“Back Home” di MadMan ci ha lasciato un piacevole spunto di riflessione.

Soltanto pochi giorni fa è uscito “Back Home” di Madman – ultima sua fatica, successiva al fortunato “MM vol.2”- un album che sin da subito ha trovato nella critica di fan ed addetti ai lavori chiavi di lettura differenti. Per molti è risultato come un album scarno, altri si aspettavano di trovare maggiori sorprese al suo interno, altri ancora hanno invece accolto positivamente il mood delle tracce che lo compongono. Al termine della mezz’ora abbondante di ascolto troviamo quindi un MadMan immerso in riflessioni intime ed accese alternate a brani più “chillin” senza riuscire però il più delle volte – non tutte-  a confluire in strutturazioni melodiche e di testo troppo complesse, caratteristiche alle quali ahimè Mad ci ha abituato da sempre.

Forse la “colpa” principale di MadMan era quella di esser stato caricato in modo eccessivo di aspettative con i molti fan sparsi nello stivale che già auspicavano – anche per via del titolo – ad un ritorno alle origini, a quelEscape From Heart” che aveva tanto attirato l’attenzione nel lontano 2010 e che aveva posto delle solide basi per il suo futuro percorso artistico.

Back Home” di MadMan è un album che non si fa volere bene in modo immediato. Molti brani, pur mantenendo un livello alto, non aggiungono niente di particolarmente nuovo alla scena nostrana con il rapper pugliese che in modo condivisibile decide di sposare i trend e i sound attuali senza risultare, però, troppo innovativo. Le tracce a loro modo sono “intime” e di gusto, la donna che gli sta accanto lo ha influenzato parecchio e questo può esser riscontrato nella quasi totalità delle tracce nelle quali istinto e passione prevalgono sul sentimento e sul cerebrale. Le tracce conclusive – Mickey Rourke” e “Grande” – sono d’altro canto parecchio intense e rispecchiano maggiormente lo stile e l’approccio al mic differente di cui Mad si è sempre fatto portavoce.

In  questo marasma di opinioni e pareri contrastanti c’è però una traccia che non deve essere sottovalutata e che, a nostro parere, dà la migliore chiave interpretativa per quello che sarà poi l’ascolto dell’album intero. La traccia in questione è la prima, “Niente Proprio”, nella quale Madman in modo quasi sommesso ci suggerisce degli spunti di riflessione da non tralasciare e che, in realtà, possono anche essere utilizzati ed applicati per altri artisti ed altra nuova musica.

La traccia si apre con un giro di chitarra quasi nostalgico poi accompagnato da degli archi che conferiscono al testo un’atmosfera intensa e sicuramente di impatto. Le parole che MadMan utilizza al suo interno non sono per niente scontate, specialmente nel primo minuto. Il concetto portante è appunto: “Non mi fotte niente proprio”.

MadMan è un artista che sa il fatto suo, che la gavetta l’ha fatta in tempi non sospetti e che adesso può permettersi di godere ciò che il rap gli ha regalato in questi anni, il che non può essere racchiuso soltanto nel “Successo”.  Mad è uno di quelli che col rap è riuscito a svoltare, non solo economicamente, ma anche nel quotidiano come testimoniano la sua discografia ed il suo passato. Come lui stesso afferma, quella da cui proviene è la provincia – notoriamente latente di occasioni sorprendenti- che offre davvero poco, forse nulla, così come il nostro Bel Paese, che spesso e volentieri è stato croce e delizia di molti degli artisti che oggi ce l’hanno fatta per davvero andando oltre gli ostacoli ed il pregiudizio,  Fabri Fibra e Club Dogo docet. A tal proposito non è assolutamente fuori luogo il paragone con “Dieci Anni fa”, presente nell’album “Non siamo più quelli di Mi Fist”, nella quale gli artisti citati ci raccontano il cambiamento vissuto sulla loro pelle attraverso gli anni, di come svoltare sia un status figlio del sacrificio e per questo meritato.

Sono nato in un posto di m*rda, senza niente
spingo più non posso questa m*rda, ciecamente
Diecimilaquattro canne d’erba, mediamente
La riserva nei tempi di guerra, c’è da sempre

Lo stesso fa con coraggio Madman, che decide di sposare le caratteristiche di una società ormai lobotomizzata e disillusa, poco abituata all’ascolto e spesso pronta alla critica. Non a caso, nel primo minuto del brano prima citato Mad realizza un quadro dettagliato della vita di un ragazzo qualunque nell’Italia di oggi in modo più completo di quanto a primo ascolto possa sembrare. Il rap per MadMan è stato un mezzo per togliersi dalla strada, per avere scarpe e Mac nuovi, al contrario di chi, ciecamente, ha deciso di affondare nelle sabbie mobili del proprio inferno riducendo miseramente le proprie ambizioni.

“Tutta la mia gioventù bruciata, tutto fumo niente arrosto, tutto fumo
Non crediamo ancora in niente nè nessuno
Chi non è scappato ancora prende, vende il fumo”

MadMan ci tiene a precisare come la sua vita passata non sia stata niente di eccezionale, sempre alle prese con canne, depressione e solitudine, motivi che hanno fatto da traino e da motivazione per la sua rivincita, privata ed artistica. La scelta di MadMan, “Back Home e ogni sua traccia, in realtà è pienamente consapevole di essere un prodotto all’interno di un contesto distratto, poco meritocratico e troppo edulcorato, motivo per cui è meglio fissare le scelte in base alle proprie necessità piuttosto che a quelle degli altri.

Niente proprio” è un messaggio in codice, criptato, subliminale, sotto il quale scorre forte l’essenza dei giorni nostri. Fuori dalle tracce i problemi restano, la musica è soltanto un mezzo per fugarne temporaneamente le paure (o per affrontarle). Paure che lui conosce molto bene e che tante volte lo hanno visto vittima di sé stesso e che, con tutta probabilità, avrebbero potuto o potranno ancora portarlo a trascorrere i suoi ultimi giorni da solo in un albergo, senza nessuno a fianco, come successe a Luigi Tenco.

Ora che di scarpe ce ne ho cento, non le metto
Morirò da solo in un albergo, come Tenco”

Il cantautore citato da MadMan era noto per l’intensità e la tristezza che emergeva dai suoi testi. Non a caso ogni volta che gli si chiedeva per quale motivo scrivesse solo cose tristi lui rispondeva “Perché quando sono felice esco”, metafora che deve esserci d’aiuto nel pensare cosa ci sia dietro una vita d’artista e dietro la vita di un album prima di poterne – con certezza – inquadrarne motivazioni e contenuti. È necessario che oggi si sappia distinguere in modo adeguato la musica dall’intrattenimento, così come l’arte da ogni forma di vita reale, senza mai commettere l’errore di fermarsi alla superficie essendo convinti di aver già esplorato il fondo. Sarebbe come “guardare una natura morta e dire che è soltanto frutta” (cit).

MadMan

Commenti
Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.