Un nuovo modo per fare il rap di strada

Originario di Prà-Palmaro,  Alessandro, in arte Vaz Tè, ha iniziato ad esportare/creare da circa un annetto un nuovo sottogenere musicale da solo.  Attraverso un processo di conscious della cultura e delle sonorità appartenenti al “drill”, l’artista è diventato il precursore italiano di questa subcultura, nonché uno dei membri del risultato di tutto ciò, ovvero il movimento Drilliguria.

Piccolo riassunto: il drill è un sottogenere del rap che nasce nell’area urbana di Chicago, caratterizzato dalle tematiche più violente e cupe dello street rap. Ispiratosi a questa corrente culturale, Vaz Tè  sta prendendo le tracce più celebri e influenti  dal genere, facendone dei remix e premendo maggiormente sull’aspetto della comunità e dell’aggregazione rispetto all’argomento della violenza.

Quel che si nota, appunto, è come il fenomeno  di Chicago sia stato adattato alle esigenze del contesto e reso a misura d’uomo, o meglio, di ragazzo. Perché le immagini che trasmettono le  barre di Vaz Tè sono riferite ad azioni di normale quotidianità di un ragazzo nato in quartiere, zona residenziale o popolare che sia.

“Mi sa che perderò il 110 e lode
Beh, sì, che sfiga ma è finita
Sai cosa, no?
Dopo mille storie
L’anno scorso ero lì ma è finita
È finita, finita
Ti ho battuto a Fifa, è finita”

In questo ritornello, presente nella sua ultima traccia “E’ finita RMX” uscita a settembre, sono appunto presenti rimandi a scene di vita dell’adolescente italiano. Ed è qui la rivoluzione concettuale dell’artista:  non  è tanto l’aver portato a conoscenza il drill in Italia (anche se allargare gli orizzonti non fa mai male), quanto l’aver creato un immagine completamente opposta a quella che si vede e influenza oggi l’ascoltatore del rap. Vaz Tè un assoluto capostipite di questa wave.

In un momento nel quale, gli argomenti proposti sono essenzialmente l’ostentazione di oggetti e situazioni che la maggior parte della gente non puo’ permettersi/vivere, Vaz Tè ci sta metricamente esponendo di come quest’anno abbia smesso di andare all’università e di come, molto probabilmente, in una partita a Fifa ti farebbe il culo.

Chicken Point, Bowling, panche del quartiere di zona, sono le fotografie che descrivono l’estetica ben precisa del rapper coerentemente con quanto sopra descritto. E con la consapevolezza di chi sa cosa vuole mostrare e sa come avvicinarsi al tipico ragazzo di quartiere,  quale sarebbe mai potuto essere l’ultimo riferimento tematico del personaggio?

L’artista utilizza, nelle proprie barre, frequenti riferimenti all’ambiente calcistico, dimostrando una certa passione che sembra quasi andare oltre al personaggio.

“Roba che ho ancora negli occhi come le giocate di Antonio (Cassano)”

Anche in questo filone tematico è fondamentale far notare come l’aspetto calcistico sia affrontato non dal punto di vista del primavera intento a sfondare con la palla tra i piedi, bensì del giovane della zona che passa il week-end tra schedine e fantacalcio, guardando i talenti da un televisore. Una situazione decisamente più comune e originalmente semplice,  nonché la ricetta del nuovo modo di fare il rap di strada.

Prendo l’X della Lazio
Passo con il diciotto, fra’, non mi ricordo già un cazzo
Sogno vie di fuga laterali dentro il palazzo
Prendo il due dello Shakthar
L’over due e mezzo del Classico in Spagna
Domani cerco un vero lavoretto
E da sabato in poi anche una brava ragazza”

Commenti
Universitario di giorno e editore nelle pause pranzo, ho deciso di mettere la mia ossessione per il rap a servizio di chi vuole approfondire questa folle e straordinaria cultura. Prediligo i bassi distorti e l'autotune su qualsiasi flusso di parole.