Guida a uno dei lavori più intellettuali di Guè

L’anno è il 2005. Guè Pequeño ha pubblicato un solo album con i Club Dogo, “Mi Fist“, e il mixtape “PMC vs Club Dogo”, quando esce “Hashishinz sound vol.1“, EP prodotto da Deleterio. Probabilmente sentiva l’esigenza di condurre un discorso più personale rispetto a quanto gli fosse possibile dovendo scrivere testi in collaborazione con Jake la Furia. Il prodotto di questa libertà è affascinante e originale, in cui Guè riflette sulla sua identità di liricista, approfondendo idee già mostrate in precedenza e arricchendole con ulteriori suggestioni.

Disclaimer: tratterò le canzoni Piombo a tempo, Amore/odio e Trafficanti di sogni come parti di un discorso organico, in cui temi simili vengono sviluppati in modi peculiari. Le canzoni Che nessuno si muova e Boss! saranno trattate in singole sezioni.

Alterità e solitudine

L’idea che emerge con più forza nel disco è quella della distanza: non tanto come collocazione fisica (che pure è espressa) ma una distanza di tipo esistenziale. Non è una novità. Il punto di partenza è l’alter ego che Guè Pequeño sottende a molte canzoni di “Mi fist” e del mixtape con la PMC del 2004. Se avete in mente canzoni come Indecifrabili, La stanza dei fantasmi o Non confonderti saprete di cosa parlo: un personaggio che si bea della sua diversità e pretesa superiorità dall’ascoltatore o da un ipotetico altro MC (anche oggi non sembra diventato più umile…).

Si tratta di una particolarità del Guercio da sempre: se di solito i rapper dipingono se stessi cercando di conciliare i concetti di “sono uno come te” e “sono il migliore, ce l’ho fatta con la musica e quindi ostento le mie conquiste”, Guè ha sempre dimostrato scarso interesse per il primo, ponendo l’accento sul secondo. In questo EP vediamo il trend confermarsi e arricchirsi di maggiori sfumature.

Tutto questo è evidente in Piombo a tempo. Guè si presenta come un intellettuale dotato di una visione maggiore rispetto all'”uomo della strada” e più disincantata di un comune borghese. “Ricerco il bene in strade torbide” e “un mix tra un letterato e un pappa” denotano l’attrazione per vizi e piaceri propri del mondo criminale e una coscienza e una morale ad essi superiore. Un io che, nella ribellione alla società ipocrita e conformista rivendica una presa di coscienza data da un superiore spessore intellettuale (“infondo il verso con la mente così arrivo a molti”; “studio pagine: se conosci cambi il mondo”). Questo fa si che non si senta fratello di nessuno: se mai leader, quando incita l’ascoltatore nel ritornello a unirsi a lui nel suo intento sovversivo.

Il fantasma della conoscenza

Piombo a tempo fa pensare che sia possibile, grazie allo studio e al coraggio, riuscire a comprendere la realtà e la società, così da poterle cambiare. Una visione che porta all’azione, in una realtà in cui Guè Pequeño è l’unico che riesca in tale impresa. Tuttavia il fatto che questa azione sia condotta per mezzo di armi e violenza la dice lunga su quanto possa la cultura nella realtà. Nella traccia numero 2 dell’EP, Amore/odio, la possibilità stessa di una visione lucida viene negata. L’oggetto stavolta non è la società con le sue dinamiche di potere, ma una donna.

L’identità del primo altro personaggio del disco è di difficile definizione. Probabilmente non esiste una ragazza come è descritta nella canzone e che abbia una simile relazione con Guè Pequeño (posto che la voce che dice io in un testo artistico non è mai l’autore in carne ed ossa, ma una sua proiezione), anzi è probabile che non esista affatto. Né che si tratti di un’allegoria di un’idea astratta. Quello che è interessante è come Guè si relaziona a un Altro al quale attribuisce dignità pari alla sua: già questo è importante, e non serve che ricordi perché (o forse si?). Lui, che nella traccia precedente è l’eroe della lucidità e della comprensione, appare ora incapace di trovare un senso alla realtà, ridotto a spettatore passivo. Qualche esempio:

“Non saprò mai se mi pensi o se menti”

“Medusa
se vuoi puoi lasciarmi di pietra dentro una stanza chiusa”

“Non riesco a trattenerti
non posso averti
ti sogno ad occhi aperti
i miei orizzonti incerti”

Appare chiaro dal vistoso campo semantico della negazione sopra citato come questa donna diventi emblema del fallimento. Fallimento della comunicazione, della comprensione, che allargando il campo diventa conoscenza, e di conseguenza impossibilità di realizzare i propri desideri.

Il rapporto di Guè Pequeño con la conoscenza viene ulteriormente esplorato in Trafficanti di sogni, pezzo nel quale convivono posizioni opposte. La prima strofa riprende il discorso di Amore/odio per mezzo del raffinato riferimento a re Salomone: il Saggio per antonomasia “punta in fronte il cannone“, evocando in un attimo una realtà della quale è impossibile trovare una chiave di lettura, soggetta alla violenza e all’arbitrio di chi la esercita: “non c’è dialogo tra me e il Signore“. La seconda strofa si apre con un radicale cambio di registro: è presentato un altrove utopico, popolato da “pensatori arabi e cinesi”, dediti a meditazione e studio degli astri (l’astronomia è da sempre considerata un’occupazione intellettuale alta, avendo come oggetto quanto più grande, lontano ed eterno possa essere osservato).

Con tale scena, il Guercio pare pacificarsi e rassicurare sé stesso e noi che è giusto e utile tendere alla conoscenza, intesa come capacità di leggere il cosmo e ritrovarne le regole in ogni cosa; l’esito di questa conquistata visione armonica è una “musica inaudita“, espressione dal sapore dantesco che realizza benissimo il significato dell’impresa. Questa pacificazione verrà messa in dubbio dalla chiusa della canzone, ma rimane interessante almeno come ipotesi da parte dell’autore.

Il suono

Piccola parentesi. La bellezza di questo EP non è solo nella finezza delle liriche, ma anche nel suo suono coinvolgente. Gran parte del merito è di Deleterio: il beatmaker italo-angolano fa un lavoro eccellente, utilizzando una vasta selezione di timbri, senza però esagerare, lasciando a Guè molta libertà sul piano metrico. Il Guercio dimostra la sua versatilità sotto questo aspetto, alternando un flow ora serrato, ora leggero e veloce, ora disteso, senza mai apparire a disagio. La sua abilità è certificata dall’ottimo risultato raggiunto dalle due versioni di Amore/Odio, la prima su base di Deleterio, più ritmata ed ‘esotica’, la seconda prodotta da Don Joe, dai suoni freddi. Il risultato è un sound complesso e accattivante, che oggi, a più di 10 anni di distanza, suona ancora fresco.

L’altro mondo

Un altro motivo ricorrente nel disco è quello, frequente nel rap, della droga e dello stato alterato di coscienza. Un tema che viene declinato in ogni pezzo dell’EP, con valenze diverse.

In Boss! la droga viene ostentata al pari della violenza, come un simbolo coerente con l’immaginario malavitoso così seducente per la Dogo Gang. Il consumo di droga viene ostentato anche in Piombo a tempo, con l’aggiunta di una denuncia all’istituzione, organica al discorso del pezzo: “mi disgusta la proposta nostra dose personale: 0,1 0,5 loro droga sociale”  alla quale aggiunge un’amara constatazione: “costretto a far da sponsor per la narcomafia“. Breve e incisivo.

In Amore/odio Guè attribuisce alla protagonista la facoltà di sconvolgerlo al pari del fiore di loto, che dai tempi di Ulisse causa l’amnesia.

La storia raccontata in Che nessuno si muova ha nella cocaina uno dei suoi nuclei tematici principali, tanto da essere la causa dell’azione.

