“?” di XXXTentacion non risolve il mistero che circonda la sua musica

17” aveva lasciato gli ascoltatori con delle speranze, ossia di aver trovato la next big thing del rap americano, ma anche dei forti dubbi sulla reale capacità di XXX di crescere e di andare oltre il suo personaggio. Ci mostrava lampi di talento purissimo, alternati a piagnistei di bassissimo livello. Il risultato fu un lavoro spiazzante, che ha diviso pubblico e critica e che ha lasciato tutti in sospeso in attesa di un nuovo lavoro che permettesse di capire meglio il reale spessore di XXXTentacion.

Purtroppo “?” di XXXTentacion, non riesce a sciogliere nemmeno uno di questi dubbi, anzi fa aumentare il mistero e la curiosità attorno a questo ragazzo, che sembra capace di poter fare tutto in modo credibile ma che non sembra ancora aver trovato la sua strada. Ammesso che voglia trovarla.

XXXTentacion é il degno figlio della contemporaneità, di un mondo che si evolve rapidamente senza che la popolazione se ne renda neanche conto, in cui non esistono confini e il concetto di fama è più che mai fluttuante. Un mondo in cui la mancanza di contenuti é il contenuto stesso, in cui la dinamica da meme e da lol è entrata a far parte della discussione culturale.

Solo in questo modo è (forse) comprensibile un disco così vario e paradossale, a tratti esaltante, a tratti sconfortante – vedi il titolo stesso dell’album e la canzone “I don’t even speak Spanish lol“.

I pregi sono svariati e si rifanno tutti all’immensa quantità di talento di cui il ragazzo sembra disporre. Da un punto di vista sia musicale sia lirico XXX dimostra in più di un’occasione di potersi tranquillamente destreggiare tra, rap, trap, r’n’b e rock (declinato in varie salse) senza sfigurare in alcun modo. La peculiarità dell’album sta tutta nel rapporto tra le tracce: frenetico e schizofrenico. Il continuo spostamento tra diversi tipi di approccio rendono l’ascoltatore sia spaesato che incuriosito, in attesa del prossimo cambio di campo.

Esempio lampante di tutto ciò è l’alternanza tra “Pain = BESTFRIEND” insieme a Travis Barker e “$$$” feat Matt Ox. Due tracce consecutive il cui accostamento risulta assurdo, sia per i nomi coinvolti (una leggenda della musica contemporanea e un ragazzino di 12 anni, diventato famoso per i fidget spinner…), sia per le sonorità che passano da un rock accattivante e grezzo, ad una trap assolutamente insignificante.

La creazione di questi paradossi musicali sono il pregio e il difetto di questo disco, che lascia l’ascoltatore con tutti i dubbi e le perplessità che avevano accompagnato “17”. La sensazione è quella di avere tra le mani un talento potenzialmente generazionale, in grado di influenzare la musica per i prossimi dieci anni (ha solo vent’anni) ma che sembra non aver ancora deciso chi essere. Ma forse non ha neanche bisogno…

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Brianzolo trapiantato a Venezia per motivi scolastici, studente per necessità, scrivo di rap per passione. Non conosco differenze tra undeground e commerciale, ma mi sveglio ascoltando Nas e mi addormento con Kanye nelle cuffie e pensando alle Kardashian.