Una breve presentazione sulla Asian Fake, una delle realtà discografiche indipendenti più interessanti.

La realtà della musica Italiana vive un momento di grande fermento, il mercato indipendente sta assumendo sempre maggiori proporzioni e diventa sempre più complicato da ignorare – anche per l’establishment che da sempre vive in una dimensione a sè stante – il fenomeno di artisti che riescono ad ottenere un grandissimo successo senza il supporto di major. Esistono delle realtà piccole che stanno assumendo un profilo sempre più interessante con il passare del tempo, una su tutte è Asian Fake.

AsianFake è una label che cura gli interessi di artisti medio piccoli, del calibro di Ketama126, Pretty Solero, Karkadan, Frenetik & Orang3, i Fuera e Coma_Cose ma anche di altri. Per il pubblico generalista magari questi nomi vogliono dire poco, ma per chi si interessa di quello che succede anche ad un livello non superficiale, questi non sono nomi banali.

La maggior parte di loro sono caratterizzati da una buona abilità tecnica (anche Ketama126 che, per chi non lo conoscesse, prima era sotto “Smuggler Bazar”, storica etichetta discografica Romana, fondata da Chicoria) e da un modo di fare musica non convenzionale. Nessuno di loro può essere di fatto ricondotto ad un modo specifico e peculiare di fare musica, si possono eventualmente identificare in un filone generico di approccio al rap ma poi nello specifico, ciascuno di essi si discosta dal genere, appropriandosi degli stilemi che sono utili al proprio modo di esprimersi. Tutto ciò, in un Paese come quello nostrano, dove tutto deve essere preciso e incasellato, tutto deve essere identificabile e deve proseguire su una strada già ben delineata senza scostarsene troppo, dove la commistione di generi è ancora molto difficile e in cui esistono ancora dei modi di pensare estremamente dicotomici. Ben venga, quindi, il lavoro di etichette come la Asian Fake, capace di proporre artisti che non per forza sentono l’esigenza di fare le cose in un modo specifico e classico, quanto piuttosto di portare delle variazioni sul genere.

Di esempi se ne possono fare tanti, Ketama126 ha compreso perfettamente cosa voglia dire fare trap e il suo disco d’esordio “Oh madonna“, è – secondo il semplice parere di chi scrive – una delle cose migliori di questo 2017, oltre che il disco trap dell’anno. Tuttavia nel suo lavoro si è spinto ben oltre dando un senso di appartenenza molto forte alla musica, con riferimenti molto italiani e poi nello specifico romani. Brani come “Pantani” e “Dolcevita” ne sono un esempio ideale.

Discorso opposto per i Fuera, giovanissimi artisti napoletani che hanno riportato in vita il rap mischiato con l’elettronica, che era stato spinto dai primi esordi di Salmo e che sembrava essersi perso per strada. Il loro disco d’esordio “The black racism” è stato un pugno in faccia a livelli di testi e di sonorità, ricchissimo di riferimenti soprattutto cinematografici e televisivi.

Un altro elemento dell’Asian Fake che sta spiccando il volo è Pretty Solero, fondatore dei 126 aka Love Gang insieme a Ketama126, Carl Brave e Franco126 – manifesto vivente di quello che è il loro pensiero riguardo l’amore. Nella sua scrittura si possono trovare riferimenti sia al cantautorato italiano sia ad un rap con sfumature molto pop. In questo senso va il suo ultimo singolo “Pullover“.

Infine Coma Cose, duo milanese che nell’ultimo anno si è si ricavato uno spazio sempre maggiore, per la qualità e la consapevolezza con la quale affrontano ogni progetto e canzone. Ennesima riprova è l’ep “Inverno Ticinese” lavoro uscito nella seconda parte dell’anno, che conferma quanto di buono fatto vedere fino ad ora, rap, cantautorato, trap, a questi ragazzi piace sperimentare anche nei video.

Un’annotazione finale va dedicata alla new entry Martina May, uscita nei giorni scorsi con il suo primo singolo “Stasera” prodotto da Frenetik & Sine e mixato al bunkerino da Mixer T.

Er costa l’ha definito nel modo migliore di tutti:

Abbiamo dovuto aspettare il 2017 porco due, per averce un pezzo Rnb che parla de scopate e non è una canzone d’amore smielata da fregna moscia, alleluia ! Alleluia !

Per cui, grazie di cuore Asian Fake, la musica italiana ha bisogno di realtà che facciano questo genere di lavoro.

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