Trafficanti di sogni è senza dubbio però il pezzo in cui, a partire dal titolo, il tema è affrontato più diffusamente. La prima strofa è esemplificativa in tal senso: il rapporto con la sostanza è teatralizzato nel momento in cui essa stessa si personifica e offre i suoi mirabolanti effetti a Guè.

“ha pillole di ogni forma e colore
per farmi palpitare il cuore
e per scordarmi dell’orrore
esperienze extracorporee
per avvicinarmi al dio creatore”

Appare chiaro come la droga abbia insieme il ruolo di palliativo che attutisca la condizione negativa, un rifugio temporaneo dal mondo assurdo, incomprensibile e violento che ci è stato mostrato in precedenza. Nella seconda strofa la prospettiva cambia: le sostanze (“radici colte su monti scoscesi“) fanno parte del quadro di apparente realizzazione del sogno di conoscenza e pace che viene delineato. Un rapporto complesso e stratificato, dunque, che spazia da visione altra e fuga dal mondo a via per la conoscenza — prima auspicata e poi realizzata.

L’altro mondo II

Dicevamo: fuga dal mondo. Il motivo dell’Altrove si specchia con grande frequenza in quello delle droghe, come due facce della stessa medaglia. Abbiamo visto come la seconda strofa di Trafficanti di sogni sia fondata sul concetto di altrove: un luogo che è l’esatto opposto della realtà ostile di ogni giorno.

Lo stesso tema permea Amore/odio. La base prepara il terreno con ritmo e timbri esotici a un testo in cui l’idea di lontananza è centrale. Lontananza temporale: un passato nel quale i protagonisti condividevano momenti felici (uno ieri che nella mente del narratore si attualizza: “nei tuoi occhi mi immergo in profondo scuba“); ma soprattutto lontananza geografica. Lo scenario si apre in mezzo ai palazzi, poi l’inquadratura si sposta: apprendiamo che Guè ha attraversato i sette mari, poi compare una spiaggia, fino all’iperbole finale:

“satelliti non ancora scoperti
dove vorrei portarti”

L’estremizzazione del concetto ci parla del senso che l’altrove assume in questa canzone. I due sono uniti dalla medesima condizione di sradicati e cercano in altrove veri o immaginari un senso che, lì dove sono, non c’è. Un altrove che è ricerca, desiderio e che non si sa nemmeno cosa sia: esattamente come la protagonista.

La scrittura d’avorio di Guè

Dato il gran numero di piccole e grandi gemme stilistiche di cui l’EP è uno scrigno, mi limiterò a citarle in modo sparso, commentandole brevemente.

In Amore/odio Guè Pequeño mette il suo talento immaginifico al servizio di concetti immateriali come lontananza, solitudine e desiderio, dando vita a un’atmosfera sospesa e sfumata. A tal proposito citiamo alcune delle barre più emblematiche che tratteggiano la figura femminile: “il sole illumina la tua figura. Io ne ricalco l’ombra per fissarla sulla sabbia ma ho paura che la rabbia di un’onda la renda insicura e ti porti via con lei in maniera duratura“. Le caratteristiche inquadrature di Guè stavolta contengono elementi naturali, tradizionali: cielo bianco, nuvole veloci, sole, sabbia, ombra, onda. Le idee portanti evidenziate all’inizio e alla fine del pezzo (“camminare solo e pensarti” – “ti sogno ad occhi aperti“) si specchiano in una ringkomposizion.

Boss! è una canzone fatta di punchline e qualche rima ricercata, come decine di altre della stessa maniera. Include Marracash e Jake la Furia, autori di strofe ben fatte. Suona ancora fresca e vale la pena di essere ascoltata, ma impallidisce al cospetto degli altri pezzi dell’EP.

