Seconda parte della storia dei Fugees, veri e propri pilastri della filosofia Hip Hop internazionale

“Me without a mic is like a beat without a snare”

(How Many Mics)

La consacrazione dei Fugees è dietro l’angolo: “The Score“. Ci troviamo innanzi ad un classico della discografia Hip Hop: uscito nel 1996, è tutt’ora  uno degli album di genere più venduti di tutti i tempi con 17 milioni di copie, nonché vincitore del Grammy Awards come miglior album.

Si parte con “Red Intro” dove vengono citati a più riprese i titoli e le lyrics delle tracce del disco. Le citazioni saranno sparse ovunque, in particolar modo quelle di Bob Marley che verrà omaggiato con la cover di “No Woman No Cry”. Uno strascico di gangsta rap rimane comunque e si esterna in “The Beast” con la critica al terrore psicologico creato dalla polizia (“The subconscious psychology that you use against me, If I lose control will send me to the penetentiary”) e “The Mask”:

“Well did you shoot him? Naw kid I didn’t have the balls,
That’s when I realized I’m pumpin’ too much Biggie Smalls”

Nel senso che ascoltare questo tipo di musica stava portando a vedere il mondo e comportarsi in maniera aggressiva. In aggiunta lo stereotipo italiano per eccellenza viene mostrato prima in Zealots e poi nella hit “Fu-Gee-La”:

“Violence ain’t necessary, unless you provoke me,
Then get buried like the great Mussolini”

“Damn, another dead pigeon,
If you’re mafiosos then I’m bringing on Haitian Sicilians”

Ecco il paragone tra haitiani e siciliani, considerate le due “popolazioni” mafiose per eccellenza. I malavitosi infatti per intimidire lasciano davanti all’abitazione del soggetto interessato un piccione morto con il bossolo del proiettile accanto. Singolare è il fatto che l’anno successivo Versace sia stato ucciso in Florida e vicino al suo corpo fu trovato un piccione morto, il che aprì la pista dell’omicidio a stampo mafioso. Solo dopo successivi accertamenti è stato reso noto che il volatile fu accidentalmente colpito da un frammento del proiettile, non centrando nulla di fatto con la scena del crimine.

Il video ufficiale della canzone è degno di nota e mostra la loro continua fuga dalla polizia dopo aver rubato dei soldi destinati alla corruzione, a testimoniare il loro impegno sociale.

Wyclef Jean
Wyclef Jean in una scena del video “Fu-Gee-La”

Si arriva alle tenebrose alchimie di “Family Business”, svoltando per la title track “The Score” ed attraverso la hit radiofonica “Cowboys”. Ancora troviamo l’introspettiva e religiosa “Manifest” e 3 remix a confezionare il prodotto.

Le emozioni sfociano in “Killing Me Softly With This Song”, cover del capolavoro di Roberta Flack del 1973, grande cantante e pianista Statunitense. E poi? La canzone che li ha resi celebri in tutto il mondo. Wyclef Jean a proposito ha confessato:

“When we finished the final recording… Lauryn cried during one vocal take…The version you hear on the record is the one where she cried, because there was none more honest. She and I were going through our shit, and that song and her performance says more than I can ever put down here on this page”. (Fonte: Genius.com)

Stiamo logicamente parlando di “Ready Or Not”. La reinterpretazione di “Ready or not Here i Come (Can’t Hide From Love)” dei Delfonics, prendeva un sample da “Boadicea” di Enya (grandissima musicista Irlandese), senza però aver chiesto il permesso della cantante. La causa immediata che ne è scaturita ha portato ad un accordo in cui Enya prendeva i crediti e le royalities per il suo campione. I Fugees hanno continuamente elogiato Enya per aver profondamente capito la situazione, per esempio nei ringraziamenti del disco.

Il disco si conclude con la bellissima “Mista Mista”, la quale descrive un dialogo tra un passante ed un mendicante che chiede soldi per mangiare, mentre in realtà li sta chiedendo per comprare la droga. Il passante lo sa in quanto è già diverse volte che gli fa l’elemosina e si sfoga chiamandolo a più riprese “Motherfucka”. Il tutto con il background di un assolo di chitarra acustica.

I Fugees hanno condotto un memorabile liveshow per 80.000 persone all'”Haitian Bicentenaire”, Port-au-Prince, nell’aprile 1997. Le entrate dello show sono state destinate in beneficenza. In seguito gli artisti hanno intrapreso carriere soliste, concludendo svariati progetti.

Lauryn Hill ha iniziato a lavorare al suo capolavoro “The Miseducation of Lauryn Hill”, Wyclef Jean ha invece prodotto per diversi artisti (tra cui Canibus, Destiny’s Child e Carlos Santana) e ha registrato il suo album di debutto “The Carnival”. Rilasciato nel 2000, il suo secondo album ha visto la partecipazione di numerosi personaggi americani (non solo cantanti), tra cui The Rock. Ne ha fatto anche un terzo, un quarto ed un quinto. Quest’ultimo è per la maggior parte cantato in Haitian Creole, una lingua tipica della sua regione natia, simile al francese. Ha poi collaborato con Shakira e anche col nostro connazionale Eros Ramazzotti.

Pras con Mya e Ol’ dirty Bastard ha registrato il singolo “Ghetto Superstar (That Is What You Are)”, diventato un classico del mondo HH mainstream.

Nel settembre 2004 sono iniziate a farsi insistenti le voci di riunione della band. Hanno ricominciato a lavorare ad un nuovo album, di cui una traccia, “Take It Easy”, è stata pubblicata sulla rete e poi come singolo. Le critiche non positive, non hanno fermato la band che così è partita per un tour Europeo e per una data ad Hollywood (rilasciando “Foxy”). Tuttavia in seguito sono sorti altri problemi e si sono di nuovo sciolti. Nell’Agosto del 2007, Pras ha detto: “Before I work with Lauryn Hill again, you will have a better chance of seeing Osama Bin Laden and George W. Bush in Starbucks having a latte, discussing foreign policies, before there will be a Fugees reunion”. Il mese successivo Wyclef disse che Laura aveva bisogno di un serio aiuto e che solo una volta aver risolto i propri problemi, si poteva pensare ad una reunion.

Addirittura nel 2010 Wyclef si è candidato alle presidenziali di Haiti ma non è stato reso eleggibile in quanto non soddisfacente del requisito di vivere lì da almeno 5 anni. Il New York Times poco dopo ha affermato che gran parte dei soldi raccolti dalla sua organizzazione benefica (Yele Haiti Foundation) sono stati da lui intascati, generando uno scandalo.

Nonostante ciò, il loro contributo e il loro aiuto non è mai mancato. Hanno suonato in festival dando il ricavato in beneficenza ed hanno anche trasformato il loro studio di registrazione, The Booga Basement, in una casa per giovani rifugiati Haitiani, a testimonianza del loro profuso impegno sociale e politico, tipico di chi ama l’Hip Hop.

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Grafica a cura di Manuèl Di Pasquale.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire