Timbaland si racconta sulle pagine di Rolling Stone svelando anche una precedente dipendenza che lo ha quasi portato alla morte.

Timbaland è da circa un decennio a questa parte uno dei produttori più affermati e richiesti sul panorama internazionale. Molti suoi classici, così come molte sue hit che spesso sposano contaminazioni e suoni differenti da quelli strettamente Hip-Hop o comunque concerni alla musica black, sono ancora oggi ritenuti dei totem culturali. Per capire di chi stiamo parlando basterà citare qualche brano da lui prodotto come l’intramontabile “Dirty Off Shoulder” di Jay Z o “She’s A..” di Missy Elliot. La sua è stata una carriera senza ombra di dubbio fenomenale ma che, come è capitato a molti, è stata spesso intervallata da ombre cupe che difficilmente riescono a percepirsi sotto i riflettori ma soltanto fuori da questi.

In un interessante intervista rilasciata qualche giorno fa a Rolling Stone lo stesso Timbaland ha rivelato che la sua vita non è sempre stata tutta rose e fiori. Il producer di Norfolk ha affermato di esser stato vicino ad un overdose di Oxycontin circa tre anni fa, descritti dallo stesso come tra i più difficili della sua vita, nei quali il suo matrimonio era naufragato così come il resto della sua vita: “Le pillole mi aiutavano a non sentire niente, dormivo tutto il giorno”. E continua con l’inquietante sensazione da lui provata nel momento in cui sentiva di star rischiando grosso: “Tutto ciò che posso dirti è che vedevo una luce fioca.. In quel momento mi mancava il respiro come se fossi sott’acqua. Avevo la necessità di cambiare perchè ho visto bene la fine che avrei fatto se non fossi cambiato”. L’Ossicodone è un antidolorifico estremamente potente, appartenente alla stessa classe della morfina. La dipendenza da questo costituisce un serio problema medico e sociale con i suoi effetti elusivi che lo rendono un soppressore di emozioni.

È interessante come Timbaland abbia deciso di rendere pubblico e quindi di sensibilizzare il tema delle droghe in un periodo nel quale queste fanno da padrone alla maggior parte degli argomenti dei così detti “drug dealers“, ovvero i giovani artisti che si stanno introducendo nella scena accomunati dallo stesso identico vizio della dipendenza. Un caso molto recente è stato quello del giovane Lil Peep, vittima di overdose a soli 21 anni. È corretto sottolineare, però, come questa problematica non sia soltanto dei giovani ma anche dei più grandi artisti, del passato e del presente, come successe a Prince, icona della black music. Purtroppo la vena artistica coincide spesso con qualche tipo di mancanza che nel tempo viene provata a colmare con delle sostanze. Molti artisti del mondo dell’hip hop e non solo hanno dichiarato di farne spesso uso nel processo creativo sdoganando il tema in tante canzoni ed in tante interviste. Il punto è che le conseguenze, per quanto percepibili, non saranno mai realmente quantificabili se non a fatto avvenuto. Ne è una dimostrazione di ciò un altro storico producer, Scott Storch, che nei primi anni duemila faceva pagare uno dei suoi beat anche 2.000.0000 di dollari ma che per via delle dipendenze è stato più volte costretto a toccare il fondo vivendo nella miseria. Così come SchoolBoy Q, straordinario liricista, che ha raccontato molte volte nei suoi brani quanto sia difficile uscire da una dipendenza ma soprattutto cosa significhi esserci dentro. Nel suo caso, la nascita di una figlia lo ha salvato da una morte certa e siamo contenti di constatare ancora una volta come le soluzioni possano trovarsi nelle cose più semplici e non dentro farmaci potenzialmente fatali. 

In ogni caso, Timbaland ha affermato di aver superato il periodo nero nel quale si trovava e da essere da un bel po’ di tempo a lavoro sulla direzione artistica di Ski Mask The Slump God, giovane artista di cui ne segue il processo creativo e che, speriamo, possa essergli da monito nel NON seguire determinate strade. Consigli che anche molti rapper nostrani dovrebbero iniziare a prendere in considerazione.  

Fonte: Rolling Stone

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Ho 21 anni e mi nutro quotidianamente di questa musica. Preferisco gli autori profondi a quelli superficiali e sono fermamente convinto che il rap possa veramente tirare fuori le persone dalla m*rda.