli dei Roots, la cui fusione tra Jazz e Hip-Hop è stata da sempre stimolo per la sua ispirazione.

Everybody’s Logic.

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