Che nessuno si muova è un esercizio di stile ben riuscito, ma privo di contenuti rilevanti. Questo ne fa una canzone di alto valore solo formale, e non lirico — il che, in una canzone rap, va benissimo. Il pezzo è uno storytelling, sottogenere che in Italia ha storicamente faticato ad affermarsi, quindi onore al merito. Chiaro il tributo al cinema gangster, con tanto di cast: il mio preferito è “il tristemente noto Vincenzo da via Anfossi alias Pappa Vinz alias Enz Benz alias Lo Spazzaneve“. La raffinatezza della strofa di Guè Pequeño è nell’uso di eufemismi e modi di dire alternativi, uno stile lieve che contrasta con la concretezza grave di Vincenzo.

La conclusione di Trafficanti di sogni è un folgorante, e merita un’analisi.

“La vita celeste non esiste
felicità terrena chiedo dov’è
risposte scuotono le teste
forse è dentro, interiore, non è qui e ora
e vogliono narcotizzarmi e farmi le interiora”

Siamo subito dopo la “musica inaudita“, all’apice della beatitudine, ma tutto questo implode in un battito di palpebre. I ‘saggi’ squarciano il velo di Maya: l’aldilà non esiste, come non esiste la felicità terrena. Il protagonista capisce che essa non sta nella mondo materiale ma in quello spirituale. A questo punto tutto è chiaro: i saggi, che l’hanno aiutato ad ampliare la conoscenza, in realtà non sono filosofi, ma freddi materialisti, trafficanti di organi. Il registro, sublime un istante fa, è d’un tratto basso e concreto. L’effetto di ‘strappo nel cielo di carta’ che fa crollare tutto il mondo creato dal testo fino a qui e gli dà un senso totalmente diverso ricorda quello di Memento. Questa è maestria.

Andata e ritorno

Condensato negli ultimi due versi c’è tutto il sugo della storia. La verità, che è un tutt’uno con la felicità, che in Piombo a tempo sembrava a portata di mano, in Amore/odio irraggiungibile e nella prima strofa di Trafficanti di sogni inesistente, ora riappare. Riappare incerta, come intuizione: se c’è, non sta nel mondo, ma dentro di noi. Non tutti sono in grado di vederla: il nostro eroe vi riesce, altri (i trafficanti) che hanno provato con gli stessi mezzi hanno fallito e si sono trasformati in bugiardi, criminali che vendono sogni alle loro vittime per drogarli e rubargli gli organi. È l’ultimo fotogramma: li vediamo bestialmente chinati a rovistare nel ventre di qualcuno. Se la chiave è cercare la felicità dentro, loro hanno inteso alla lettera.

Bonus track: le perle

Relaxxx (cit.). E’ il momento dei versi più memorabili dei Commenti memorabili. Per rendere il tutto più interattivo ho inserito un intruso: sta a voi scegliere quale barra non merita di stare in questa selezione:

“Scrivo col sangue in pagine d’avorio
le metto in rima col flow di Neruda
le dita sulla pelle nuda
nei tuoi occhi mi immergo in profondo scuba

il tuo respiro la notte crea sette note
io ci rimo sopra se il tuo cuore pulsa e percuote”
(Amore/odio)

“G Pequeño disegno immagini vivide
interferire è finire in tragedia come Euripide
brindo con le Baccanti a fare strofe siete in tanti
ma solo le mie 16 hanno una M davanti”
(Piombo a tempo)

“Li ho di fronte
devo fargli fronte
miro in fronte
gli prenoto crociere esclusive con Caronte”
(Che nessuno si muova)

“Fratelli presi dallo smazzo, persi
fra salvezza e illusione un riscatto in ballo
che ti rende freddo come un serramanico sotto collo”
(Trafficanti di sogni)

Artwork by: Marco Ferramosca

Commenti
Mi chiamo Michele, nato e cresciuto a Monza, suono la chitarra e ascolto rap da quando avevo 16 anni. Appassionato di letteratura dal liceo, ho intrapreso gli studi di lettere. adesso ho 22 anni e sono convinto che il rap sia una forma di espressione artistica come la letteratura, ma con beats che spaccano in aggiunta. Scrivo qui per condividere questa mia passione.