Il 2017 ha visto esplodere il talento di SZA

È da un paio di anni che i dischi R’n’B sono tornati a far parlare di sé. L’anno scorso furono le sorelle Knowles e Frank Ocean a prendersi la scena, quest’anno è stato il turno di Kelela ma soprattutto di SZA.

Il talento scoperto qualche anno fa da TDE, gli stessi che portarono alle luci della ribalta Kendrick Lamar e ScHoolboy Q, è uscita con il suo primo disco “CTRL“. Un lavoro di 50 minuti circa, 14 brani al suo interno, pochi featuring ma azzeccati, Kendrick Lamar, Travis Scott, James Fauntleroy e Isaiah Rashad.

SZA ha realizzato un disco non facile, l’apparente semplicità con la quale sembra voler cavalcare l’onda di questa seconda giovinezza dell’R’n’B, è solo di facciata. Le sonorità non sono rivoluzionarie, o mai sentite, tuttavia sono molto curate, spaziando da cose più hip hop per arrivare al neo soul.

Anche nei momenti più pop, come “Drew Barrymore“, la ricerca sonora, per quanto possa sembrare accattivante, va a cogliere un registro sonoro ricercato. “Love Galore” ma soprattutto “Broken Clocks” (che ricorda l’ultima collaborazione con Rihanna in “Consideration”), sono ottime ballad, struggenti e sensuali. Il tappeto sonoro costruito, prende le mosse dall’rnb e dal neo-soul per poi sostanziarsi ed espandersi in diversi territori e generi musicali, rimanendo sempre di contorno per la vera protagonista che è la voce della cantante, alla quale collaborazioni e beat sono sottomessi.

Le canzoni hanno un suono delicato, il tono è quasi sempre sereno e pacato nel raccontare se stessa e le sue vicende. Questo non è tuttavia un segno di debolezza, ma anzi mostra la maturità di un’artista che riesce a mettere da parte le emozioni a livello istintivo (in alcuni casi), per portarle su un piano differente, quello musicale.

Attraverso il filtro della musica, SZA racconta la propria vita e il rapporto spesso conflittuale con gli uomini. Le relazioni personali sono infatti il tema centrale di molte canzoni, l’abbandono, la perdita e la disillusione rispetto a qualcuno di cui è stata innamorata ma da cui è stata solo tradita. Se in Italia il rapporto uomo-donna viene spesso affrontato con un velo di pudicizia, la cantante americana decide di affrontare la questione di petto, ottenendo una resa molto meno edulcorata e più concreta. Il ritornello di “The Weekend” è esemplificativo:

“My man is my man is your man
Heard it’s her man too
My man is my man is your man
Heard that’s her man
Tuesday and Wednesday, Thursday and Friday
I just keep him satisfied through the weekend”

Le canzoni di questo album diventano occasione per ricordare o per tirare le fila di relazioni fallimentari, per riprendere in mano tutto e riguardarlo con un occhio magari diverso e più distaccato – in alcuni momenti, in altri con tutta la veemenza e la rabbia del caso. Un esempio di questo coinvolgimento emotivo presente in alcune tracce è “Supermodel“, sicuramente una delle più riuscite:

“I’m writing this letter to let you know
I’m really leaving
And no, I’m not keeping your shit
Heard you got some new homies
Got some new hobbies
Even a new hoe too”

I featuring sono occasione di variazione e confronto sulle medesime tematiche, in “Love Galore” con Travis Scott per esempio, la dimensione della relazione relazione ormai finita, viene vista come occasione di crescita personale e di rafforzamento della propria persona. Il pezzo con Kendrick Lamar analizza specificatamente la tematica del sesso. “Dove in the Sky” è un canzone dedicata alla figa e, se da una parte SZA lamenta l’assenza di interesse da parte degli uomini per qualcosa che vada oltre il sesso, Kendrick dall’altra riflette su tutto ciò che gli uomini fanno o non fanno per andare a letto con qualcuna.

Ciò che emerge dall’ascolto è la sensazione di un disco compatto, coeso, personale e delicato. SZA ha creato una narrazione personale attraverso le sue sofferenze e, in tal senso, la musica diventa occasione di condivisione ma anche un’affermazione di libertà personale sulle proprie scelte.

In definitiva un gran disco, consigliato a tutti gli appassionati del genere e non, anche e soprattutto perché di lavori del genere in Italia, non se ne vede neanche l’ombra.

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Brianzolo trapiantato a Venezia per motivi scolastici, studente per necessità, scrivo di rap per passione. Non conosco differenze tra undeground e commerciale, ma mi sveglio ascoltando Nas e mi addormento con Kanye nelle cuffie e pensando alle Kardashian.