William Pascal si rispecchia in se stesso.

Il rapper romano classe ’94 membro della Do Your Thang vuole presentarsi al panorama musicale con il suo nuovo progetto, un album che sembra arrivare a livelli molto alti sotto diversi aspetti e che vi voglio presentare in questa recensione, in cui analizzerò cosa è riuscito a regalarci William Pascal, un giovane ragazzo che ha nella sue doti uno spiccato senso lirico e knolowdge, non una banalità in questi tempi dove il “rap” sembra un po’ una roba per tutti.

Il Sound di “William Pascal”

“William Pascal” è un album dove il suono è l’arma principale: la sonorità e l’atmosfera che ricrea Pascal nei pezzi in cui prova a far entrare l’ascoltatore nel mondo suo è davvero sensazionale. Ascoltandolo scopriamo il suo “pianeta” – che lui stesso analizza in uno dei pezzi migliori “Chocolope” – dove riesce a mettere le cose in chiaro, presentandosi in maniera buona già dalla prima barra.

Basi puramente hip hop, mischiate quel giusto che basta alle nuove sonorità e arricchite da qualche scracht che non fa mai male, senza dimenticarsi mai la cosa più importante: la qualità.

Due dei tanti beat da lodare sono sicuramente quelli di “Game Over” e “Kune“, prodotti da Thelonious BRBK (autore di quasi tutte le strumentali) e in cui i vari suoni vi faranno saltare letteralmente dalla sedia già dal primo momento. In particolare in “Game Over, dove assieme a Debbit il brano vi trasporterà nell’universo dei videogiocatori, riprendendo classici – ma mai scontati – suoni di tutto quello che riguarda il mondo delle console, paragonando la vita reale legata al mondo rap ad un videogame e ricordando agli avversari di essere dei semplici boss di primo livello.

“Va bene che poco ci frutta ma soddisfa
E chi non lo capisce ha poca vista o poco dista
I tuoi sono discorsi per cui vergognarsi
La vita è bella o almeno quella dei miei personaggi”

Incastri e rime, tutto quello che serve

William Pascal ha nelle sue armi migliori il creare rime taglienti, emozionali e semplici, quando serve e al momento giusto, dimostrando un livello di scrittura molto alto, con margini di crescita esponenziali: riferimenti mai casuali, citazioni e giochi di parole che difficilmente potranno mai stancare l’ascoltatore.

La rappresentazione di tutto ciò è data da pezzi come “Ultimatum” – di cui vi parlerò dopo nel dettaglio – “Ritento”, “Guernica” e “Revolver“. Quest’ultima vanta la collaborazione di un’icona direttamente da Roma, Danno, nella quale intensità e knolowdge sono la base principale di tutto e rimarcano le abilità di entrambi, in maniera diretta e precisa.

“Fuori è cupo e infatti rubo al tempo attimi
Vuoi fare il capo contro gli ottimi? Battiti
È un fuoco freddo che ti avvolge, è più forte di un revolver
Qualcosa di più immenso da risolvere”

Rap francese?

Eh si avete capito bene: “Tous les Jours” è il pezzo in questione, dove il giovane artista ha voluto lasciare una chicca, scrivendola tutta in lingua francese. Curiosi di sapere da cosa deriva questa scelta, la apprezziamo e proviamo a capire il perché di questa scelta lasciandoci prendere dal suono: dopo un’accurato ascolto e un’attenta traduzione, possiamo valutare in maniera positiva il lavoro svolto dall’artista. Dilettarsi in una lingua diversa non è facile, ma William sembra riuscire anche in questo.

“Ultimatum”

Dal nome è intuibile che il Sergente Pascal, ha voluto mettere una linea tra lui e gli altri. Raccontando la sua storia e la sua vita in delle barre potenti e di spessore, spiega da dove viene, il sentimento e la stima che prova per se stesso. Si definisce il tipo da “non sfidare”, differenziando la sua dalle altre crew attraverso punchline e rime a effetto che non passano inosservate agli amanti dei contenuti seri ed emozionali. Lo definirei il miglior singolo del progetto che William ha voluto portare avanti, in cui si tocca quasi con mano la sensibilità nello scrivere e ricercare rime come si deve.

“La vita no, non è una felpa a tema rose e fiori
Stavo per smetterla ma ferma, ho detto posa i chiodi

Hai ventun anni, avanti, perché non ti muovi?
Non è la fine: è solamente un altro Morning Glory”

Conclusioni

“William Pascal” è un disco fatto bene, non vi pentirete dell’ascolto e vi auguro di viverlo nel migliori dei modi, come ho fatto io. Arrivato e vissuto in un periodo natalizio, per quanto mi riguarda è stato uno dei migliori album che ho ascoltato in questo 2017: se vi piace l’hip-hop fatto bene, di chi ancora crede in questa m*rda, siete nel posto giusto per mettere play al vostro lettore musicale, qualunque esso sia.

Buon ascolto!

Commenti