Dura Lex sed Lex – Analisi sul libro di Chicoria

Chicoria

Il viaggio di Armando Chicoria nella grande bellezza

Parlare di un libro come “Dura Lex 2” non è semplice, perché comporta confrontarsi non solo con il testo ma anche con le proprie opinioni personali in materia di legalità. L’universo umano creato da Chicoria presenta, infatti, tanti aspetti controversi, se da una parte si vede il lato più crudo e spietato della vita di strada, dall’altra parte non mancano i momenti nei quali questa via viene più dipinta come come una vera e propria scuola. Questi due aspetti rimangono in perenne equilibrio, momenti “alla trainspotting” sono bilanciati da altri più gradevoli e scherzosi.

Armando a.k.a. Chicoria, racconta in modo semplice e spontaneo, senza giri di parole (come d’altra parte è anche la sua musica) una serie di sue esperienza personali – non tutto quello che potrebbe perché come dice lui stesso, rischierebbe di creare problemi ad alcuni suoi amici – ma abbastanza per rendere il suo secondo scritto un pugno nello stomaco. Diversi capitoli sono carichi della sofferenza del proprio autore che, ad anni di distanza, ripensa al passato e ne tira le somme per raccontare ciò che ha visto e ricavarne degli insegnamenti per se stesso in primis, ma anche per i lettori. Nel raccontare la sua storia, infatti, Chicoria vuole in qualche modo istruire i più giovani sulla via della legalità, mostrando al suo pubblico – composto soprattutto da ragazzi giovani – le conseguenze delle scelte sbagliate che ha compiuto lui e coloro che ha frequentato negli anni. Le pagine che riguardano storie come quella di Alberto o di Valeria sono (da punti di vista diversi) l’esempio lampante di tutto questo discorso: è difficile immaginare e pensare a storie del genere, perché sembrano sempre ulteriori rispetto alla realtà della classe media Italiana che ne viene a conoscenza solo attraverso l’occhio filtrato dalla TV. Sentirne parlare con una tale chiarezza lascia, se non esterrefatti, quanto meno stupiti.

Dura Lex 2

La realtà romana che viene descritta in “Dura Lex 2” è ben lontana dall’idea di bellezza che le viene spesso associata: tutti i fasti della storia sono messi da parte a favore della descrizione di un paesaggio urbano a limiti della disumanità. Le persone nascono, crescono e muoiono senza che nessuno se ne renda conto, tra l’indifferenza del grande pubblico che vive in una dimensione parallela rispetto a quella che è il cuore del libro. Quell’umanità allo sbando, consumata dai vizi e soprattutto dalla droga che viene presentata dall’autore come un dato di fatto, come una condizione mentale: tutto ruota intorno alla droga nella metropoli, nell’accezione sia di vita e che di morte. La dimensione dello spaccio è osservata da diversi punti di vista, da quello del venditore e da quello del consumatore. Il ruolo del venditore, in particolare, assume un dimensione lavorativa a tutti gli effetti: la ripetizione dei gesti, il luogo fisso di ritrovo, il continuo contatto con i clienti, i problemi legati sia alla polizia ma anche all’ambiente cittadino, sono tutti elementi che mettono lo spaccio sotto una luce diversa. La microcriminalità è, in qualche modo, vista con un punto di vista inedito, soprattutto per quanto riguarda questa sua forma routinaria che alla lunga diventa una gabbia.

Da una parte il libro è costellato di drammi e di storie molto pesanti, dall’altro non manca l’ironia da parte dell’autore nel raccontarne altre (tutto il dialogo finale con l’amico va in questa direzione). Particolarmente divertenti sono tutti quegli aneddoti legati al periodo di Regina Coeli, in cui si destreggiava nella scrittura di poesie su commissione per i carcerati o nella realizzazione di disegni, sia per occupare il tempo ma anche per ottenere sigarette e viveri. Da queste storie emerge una forte solidarietà tra carcerati che spesso creano legami che vanno poi ben oltre la fine del periodo detentivo. Un altro elemento interessante – ma questo è più un tema trasversale – riguarda le skills che una persona acquisisce facendo questa vita. Molto piacevole è l’aneddoto del tavolo da spostare per esempio. Ciò che però più colpisce in “Dura Lex 2” è la percezione nei confronti del mondo, un certo tipo di vita la ribalta e con essa il modo di interfacciarsi con le persone, viste spesso come un pollo da spennare da chi è in grado di farlo.

Ultima grande tematica affrontata in modo trasversale è la completa sfiducia nello stato e nelle istituzioni, assenti ingiustificati in alcuni casi e particolarmente dure sono le parole che riguardano lo stato delle carceri.

Armando non risparmia critiche a nessuno e decide di essere tagliente e spietato nei confronti di tutte quelle persone che ne hanno complicato l’esistenza ulteriormente. “Dura Lex 2“, una lettura consigliata a tutti, un punto di vista fresco e crudo su una quotidianità che spesso viene messa da parte.