“Un giorno in più dell’eternità”, la dichiarazione d’amore di Ghemon a tutte le donne.

Per fortuna, da qualche anno, si sta cominciando a parlare degli effetti negativi che il maschilismo riversa anche sugli uomini. Qualcuno di voi starà storcendo il naso, sia perché è il giorno della festa delle donne e ho appena nominato gli uomini e sia perché è opinione abbastanza diffusa che il termine maschilismo sottintenda automaticamente solo vantaggi per i maschi, da sempre al centro del sistema patriarcale, purtroppo ancora forte al giorno d’oggi.

In realtà, per quanto non sia facile da accettare da molti, la maggior parte delle convinzioni che abbiamo nei confronti dei due sessi non sono nient’altro che stereotipi di genere. Ad alcuni sembrerà assurdo ma non è scontato che una madre sia più affettuosa di un padre, come non è scontato che una donna sia necessariamente meno adatta agli sport rispetto ad un uomo: sono idee con le quali siamo cresciuti, cristallizzate nella nostra testa, rivelatesi tuttavia in buona parte prive di fondamenti scientifici.

Perché ho parlato di questo? Ora ve lo spiego. Poche settimane fa mi sono imbattuto in una vecchia intervista a Ghemon, nella quale, quando gli fu chiesto se avesse mai ricevuto critiche per il suo modo di scrivere decisamente più introspettivo dei suoi colleghi, rispose:

“Sì, soprattutto all’inizio. Nell’ambiente, quando uno fa qualcosa di più introspettivo, la prima cosa che senti dire è: “È gay”. Anche per me è stato così. In giro c’è molta ignoranza e molta
omofobia, bisogna avere stomaco e palle per riuscire
ad andare 
avanti 
per la propria strada.”

Ed è proprio questo il punto che volevo evidenziare, prima di parlare del brano che ho citato nel titolo di questo articolo. Per quanto possa sembrare retorico affermarlo, viviamo in una società – prima che maschilista – decisamente ipocrita. Se un uomo palesa un po’ di sensibilità viene etichettato come poco virile (per non dire altro), come se ci fosse un manuale per essere uomini. Allo stesso modo se una donna decide di avere un taglio di capelli un po’ più corto viene automaticamente etichettata come un maschiaccio.

In questo contesto, che senso ha festeggiare la festa della donna?

Rispondo da solo a questa domanda e dico che il senso è proprio nella riflessione che ho appena fatto. Pur essendo un solo giorno, è bene che in giornate come queste – come ovviamente nella quotidianità – si rifletta sui pregiudizi che continuano ad essere cementati nella testa di ognuno di noi, dai più seri ai più banali, affinché si possa provare a consegnare ai nostri figli un futuro con meno disuguaglianze di genere.

“Un giorno in più dell’eternità”, brano del 2012 di Ghemon, abbraccia buona parte delle argomentazioni che ho scritto. Questa traccia a mio avviso si differenzia dalla quasi totalità delle canzoni dedicate alle donne: in primo luogo perché è dedicata a tutto il genere e non ad una donna in particolare e in secondo luogo perché illustra senza vergogna (perché bisognerebbe vergognarsi, d’altronde?) la preziosità dell’universo femminile, arrivando talvolta a “sottostimare” – con ironia e non – quello maschile. Non è facile da spiegare a parole, solo ascoltandola si può capire.

“Imparando ad osservarti, sapendo che io non potrei niente
Davanti ai comparti infiniti della tua mente
A ridere dei fatti che mi sbatti in faccia sempre
Non riesco a fare più cose contemporaneamente”

A dirla tutta, però, l’elemento che più mi colpisce della canzone – nonostante siano passati quasi 6 anni dal mio primo ascolto – sono le chiamate registrate inserite nella versione studio (e non in quella del video) presenti alla fine del pezzo. Sostanzialmente, come ha spiegato lo stesso rapper in un’intervista, si tratta di brevi battute tratte da ipotetiche telefonate con le donne più importanti della sua vita. Sono incoraggiamenti, saluti pieni di affetto e apprensione che vanno a conferire una dimensione più “concreta” al brano, facendo capire in pochi secondi all’ascoltatore sia quali sono le persone alle quali Ghemon dedica il brano e sia, soprattutto, qual è la vera essenza del rapporto tra uomini e donne, di qualsiasi natura esso sia.

Concludendo, se non si fosse capito, sono fermamente convinto che “Un giorno in più dell’eternità” sia una delle dediche più belle di sempre alle donne; mi auguro poi, per quanto possa contare il mio augurio, che le nuove generazioni comincino ad essere un po’ più slegate dalle etichette di genere, in un futuro utopistico dove possa regnare se non la parità, quantomeno il rispetto reciproco.

“Posso cambiarmi i connotati, volare altrove
I difetti sono prove
Chiedo a una donna come essere un uomo migliore
Se lo chiedessi a un uomo rifarei lo stesso errore”

 


Grafica di Matteo Da Fermo

 

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