L’importanza che Milano ha avuto e continua ad avere nel rap italiano.

Milano si sa, è uno stato mentale. Il crocevia economico dell’Italia e da un po’ di tempo a questa parte anche d’Europa, è la culla delle trasformazioni che il nostro Paese ha visto attuarsi su di sé ridefinendone valori e concezioni. Milano, una delle città più importanti d’Italia, sede di prestigiose istituzioni accademiche e terra fertile per la contaminazione e la nascita di nuove culture, è sicuramente agli occhi di chi non vi appartiene ciò che più si avvicina al sogno americano della nostra dimensione nazionale.  Non a caso è stata fondamentale la sua presenza nella costruzione dell’identità e del suono che hanno permesso alla nostra amata cultura di mettere forti radici sviluppandone altrettante ed affermando il proprio status a livello stilistico e musicale. Lord BeanBassi Maestro, i Club Dogo, Dargen D’Amico e Jack The Smoker sono solo alcuni e tra i più importanti esempi di come la città lombarda riesca a cucire un legame indissolubile con questo mondo, suscitando ispirazione e traendone a sua volta fascino da essa.

Nei tempi più recenti il tema Milano è tornato prepotentemente a farcire le argomentazioni di molti brani che hanno riscosso parecchio successo per come fedelmente la ritraevano, tutti legati indissolubilmente da un filo rosso che risiede in un senso di appartenenza vero e proprio che spesso e non a caso finisce con l’essere riconoscenza.

Nerone è solo l’ultimo degli autori che, in ordine cronologico, le hanno tributato tutto il loro amore con un brano denso di significato e carico di un immaginario che ben rievoca le sue atmosfere e le sue sensazioni, dal visual del pezzo sino al testo stesso. Non bisogna infatti dimenticare altri brani di spessore usciti sempre di recente quali “La mia Emme- I” di BLO/B e “WLKM2MI” di Bassi Maestro che ha avuto la lungimiranza di raccogliere a sé i giovani più promettenti della scena milanese.

“Milano è mia, Milano è il rap, Milano è il Taxi. Milano è Jake, Milano è Jack, Milano è Bassi.”

Ed è proprio grazie alla una barra di Nerone che possiamo ripercorrere con la memoria, e quindi con la musica, il ruolo e l’importanza che la città ha avuto nella formazione identitaria e culturale del rap nel nostro paese. Vi proporremo quindi dei brani dei tre artisti citati che meglio raccontano le diverse sfumature con le quali la città viene vissuta e che a sua volta restituisce differenti cornici di ispirazione che ad oggi continuano a fare scuola.

Jack The Smoker è uno dei liricisti più forti in circolazione, senza se e senza ma. La sua storia parla per sé ancora prima delle strofe o dei featuring che non sbaglia da quando ha preso un microfono in mano per la prima volta. Artista dalla scrittura raffinata e dall’immaginario spesso onirico è riuscito nel suo percorso artistico a ritrarre e descrivere per sensazioni una Milano crepuscolare, emotiva, silenziosa e sconfinata, fonte di dolore e di ispirazione, di moltitudine e di solitudine. Il progetto cui mi riferisco in particolare  è  “L’Alba”, classico intramontabile e album d’esordio de La Crème, duo artistico formato insieme a Mace, produttore dal gusto stilistico indiscutibile. Il disco contiene barre, flow e metriche che dovrebbero insegnare oggi cosa voglia dire effettivamente trasformare dei concetti in rima. All’interno di questo album troviamo un brano molto intenso, “Cieli Lontani”, in collaborazione con Zampa, che vi proietterà immediatamente nella dimensione anticipata nelle righe precedenti. Questa volta la prospettiva è quella di chi è costretto a venir fuori dalla provincia milanese e dalle scarse possibilità che questa comporta. Quando tutto il mondo è rinchiuso in quattro mura, puntare il dito contro il cielo infinito resta l’unica soluzione e non rimane quindi che immergersi nel continuo alternarsi di notte e giorno, tra speranze vane e sogni sconfitti, con un solo fedele compagno al proprio fianco, la musica.

Bassi Maestro è il padre di questa musica in Italia. Produttore e Rapper con le iniziali maiuscole contiene dentro sé e nella sua vasta discografia tutti i motivi per i quali chi ama questa musica lo rispetta come se ne fosse il creatore. Il suo pluriennale percorso artistico è nato sul finire degli anni ’80 quando, mentre in America stava iniziando a nascere un sentimento comune al riguardo, qui in Italia l’Hip-Hop non era altro che un compromesso silente tra i pochi che la possedevano, sia per quanto riguarda le conoscenze che per quanto concerne il saperla creare, dandole una forma, un contenuto ed una localizzazione che ne permettesse un graduale inserimento nella società. Come ben sappiamo però il percorso è stato lungo e tortuoso ma una certezza è rimasta. In ogni trasformazione, ogni anno di evoluzione e abbattimento, dalle cantine sino alle prime cassette, dai vinili ai dischi, dall’underground al commerciale, Bassi è stato sempre presente e Milano è stata la sua culla che gli ha dato tanto amore quante altrettante delusioni. Bassi ha contribuito a tutto ciò che oggi abbiamo la fortuna di apprezzare e di ritenere quasi normale, dopo anni passati all’oscuro, con la paura che tutto questo si miscelasse col fumo delle macchine e con il freddo dell’inverno milanese. Se oggi disponiamo di questa cultura dobbiamo ringraziare Bassi che oltre ad esserne uno dei capostipiti è anche colui che, tramite i suoi brani, ci ha meglio spiegato l’amore per questa musica e Milano è stata la più grande fonte di ispirazione di questo artista eterno. Qui non servono le parole, né tantomeno le spiegazioni, questo è Bassi Maestro, questa è Milano, questo è il rap in Italia.

Jake La Furia è una leggenda del rap italiano. Le sue rime sono ancora oggi strada maestra per tanti allievi nonostante sembra che la sua figura stia pian piano perdendo di autorità a causa di scelte non sempre comprese da parte degli ascoltatori ma che in realtà ben si sposano con la coerenza di un artista che non ha mai nascosto la volontà di fare musica per necessità e mai per convenienza. Jake appartiene al passato ed al presente del rap con la stessa identica intensità, dalle Sacre Scuole sino al suo percorso solista. I Club Dogo in particolar modo sono ciò che sono proprio per aver restituito l’immagine più street e meno chic della città, spiegandone, soprattutto agli esordi, esplicitamente e senza alcun pudore il luogo che proprio grazie alla sua verticalità culturale ed urbanistica riesce ad esser teatro di diversità profonde. Dalla droga al finto perbenismo, dalla politica alla corruzione, dalla malavita al sesso, ogni aspetto quotidiano proprio dei ragazzi nati in quel posto riesce ad avere voce in capitolo diventando in poco tempo ritratto fedele dei più nel quale la gente ha bisogno di riconoscersi e non di mascherare. Abitudini e sfumature che col tempo cambiano, così come una consapevolezza prima assente che adesso guida con sapienza la scrittura di un Jake diverso che nell’ultimo album riesce a dare un senso all’eterna contraddizione di amore/odio che molti di noi ci ritroviamo a vivere nei confronti del nostro luogo di nascita.

Come è ovvio che sia moltissimi sono i brani e gli artisti che simboleggiano la città milanese: quali sono quelli che secondo voi imprescindibili in un’eventuale playlist a lei dedicata? Vi aspettiamo in tanti e nel frattempo ripercorrete la storia con i brani che vi abbiamo proposto!

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